Rebecca Ferguson in una scena del nuovo tesissimo thriller mozzafiato di Kathryn Bigelow, A House of Dynamite, in Concorso a Venezia 82

Venezia 82 – A House of Dynamite, non siamo pronti ad esplodere

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5 minuti di lettura

A otto anni dal suo ultimo film Detroit, la due volte premio Oscar Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa per A House of Dynamite, in Concorso alla 82a Mostra del Cinema di Venezia (e su Netflix dal 24 ottobre 2025). Un thriller mozzafiato che riflette sul destino di un mondo pronto a esplodere. Il cast comprende tra gli altri Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Anthony Ramos.

A House of Dynamite, non se, quando

Gabriel Basso in una scena del film A House of Dynamite diretto da Kathryn Bigelow e in Concorso a Venezia 82, sulla minaccia nucleare ormai imminente

Il mondo è una bomba ad orologeria, e pur sapendolo tutti ci vivono in pace. I politici, gli eserciti, le persone comuni. Consapevoli vanno a lavoro, mandano i figli a scuola, progettano un futuro che potrebbe sparire da un momento all’altro. Finché non ci si sente in pericolo va tutto bene, ma quando questo arriva nessuno è pronto per affrontarlo.

In A House of Dynamite un missile dalla provenienza sconosciuta sta per colpire gli Stati Uniti. Inizia così un thriller che mostra la stessa storia da tre punti di vista diversi, dove tensione e paura eclissano la speranza, e ad ogni minuto che passa l’unico obiettivo è quello di limitare i danni ormai inevitabili.

“Non se, quando.” pronuncia la tagline del film. Questa è l’unica affermazione necessaria – minaccia e avvertimento allo stesso tempo – in un mondo saturo di armi pronte per ogni evenienza difensiva, politica, narcisistica. E il popolo di tutto il mondo inerme continua a vivere la sua vita in una casa imbottita di dinamite (da cui il titolo A House of Dynamite).

La tensione statica di A House of Dynamite

Anthony Ramos in una scena del nuovo thriller tesissimo di Kathryn Bigelow, A House of Dynamite, in Concorso a Venezia 82

Kathryn Bigelow è una maestra nella costruzione della tensione, lo dimostra attraverso le musiche (qui di Volker Bertelmann) e al montaggio serrato di Kirk Baxter, riuscendo a rendere adrenalinico e tesissimo un film ambientato in poche stanze, con personaggi immobilizzati dalla paura, o che dialogano tra loro in videochiamata. È un film dove si cerca la speranza su degli schermi, un film di attese infinite, dove il countdown procede inesorabile e i personaggi quasi auspicano che questo termini il prima possibile.

A spezzare la tensione claustrofobica ci pensa la struttura a episodi, dove ognuna delle tre diverse visioni fa ricominciare da capo la storia – quindi il countdown. Una ripetizione necessaria ma stancante. Forse è questo il “difetto” narrativo di A House of Dynamite, una struttura dinamica che sterza all’improvviso, e si ripropone, e si ripropone ancora. Ma è anche questo il senso dell’opera: una miccia che si accende e si spegne ripetutamente nel momento clou. Non è necessario vedere Chicago in fiamme, basta immaginarla.

A House of Dynamite deve far parlare di sé

A House of Dynamite è il nuovo thriller mozzafiato di Kathryn Bigelow in Concorso a Venezia 82 e su Netflix dal 24 ottobre 2025 sulla minaccia nucleare ormai imminente

Diverse nazioni possiedono armi nucleari sufficienti a porre fine alla civiltà in pochi minuti. Eppure c’è una sorta di intorpidimento collettivo – una silenziosa normalizzazione dell’impensabile.
Come possiamo chiamare tutto questo “difesa” quando l’inevitabile risultato è la distruzione totale? Volevo fare un film che affrontasse questo paradosso, che esplorasse la follia di un mondo che vive all’ombra costante dell’annientamento, eppure ne parla raramente.

Le parole di Kathryn Bigelow (e il film in sé) spiegano quanto sia importante trattare questo tema proprio in questo momento, utilizzando l’empatia insita nel cinema per trasmettere preoccupazione e paura. A House of Dynamite è una pellicola che deve arrivare nelle case di tutti, e si spera possa avere la giusta risonanza in sala e su Netflix – la piattaforma streaming più mainstream e dai contenuti virali in circolazione. Indipendentemente dai gusti cinematografici, questo è un film che deve raggiungere più persone possibili.

In un mondo fatto di conflitti, guerre e genocidi, il destino di tanti è nelle mani di pochi. Pochi folli che giocano con il fuoco, con le vite di popoli interi. Come Charlie Chaplin gioca con il mappamondo ne Il grande dittatore, come Luca Marinelli gioca con le granate in M – Il figlio del secolo.

La quantità di armi nucleari presenti sul nostro pianeta ci dà una risposta: la storia non ci ha insegnato niente.


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Classe 1997, appassionato di cinema di ogni genere e provenienza, autoriale, popolare e di ogni periodo storico. Sono del parere che nel cinema esista l'oggettività così come la soggettività, per cui scelgo sempre un approccio pacifico verso chi ha pareri diversi dai miei, e anzi, sono più interessato ad ascoltare un parere differente che uno affine al mio.

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