Cuore Selvaggio

Cuore Selvaggio (1990): il Lynch più passionale e travolgente

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È la settimana del Festival di Cannes, che avrà inizio martedì 13 maggio: in occasione dei 35 anni dall’uscita, torna in evento speciale nei cinema quel Cuore Selvaggio che proprio a Cannes valse la Palma d’Oro a David Lynch nel 1990. Riscopriamo insieme il film che forse è tra i meno lynchani in senso stretto, ma che è allo stesso tempo l’espressione più pura e potente del suo lato meno “pubblicizzato” rispetto a quello più cervellotico: l’amore e la passione per la vita, in un road movie che segue due incontenibili Nicolas Cage e Laura Dern in fuga attraverso gli Stati Uniti.
Dal 12 al 14 maggio nelle sale!

Cuore Selvaggio, in fuga attraverso l’America più folle

Sailor Ripley (Nicolas Cage) e Lula Fortune (Laura Dern) sono due giovani profondamente innamorati. Uscito di prigione dopo un omicidio per legittima difesa, Sailor fugge con Lula attraverso gli Stati Uniti, braccati dalla madre di lei, Marietta (Diane Ladd), che ingaggia una serie di individui sempre più disturbanti per separarli. Mossi dalla loro ardente passione e dalla ricerca della libertà, Sailor e Lula attraverseranno infinite strade nel cuore dell’America più rurale, visioni allucinate e sogni ad occhi aperti, passando da Elvis a Il Mago di Oz e fuggendo da sadici psicopatici come l’inquietante Bobby Perù (Willem Dafoe).

Cuore Selvaggio è tratto dall’omonimo romanzo pulp di Barry Gifford, ma Lynch rimaneggiò personalmente la storia, eliminando molte sottotrame ed inserendo nuovi elementi come la profonda ispirazione al Il Mago di Oz. Il film fu così completato in pochi mesi, con un budget non elevato, e presentato in concorso al 43° Festival di Cannes del 1990.
Alla più importante rassegna cinematografica europea, Cuore Selvaggio trionfò in pieno aggiudicandosi la Palma d’Oro per il miglior film, ma come spesso accadde con i lavori di David Lynch, l’accoglienza fu a dir poco divisa: il film fu fischiato dal pubblico a Cannes e negli Stati Uniti i pareri furono piuttosto misti, fra critica e box office, per la sua struttura atipica e particolare.

Cuore Selvaggio: Laura Dern e Nicolas Cage

Anche in questo caso, però, il tempo ha fatto la sua parte, e Cuore Selvaggio è stato rivalutato fino a diventare un cult amatissimo.

L’amore secondo David Lynch in Cuore Selvaggio

Si è abituati a pensare a David Lynch come ad un regista criptico, cervellotico, di film oscuri e di difficile lettura. Per quanto ciò sia indubbiamente vero, così facendo si tende a lasciare in disparte un suo lato altrettanto importante, che è quello dell’artista istrionico a 360°, estremamente innamorato della vita e delle sue rappresentazioni. Per questo motivo Cuore Selvaggio può sembrare a prima vista meno lynchano rispetto ad uno Strade Perdute o un Mulholland Drive – e per questo forse è anche meno pubblicizzato nella sua filmografia – ma lo è invece profondamente e a modo proprio, rappresentando questo aspetto più luminoso.

Cuore Selvaggio: Laura Dern e Nicolas Cage

Ciò non significa che in Cuore Selvaggio sia tutto rose e fiori. Lynch sfrutta una struttura narrativa apparentemente semplice come quella del road movie per raccontare un viaggio allucinato ed esagerato, dove realtà, sogno ed incubo si mescolano superando i loro sottilissimi confini e ogni incontro sulla strada è una discesa più profonda nell’abisso: l’America più rurale, sporca, grottesca, decadente, lontana dalle luci sfavillanti della città e fatta di roulotte, motel sgangherati, personaggi psicopatici e tanta violenza.

Lo stesso amore tra Sailor e Luna non è il classico da cartolina: è sensuale, febbrile, impulsivo, a tratti infantile, ma anche disperatamente autentico. I due protagonisti si vogliono ardentemente, si afferrano, si aggrappano l’uno all’altra come due naufraghi in una tempesta.

Lynch racconta questo amore con uno sguardo al tempo stesso romantico e crudele. I suoi protagonisti vivono in una bolla fatta di rock’n’roll e sigarette, dove ogni carezza sembra sul punto di diventare una ferita. Lula, segnata da un passato di abusi e da una madre tossica, cerca rifugio nella forza animalesca di Sailor, che a sua volta vede in lei una purezza ed una redenzione che lui non ha. Il loro amore diventa quindi quasi una realtà parallela ed ideale in cui rifugiarsi per sfuggire ad un mondo marcio e violento.

Cuore Selvaggio: Nicolas Cage

Cuore Selvaggio è pieno di richiami a Il Mago di Oz — il personaggio della Fata Buona (proprio la Sheryl Lee che diventerà poi Laura Palmer, ironicamente), la strada dorata, il ritorno a casa — attraverso una lente onirica e distorta: una favola psichedelica e deviata, ma che nonostante tutti i mostri che bisogna affrontare, crede ancora nel lieto fine per chi ha davvero il cuore abbastanza selvaggio da inseguire i propri sogni, consapevole del rischio di venire consumato da essi.

Cuore Selvaggio, la Palma d’Oro silenziosa

Cuore Selvaggio alterna momenti di lirismo improvviso a esplosioni di violenza pulp, in un montaggio spesso frammentario e ipnotico. Lynch gioca con i contrasti: colori caldi e saturi si scontrano con ambientazioni squallide, la musica del fedelissimo Angelo Badalamenti ed Elvis si mescola a rumori metallici, mentre i dialoghi oscillano tra il surreale e l’intimo. L’effetto è volutamente straniante, sempre in bilico sulla dimensione onirica tanto cara al regista del Montana.

Nicolas Cage e Laura Dern sono l’anima ardente di Cuore Selvaggio: iconico lui, con la passione per Elvis e la giacca pitonata, incontenibile lei, alla seconda collaborazione con Lynch dopo Velluto Blu e avviata a diventare una delle sue muse. I personaggi di contorno non sono da meno: pretoriani di Lynch come Harry Dean Stanton e Jack Nance, o il volto inconfondibile di quell’Isabella Rossellini anche lei di ritorno da Velluto Blu.

Cuore Selvaggio: Laura Dern

Mattatore assoluto è però il Bobby Peru di un Willem Dafoe mai così inquietante: pervertito, viscido, con denti finti e un ghigno spettrale, che incarna il male più fisico e incontrollabile ed è protagonista di una scena di abuso su Lula che è tra le più disturbanti mai girate da Lynch, pur senza coinvolgere violenza fisica in senso stretto. Tutti i personaggi di contorno sono volutamente esagerati e sopra le righe, come componenti di una grande allucinazione collettiva.

Lynch riporta in Cuore Selvaggio molte delle sue tematiche più ricorrenti: il doppio, il desiderio come forza distruttiva, il confine sfumato tra ciò che è visto e ciò che è sognato. L’America che racconta è quella nascosta sotto le luci delle riviste patinate, altro grande topos della sua filmografia: quella più brutale e di provincia, un paesaggio mentale popolato da traumi, violenza, repressione e finti sorrisi – la stessa che vediamo in Velluto Blu, Twin Peaks, Fuoco Cammina con Me.

Cuore Selvaggio non è il primo film a cui si pensa parlando di Lynch, né il più amato. Ma è un film libero, emotivo e viscerale, in cui il regista si lascia andare ad un’energia selvaggia, ancora lontana dai riflettori hollywoodiani di Mulholland Drive o dalle riflessioni metanarrative di Inland Empire.
In occasione del primo Festival di Cannes dalla scomparsa di David Lynch, è doveroso recuperare, o riscoprire, questa pulsante favola moderna.

Cuore Selvaggio: Willem Dafoe

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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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