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Il segreto di Andor si chiama struttura: perché la serie di Star Wars funziona meglio delle precedenti

5 minuti di lettura

Torniamo nel mondo di Star Wars in punta di piedi. Andor ci riporta nella galassia lontana lontana dopo la cocente delusione di Obi-wan Kenobi. La Serie TV precedente viveva purtroppo della sola luce di Ewan McGregor e tutti i buoni presupposti dei primi due episodi venivano annullati dalla fretta di dover adattare una storia in soli sei episodi senza la volontà di fondare un impianto televisivo di rilievo.

Andor Star Wars NPC Magazine

La maggior colpa delle precedente serie Disney Plus è di avere la struttura di un film allungato, che male si adatta alla serialità. Tony Gilroy, che aveva già lavorato a Star Wars sceneggiando Rouge one – A Star Wars Story, sovverte il format, strutturando Andor in archi di 3 episodi, per un totale di dodici capitoli.

I primi tre episodi di Andor, disponibili dal 21 settembre su Disney Plus, sono un esempio della nuova struttura di Gilroy. Insieme vanno a creare un vero e proprio film, con i tempi gusti e un arco narrativo che inizia in un punto e conduce altrove.

Andor Star Wars NPC Magazine

Ambientata cinque anni prima degli eventi di Rogue One: A Star Wars Story, Andor segue la spia ribelle Cassian Andor durante gli anni della formazione dell’Alleanza Ribelle per contrastare il potere dell’Impero Galattico. Scopriremo come è entrato in contatto con la ribellione, le sue origini e come poi è finito nella missione raccontata in Rogue One: A Star Wars Story.

Guardando Andor non si può non notare la differenza di prospettiva che si ha rispetto a serie come Obi-wan Kenobi e The Book of Boba Fett. Siamo di fronte a una side story. Ed è questo che Andor ha in comune con The Mandalorian. Sono due sguardi su angoli della galassia che non abbiamo mai visto. Ma se con The Mandalorian, nonostante la distanza dalla saga originale, si intuiva subito la direzione e la voglia di riportarti in quell’atmosfera, con Andor siamo più dalle parti di Visions, per la forza immaginifica che ha per la voglia di esplorare diversi angoli e culture della galassia.

Una boccata d’aria dopo la ridondanza delle location delle serie precedenti, legate sempre agli stessi pianeti a tal punto da restituire un universo piatto.

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Le prime tre puntate di Andor riescono ad appassionare. Nonostante il ritmo pacato, la narrazione procede concentrandosi sui personaggi, sui rapporti umani e sulle intenzioni che li muovono. La finezza della scrittura la si comprende per il tempo che la serie dedica, attraverso i primi due episodi, a costruire i presupposti che porteranno al crescendo finale. Andor emoziona e ci avvicina a personaggi sconosciuti.

Andor non è ancora il soldato che vediamo in Rogue one e questo percorso ci serve a capire come è entrato nella ribellione e come passerà dall’essere un semplice ladro a un formidabile agente segreto. Stellan Skarsgrd ruba la scena con i pochi minuti che ha a disposizione nel terzo episodio. È un grande attore e lo dimostra la sua intensità, dimostrando fede nel progetto. Degna di nota anche la prova di Fiona Shaw, per i più la zia Petunia di Harry Potter. Esploreremo il suo personaggio come quelle di Andor nelle due linee temporali che lo show racconta.

Il comparto tecnico di Andor è eccelso, con una colonna sonora che entra nei momenti giusti e una fotografia oscura e cyberpunk, che può ricordare Blade Runner. La ricostruzione scenografica riesce ad essere viva, forse anche perché questa è l’unica serie che non si serve della tecnologia stagecraft ma ricostruisce le varie location che mostra. Uno sguardo altrove, che riprende le cose migliori di The Mandalorian e Visions e le incastona in una storia che procede con pazienza e che ci porterà a Rouge one – A Star Wars story. Forse stavolta ci siamo davvero, che la forza sia con noi!


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