Si avvicina l’estate ed è corsa a prenotare le vacanze nei posti più belli d’Italia e non. Chi cerca nuovi turisti lo fa con pubblicità altisonanti, piene di colori e sapori, foto magari ritoccate con Photoshop per nascondere eventuali difetti, e magari facendo anche ricorso all’endorsement di personaggi famosi che pare siano rimasti soddisfatti delle loro vacanze nella ridente località di mare che vi viene proposta (ma occhio alle truffe con l’IA). Tutto, insomma, in funzione di promettere l’estate più bella dell’anno.
Immaginate, però, che questo tipo di pubblicità arrivi da Widow’s Bay, un’isola remota nel New England, terra dei Padri Pellegrini, di Stephen King e Edgar Allan Poe, descritta come la nuova Martha’s Vineyard, piena di locali dove la gente può stare in riva al mare a lavorare gustandosi un caffè o un cocktail, ma che in realtà nasconde segreti inquietanti sul suo passato. L’isola dà il nome all’omonima serie Apple TV, ideata da Katie Dippold, già nota al grande pubblico per aver sceneggiato il reboot del 2016 di Ghostbusters e per essere ideatrice di Parks and Recreation.
La trama di Widow’s Bay
Widow’s Bay ha per protagonista Tom Loftis, interpretato da Matthew Rhys, neo-sindaco della località fittizia del New England. Loftis è vedovo – le cause vere della morte della moglie, inizialmente complicazioni da parto, si riveleranno verso la fine della serie – e vive con il figlio adolescente Evan, con il quale non ha un ottimo rapporto. Anche a lavoro le cose si mettono male: Tom vuole rendere Widow’s Bay un’ambita meta turistica al punto da aver invitato un giornalista del New York Times per parlarne in un suo articolo, ma la popolazione locale, fra una rete wi-fi assente, strade dissestate e superstizioni, non perde occasione di andare contro il primo cittadino.

La superstizione è soprattutto quella che rende il clima di Widow’s Bay asfittico e invivibile. Secondo leggende locali, chi vive a Widow’s Bay è destinato a restarci per sempre, e chi prova ad allontanarsi muore. Oltre a questo, con l’avvicinarsi della stagione estiva, vari fenomeni paranormali si susseguono sull’isola: blackout, streghe marine, funghi allucinogeni che ci fanno stringere patti con il diavolo, tempeste e l’apparizione di vecchie leggende come l’uomo nero e quella del fondatore dell’isola Richard Warren rendono la vita a Loftis e alla sua comunità veramente difficile.
Con un misto di brivido e ironia, Tom Loftis e i suoi aiutanti – l’assistente Patricia, il marinaio e matto del villaggio Wyck, la scontrosa impiegata Rosemary e lo sceriffo Clemmons – dovranno fare di tutto per portare un po’ di pace a un’isola tormentata da anni da presunte maledizioni per renderla finalmente un posto appetibile per i turisti – una nuova Martha’s Vineyard, appunto – dove chiunque può trascorrere in serenità le proprie vacanze.
Widow’s Bay, un successo grazie al passaparola
La particolarità di Widow’s Bay è il fatto di essere andata in onda ad aprile passando subito in sordina, ma grazie al passaparola degli spettatori è cominciata sempre più a diventare un fenomeno televisivo virale al punto che Apple è stata in un certo senso costretta a rinnovarla per una seconda stagione. La serie, inoltre, ha addirittura ricevuto il supporto di Guillermo del Toro, che in un post su X l’ha definita nel seguente modo:
Il segreto, quindi, dell’inaspettato successo di Widow’s Bay è il virtuosismo narrativo dell’horror a cui Del Toro fa riferimento. La serie ideata da Katie Dippold, che si ispira alla sua fascinazione per le case disabitate nel New Jersey quando ci andava in vacanza durante l’infanzia, dimostra come il genere horror possa ancora dire la sua attraverso nuove contaminazioni, che qui attingono al comedy e al racconto folkloristico, contaminazione già tentata da What We Do in the Shadows.

Widow’s Bay, dunque, è capace di fare horror senza necessariamente ricorrere al sangue e a scene di eccessiva violenza creando una storia che usa il genere dell’orrore per parlare d’altro. Fra i temi trattati figurano, ad esempio, l’influenza e la suggestione che una determinata comunità subisce attraverso la manipolazione della verità e il rapporto difficile fra il turismo di massa e le tradizioni e usanze di un luogo.
Le influenze di Widow’s Bay e il suo uso parodistico
Parlando delle influenze di Widow’s Bay, c’è chi, come Corinne Corci su Vogue Italia, l’ha paragonata a Twin Peaks. Nel suo articolo, Corci infatti sostiene che per entrambe le serie «il luogo [è] il vero protagonista della storia» e «ciò che conta davvero è infatti il ritratto corale della comunità, dei suoi abitanti, delle loro vite, dei drammi, dei segreti che nascondono». Sembra, quindi, che Widow’s Bay sia l’erede naturale della serie di David Lynch, sebbene sia più accessibile rispetto a Twin Peaks.

Il racconto di Widow’s Bay infatti si fa sempre più corale: oltre a Loftis, al suo rapporto con Evan e alla verità attorno alla scomparsa di sua moglie Lauren, abbiamo infatti altre storie che l’isola fittizia del New England non vuole che vengano dimenticate. Abbiamo, ad esempio, Patricia alle prese con l’essere esclusa dalle sue vecchie compagne di scuola, Wyck e il suo trauma giovanile, ma soprattutto la vicenda di Richard Warren e sua moglie Sarah.
Katie Dippold riesce a mandare avanti queste storie anche attraverso l’uso parodistico della vecchia tradizione horror. Evidenti sono i richiami a The Ring, It, il già citato Twin Peaks, Paranormal Activity, Halloween e Lo squalo. Tutti questi riferimenti sono da un lato usati con l’intento di strappare un sorriso agli spettatori e rendere la storia narrata più divertente, e dall’altro prendono in giro le suggestioni e le superstizioni che controllano la comunità di Widow’s Bay.

A prescindere dall’intento parodistico, tutte queste storie che vengono raccontate e portate avanti sullo schermo non sono altro che un monito che il paese di Widow’s Bay lancia ai suoi cittadini e a chi l’amministra: potete benissimo nascondere la verità attorno alla comunità, ma non potete fuggire per sempre da questi segreti. I segreti di Widow’s Bay sono parte integrante dell’isola e della sua comunità, e sono tradizioni che non devono essere cancellate.
Un turismo da brividi
L’aspetto interessante che si ricollega alla questione del turismo di massa è il modo in cui i personaggi agiscono di fronte all’orrore. Il modo goffo e imbarazzato con cui Tom Loftis e Patricia si comportano di fronte a certi fenomeni paranormali lascia intendere come sia difficile per loro tenere sotto controllo la verità attorno alla propria comunità: più Tom minimizza i rischi dei blackout e le suggestioni create dai funghi allucinogeni che pare siano alla base della maledizione che attanaglia l’isola, più Widow’s Bay reclama la sua voce e il suo posto.

Tom Loftis infatti imparerà a poco a poco ad accettare la verità di Widow’s Bay. Non imparerà tanto a credere nelle superstizioni e maledizioni che avvolgono Widow’s Bay, quanto a farle proprie per rilanciare l’isola. Loftis arriverà a comprendere quanto siano fondamentali per l’isola al punto che, invece di provare a cancellarle, le ingloberà nell’isola stessa poiché parte integrante della sua identità.
Tutto ciò che accade in Widow’s Bay non è altro che una critica parodistica al turismo di massa, che omologa ai gusti del turista medio le mete turistiche rendendole anonimi non-luoghi. Questa serie TV non è altro che un monito a proteggere il patrimonio culturale di una realtà e paradossalmente anche le sue superstizioni e i suoi pettegolezzi contro la logica consumistica di sfruttamento del territorio che, privando della propria identità i luoghi, ne può disporre a suo piacimento per mandare avanti i propri interessi.
Benvenuti nella “ridente” Widow’s Bay
Se siete stufi delle solite vacanze monotone fra spiaggia e movida e volete qualcosa da brivido, visitare – e vedere – Widow’s Bay è ciò che renderà la vostra estate indimenticabile. La serie TV ideata da Katie Dippold raccoglie consensi sempre più crescenti per la sua capacità di proporre una storia horror adatta a tutti, che fa paura ma allo stesso tempo strappa un sorriso e ci fa riflettere.
La storia della località fittizia del New England è quella di una comunità ancorata alle sue superstizioni e leggende, ma allo stesso tempo è quella di un luogo che cerca in tutti i modi di difendersi dal turismo di massa facendo delle sue bislacche tradizioni un punto di forza per essere apprezzata dai turisti mantenendo ciò che la rende unica.
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