Tra i nomi più attesi di questa 83ª Mostra del Cinema di Venezia, insieme ai vari Boyle, Herzog e Tsukamoto, il premio Oscar Martin McDonagh torna, a quattro anni da Gli Spiriti dell’Isola, con Wild Horse Nine, che già si prospetta tra i titoli di punta del palmarès (e della prossima stagione dei premi). Di nuovo su un’isola, ma ben più lontana dell’amata Irlanda: il fedelissimo Sam Rockwell e un incontenibile John Malkovich stavolta volano direttamente dall’altra parte del mondo, sull’Isola di Pasqua, in una brillante e agrodolce action-comedy che mescola risate e riflessioni sul passare del tempo.
Wild Horse Nine uscirà nelle sale italiane il 5 novembre 2026 distribuito da The Walt Disney Company Italia/Searchlight Pictures.
Wild Horse Nine: gli spiriti dell’Isola (di Pasqua)

Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) partono da Santiago alla volta dell’Isola di Pasqua, dove sono di stanza insieme al loro capo e responsabile dell’ufficio, MJ (Steve Buscemi). Tra le iconiche statue dell’isola, mentre i due partner di lunga data si confrontano con il proprio passato oscuro e le cospirazioni del presente, il legame appena creatosi tra Chris e un paio di studentesse ribelli (Mariana Di Girolamo e Ailín Salas) minaccia di mandare all’aria il viaggio di ciascuno di loro in questo remoto paradiso.
McDonagh firma anche la sceneggiatura e ricrea la premiata ditta con Searchlight Pictures, Blueprint Pictures e Film4, dopo i successi di critica e pubblico di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e Gli Spiriti dell’Isola. Il legame di Wild Horse Nine con l’Isola di Pasqua – Rapa Nui, nome indigeno a più riprese ricordato ai due agenti nel film – origina più di dieci anni fa, quando McDonagh vi si recò per un sopralluogo per possibili riprese.
Rapa Nui rimase profondamente impressa al regista britannico, e quando si presentò la possibilità di scrivere una storia di spionaggio dedicata al coinvolgimento statunitense in Cile (interesse originato dalla canzone Washington Bullets dei The Clash, da lui ascoltata per la prima volta da adolescente), McDonagh aveva già la location perfetta.
L’Isola di Pasqua è protagonista tanto quanto i volti che la attraversano: gli scenari mozzafiato, i cavalli selvaggi al pascolo, le praterie verdi e le scogliere a picco (che non possono non ricordare proprio l’Irlanda) fanno da contraltare perfetto ai due stralunati protagonisti, che dopo una carriera di sotterfugi, complotti e violenza vi trovano una pace tanto inaspettata quanto insperata.
La coppia irresistibile di Wild Horse Nine

In questa cornice da cartolina si muovono i due strampalati figuri, fulcro e cuore pulsante di Wild Horse Nine: Chris e Lee. Due agenti veterani, uno ancora attivo e l’altro al tramonto della propria carriera: uomini-ombra dalla più che dubbia moralità, eppure impossibili da odiare. Merito della scrittura tagliente di McDonagh, che li fa muovere tra continui botta e risposta al vetriolo come nel miglior Arma Letale, e soprattutto della chimica irresistibile tra Sam Rockwell e John Malkovich.
Rockwell prosegue il proficuo sodalizio con McDonagh interpretando un esasperato Lee, agente esperto e frustrato da una vita in quei servizi segreti che lo usano ancora come balia di un uomo a fine corsa, di cui è però anche spalla di avventure vissute battibeccando come una coppia di anziani sposi (o come i Colm e Pàdraic de Gli Spiriti dell’Isola), e che è soprattutto il suo migliore amico.
Vero mattatore è indubbiamente proprio il Chris di John Malkovich. L’attore 73enne è eccezionale nel portare in scena un uomo sgradevole, caotico, che ha contribuito a rovesciare governi, sostituire capi di Stato ed espandere l’influenza degli USA nel mondo – ed è esattamente quello che sta per fare anche al Cile delle due studentesse – e a riuscire a farglisi affezionare lo stesso grazie ad un perfetto mix di umorismo e malinconia, cinismo e rimorso.
Un personaggio, Chris, al pari di Lee, estremamente grigio, che per larga parte non fa nulla per essere considerato tra i buoni, e per questo estremamente umano nella sua vulnerabilità. E che vince comunque i cuori del pubblico in un finale ad alto tasso emotivo, che si spera possa lanciare Malkovich verso la prossima stagione dei premi.
Ciliegina sulla torta è Steve Buscemi nei panni di MJ, il capo della CIA di stanza in Cile (che ricorda più il suo Nucky in Boardwalk Empire) che con il suo talento comico è il perfetto corrispettivo di Lee e Chris. Menzione d’onore anche per la Monica di Mariana Di Girolamo, che proprio con Chris stringe un inusuale ed inaspettato legame che sarà motore della redenzione del vecchio agente.
Wild Horse Nine, le risate più amare

Dal trailer Wild Horse Nine potrebbe sembrare un action-comedy-thriller di stampo più classico, ironico e ricco di azione, e questa parte sicuramente non manca. Il grande merito del film, però, è di bilanciare alla perfezione l’atmosfera scanzonata e un’inattesa componente agrodolce che prende piede dalla seconda metà in poi. Mentre l’azione viene centellinata e riservata a pochi, specifici momenti, con l’incedere dei minuti Wild Horse Nine diventa una riflessione malinconica sull’avanzare dell’età, l’avvicinarsi alla fine e l’eredità che si vuole lasciare.
Una vita di inganni e cospirazioni si può redimere con un’ultima buona azione? Lee e Chris riflettono sulle proprie carriere e sul potere che hanno scelto di servire, e in Monica e Alicia trovano lo specchio di ciò che forse erano, o che avrebbero voluto essere. McDonagh ci accompagna delicatamente attraverso le memorie di Chris, con il quale ci interroghiamo sul significato delle nostre azioni quando si va a tirare una linea alla fine, e su come approcciarvisi quando sarà il momento.
Wild Horse Nine entra quindi di diritto nella rosa dei migliori di questo inizio di Festival, e già tra i più interessanti in ottica del gran finale.
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