Jim Jarmusch, vincitore del leone d'oro a venezia 82 con Father Mother sister brother, fotografato da Stephanie Cornfield
Jim Jarmusch nella lente di Stephanie Cornfield. Credits: Stephanie Cornfield

Venezia 82 – Father Mother Sister Brother, tutte le famiglie adulte

//
8 minuti di lettura

Arrivati ormai al quinto giorno dell’82a Mostra del cinema di Venezia, si iniziano a notare i temi comuni e le questioni su cui i cineasti contemporanei stanno focalizzandosi. La visione di Father Mother Sister Brother, ultima opera del regista statunitense più punk, Jim Jarmusch – per la prima volta della sua carriera in Concorso al Lido -, conferma quanto il tema della famiglia e del suo disgregamento sia centrale in questa annata veneziana. L’abbiamo già visto nel rapporto di distaccata stima tra padre e figlia ne La Grazia di Sorrentino, nel declino dello status in No Other Choice di Park e nell’assenza parentale di Jay Kelly di Baumbach.
Con Father Mother Sister Brother, Jim Jarmusch si aggiudica il Leone d’Oro all’82esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’Oro a Venezia 82, in uno scatto di Stephanie Cornfield.
Credits: Stephanie Cornfield

Father Mother Sister Brother, distribuito da Lucky Red, arriverà in sale italiane prossimamente.

Father Mother Sister Brother, storie di ordinari imbarazzi familiari

Father Mother Sister Brother, un'inquadratura del film di Jim Jarmusch presentato a Venezia 82, in concorso. Nell'immagine u uomo (Tom Waits) si trova all'esterno di una casa e osserva qualcosa fuori campo

Father Mother Sister Brother è un film antologico costruito su tre storie, tutte legate da elementi narrativi ricorrenti: al centro dei tre segmenti, infatti, vi sono momenti in cui i membri di una famiglia si rincontrano dopo tanto tempo in cui non si vedevano. Ciò che cambia tra le tre storie sono l’ambientazione e i protagonisti: la prima storia (Father) è ambientata negli Stati Uniti e vede per protagonisti Adam Driver, Mayim Bialik e Tom Waits; la seconda (Mother) ha luogo in Irlanda con protagoniste Charlotte Rampling, Vicky Krieps e Cate Blanchett; l’ultima, infine, si svolge a Parigi con al centro Indya Moore e Luka Sabbat.

In questi tre spaccati di ordinaria vita familiare viene ritratta da Jim Jarmusch nei suoi piccoli imbarazzi, quelli che naturalmente si creano durante le visite a membri della famiglia che non vediamo spesso, coi quali non c’è un vero dialogo che superi i banali convenevoli che riempiono il silenzio. Questo sentore attraversa tutte e tre le storie – le prime due, gemelle e speculari, colgono la difficoltà di dialogo tra genitori ormai anziani e figli adulti con vite ormai autonome e indipendenti; l’ultima storia, quella più d’impatto, racconta invece con puntualità l’esperienza della perdita recente, dell’assenza di figure genitoriali nella vita adulta.

Tale senso di comunanza si percepisce nel film anche da una piccola serie di dettagli che ricorrono in tutte e tre le situazioni – le foto di famiglia, un inaspettato Rolex al polso, l’accidentale vestiario simile dei diversi membri della famiglia, la battuta “and Bob’s your uncle!” che viene ripetuta per rompere il silenzio che si fa sempre più pesante, l’incontro con skater che vagano liberi per strada. Dettagli che accomunano le tre famiglie diverse, tra loro lontane nello spazio ma tra le quali si inserisce un’identità evidente.

Se Tolstoij diceva che “Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo1, Jarmusch invece pare dirci che tutte le famiglie adulte lo sono allo stesso modo – imbarazzate, riservate, malinconiche e, a modo loro, affettuose. Jarmusch con Father Mother Sister Brother riesce a cogliere questi piccoli momenti di malinconia con grande efficacia e humor, restituendo con tali dettagli e piccoli momenti di delicatezza uno spaccato realistico di cosa voglia dire vivere in una famiglia – senza idealizzazioni né estremismi, con pacatezza e una leggera malinconia.

Father Mother Sister Brother, un sequel spirituale di Coffee and Cigarettes

Father Mother Sister Brother, il film presentato in concorso a Venezia 82 e diretto da Jim Jarmusch. Qui un frame del film con una coppia seduta a terra. L'uomo, un giovane con i rasta che indossa una maglia bianca, e la donna (Indya Moore), con un top rosso e i capelli rasati, stanno aprendo una busta da lettere.

Se si è familiari con il lavoro di Jarmusch, sarà molto facile notare come Father Mother Sister Brother sia debitore di una delle pellicole più famose e amate del suo corpus, ovvero Coffee and Cigarettes – l’unica altra pellicola del regista, guarda caso, presentata al Lido, Fuori concorso nel 2003. Dalla struttura antologica e le sue regole interne fino a diretti omaggi visivi (le inquadrature in plongèe della tavola su cui si consuma il caffè o il the che accompagna l’incontro richiama quelle del già citato film), Jarmusch recupera e riadatta una struttura collaudata e amata ad un tema col quale ben si sposa tematicamente ed emotivamente.

L’elemento di maggiore distanza tra le due opere, a ben vedere, è il taglio estetico scelto da Jarmusch: Coffee and Cigarettes ben si allinea con lo stile riconoscibilissimo delle opere dell’autore risalenti agli anni ’80 e ’90 – bold come direbbero oltre oceano, con un bianco e nero marcato; Father Mother Sister Brother, invece, si accosta alle opere più recenti dell’autore punk, con uno stile visivo minimale e molto plain, caratterizzato anche dall’assenza quasi totale di musica – non fosse per brevi intermezzi tra una storyline e un’altra in cui Spooky di Dusty Spriengfield e These Days di Nico risuonano nelle casse della sala.

Uno stile che, per quanto visivamente molto lontano dal Jarmusch cui siamo tradizionalmente abituati, si coniuga con la sensazione di lieve malinconia e imbarazzo che l’opera cerca di restituire allo spettatore. Ma al netto di tale differenza, proprio in questo richiamo così diretto a un altro suo lavoro si può forse riscontrare il limite maggiore di Father Mother Sister Brother: similarmente a quello che succedeva con No Other Choice di Park Chan-wook, infatti, l’opera di Jarmusch pare non aggiungere molto all’importante carriera del regista.

Caratterizzato da una prevalenza delle emozioni di lieve malinconia e ironia, Father Mother Sister Brother non sarà dunque l’opera più innovativa e incisiva di Jim Jarmusch, ma rimane una collezione di istantanee familiari fatta di piccoli dettagli, di imbarazzi e di delicatezza nel cogliere le sfaccettature più ignorate della quotidianità umana, restituite con grande intelligenza emotiva e sensibilità difficili da rinnegare e impossibili da resistere.


Seguici su InstagramFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

  1. Tolstoij, Lev, Anna Karenina. Einaudi, 2016, trad. di Claudia Zonghetti ↩︎

Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.