Friends

(Ri)guardare Friends è sempre una buona idea

Nel 1994 il duo americano dei Rembrandts firma la colonna sonora di Friends, la sitcom della NBC (disponibile su Netflix) consolidatasi su un arco di dieci stagioni e 236 episodi, fino al 2004. Così I’ll Be There For You non è solo una sigla, ma il motto distintivo e significante di un’icona della serialità televisiva.

Tutto inizia da un concept semplice: sei amici che si destreggiano nella quotidianità di New York a suon di gag, tra appartamenti, ristoranti, uffici e l’immancabile caffetteria. Il Central Perk è un rifugio vintage, dove un divano e una tazza di caffè diventano lo spunto di una narrazione votata all’intrattenimento. Ma Friends non è solo una cornice di bei faccini al servizio della comicità.

La SerieTV mostra infatti la crescita e la maturazione di un gruppo di amici, dalla spensieratezza dei venticinque anni all’avvento dei trenta. Tra rocambolesche avventure metropolitane, la consapevolezza emotiva cerca una sua stabilità con un lavoro e una famiglia.

Non tutti i personaggi però sono uguali e, nonostante riflettano gli archetipi della sitcom, ognuno porta con sé una carrellata di eventi imprevedibili nella loro prevedibilità. Friends è emozione, immedesimazione, sorpresa e coinvolgimento appassionato.

Ogni episodio traina il successivo in un binge watching famelico che vive dei suoi caratteristici protagonisti. Conosciamoli meglio.

Rachel Green meets Ragazze a Beverly Hills

Friends Rachel

Tagli di capelli inconfondibili e uno stile invidiabile incorniciano il personaggio di Rachel, interpretata dall’eterna Jennifer Aninston. Ricca di famiglia e in fuga alla Julia Roberts dal suo matrimonio, la frizzante paladina della moda approda disorientata al Central Perk. La accoglie l’amica del liceo, Monica, mentre Ross si crogiola in un innamoramento compulsivo dagli albori della High School. Svincolata dalla corona della sua eredità familiare, Rachel deve fare i conti con una nuova vita da coinquilina, tra lavanderie a gettoni e il temibile affitto di fine mese.

Incapace di fare qualsiasi cosa di pratico, l’erede di Ragazze a Beverly Hills trova lentamente la sua strada, fino ad approdare tra le braccia della catena d’abbigliamento Ralph Lauren. La sua crescita evolve dunque in una maturità sorprendente, alla ricerca di una propria indipendenza. Certo, Rachel è sempre preda della fascinazione maschile, innamorata dell’idea dell’amore. Ma la sua simpatia dirompente smorza quella verve sbarazzina da latin lover che la connota.

How You Doin’ Joey Tribbiani?

Friends Joey

Di sangue italiano e con una famiglia numerosa composta da sole donne, Joey, interpretato da Matt Le Blanc, è il bambolotto dal cuore d’oro. I suoi credo sono il ciboJoey Doesn’t Share Food – e le donne, conquistate con la celebre frase How You Doin’?”, intessuti in una gentilezza d’animo che lo rende il perfetto migliore amico.

Su Joey si può sempre contare , anche se la sua natura ingenua e involontariamente pasticciona lo tratteggia come un elemento inaffidabile.

Sogna di fare l’attore, dai primi manifesti pubblicitari su imbarazzanti problemi intimi, a pubblicità sul miglior modo per bere un cartone di latte, fino al successo come Dr. Drake Ramoray nella soap opera The Days Of Our Life. Qui riposa la sua studiata collezione di sguardi ed espressioni attoriali, con la ferma consapevolezza che non sia necessario studiare per recitare.

Il suo migliore amico è Chandler, coinquilino con cui è indebitato fino al collo, ma che ama come un fratello. Le loro gag delle prime stagioni sono indubbiamente uno dei lati più comici della serie. In quanto al vero amore, beh, questa è un’altra storia.

Phoebe Buffay alias Regina Phalange

Friends Phoebe

Lunghi capelli biondi, anelli alle dita e l’anima svagata di una libertina vagabonda. Phoebe, interpretata da Lisa Kudrow, mescola lo stile chiromantico di Stevie Nicks alla chitarra malinconica di Joni Mitchell. Una piccola stella senza cielo, come la canterebbe Ligabue, in una Manhattan dei balocchi e che, quando vuole, si presenta agli sconosciuti come Regina Phalange. Phoebe è orfana di madre e con un patrigno in prigione, ha un’unica sorella gemella, Ursula, che la odia, e ha sempre vissuto di vagabondaggi per la strada come una figlia di Woodstock.

Lei è l’anima hippie della compagnia, vegetariana, con un lavoro latitante da massaggiatrice terapeuta e una passione per canzoni controverse alla chitarra, tra cui l’iconica Smelly Cat. Gli accordi, si sa, li decide lei. Perché la sua vita non risponde a regole e la sua libertà è il valore più importante.

Non ha mai trovato rifugio in una storia romantica anche se, prossima ai trenta, desidera costruire una famiglia e regolarizzare le sue abitudini. Phoebe fa pasticci, ci fa ridere e arrabbiare, ma vive con una nonchalance invidiabile.

OH. MY. GOD. Chandler Bing

Friends Chandler

Ed eccolo Chandler, nell’interpretazione disincantata di Mattew Perry. Lui è l’allampanato bonaccione della compagnia, dagli occhi azzurri e il sorriso mieloso, incorniciato da un immancabile cinismo. Non importa quale sia il contesto: una battutina sarcastica è sempre garantita, accompagnata alle sue movenze facciali e a inconfondibili balletti della vittoria – Joaquin Phoenix in Joker l’ha copiato? Chandler è l’amico della porta accanto.

Di certo non è un asso con le donne, tuttavia basta un suo dolce sorriso per innamorarsene, anche a costo di rimanere ingabbiato tra le grinfie di Janice e del suo “OH.MY.GOD”.

Quello che sappiamo per certo è che nessuno dei suoi amici sa che lavoro fa. Probabile analista finanziario, nel mezzo del cammin della sua vita, il nostro yuppie in giacca e cravatta capisce che quella non è la sua strada. Odia il Giorno del Ringraziamento, rovinato dal padre che, da piccolo confessò alla famiglia di essere omosessuale e ora è una drag queen.

Ma Chandler è una certezza quotidiana, con l’immancabile quotidiano sotto braccio, la risposta pronta e un vizio mai sopito che ogni tanto riaffiora: la sigaretta.

Per Monica Geller la perfezione è un hobby

Friends Monica

Sorella di Ross e mamma di Friends, Monica, interpretata da Courteney Cox, vive di un’adolescenza passata nell’obesità, tra gare di abbuffata e merendine nascoste per la casa. I suoi genitori hanno sempre preferito Ross e questo l’ha portata, con la maturità, a diventare la donna perfetta. Brillante chef di un noto ristorante di Manhattan, compulsiva amante della pulizia e inguaribile detentrice di ogni vittoria nella compagnia, Monica ama primeggiare.

Ma la sua energia catalizzante non è l’unico motore della sua personalità, dato che la morettina dagli occhi azzurri è letteralmente la consigliera della porta di fronte. Tutti i personaggi sono ospiti fissi del suo appartamento, un punto di ritrovo, complice accompagnatore del Central Perk. Monica è una donna senza paure, ma fragile emotivamente, che però è sempre di supporto agli amici, soprattutto alle scapestrate Phoebe e Rachel, che tiene in riga come sorelle minori.

Con l’impellente desiderio di maternità, Monica scrive la consapevolezza di tutti e state pur certi che qualunque sfida, lei l’accetterà.

Ross Geller… e altre storie di dinosauri, scimmiette e divorzi

Friends Ross

“Geology Rocks. Questo il motto di un piccolo Ross, interpretato da David Schwimmer, quando sognava di diventare scienziato e che da grande è diventato un paleontologo, parola che nessuno degli amici sa pronunciare con esattezza. Così basta dire che “Ross lavora con i dinosauri” e tutti sono contenti, a parte Ross. Il sapientino della compagnia, fratello di Monica, svetta nel suo metro e novanta con aria impacciata, ma bonaria. La sua goffaggine, intrisa della rete pittoresca di eventi in cui si trova sempre coinvolto – come la sua amicizia domestica con una scimmietta – è la sua perla caratteriale.

Oggetto di ludibrio per i suoi divorzi, Ross è l’amico affidabile, permaloso e a tratti fumantino, che però amiamo per la sua dolcezza e ingenuità emotiva. Quando si impunta non c’è ragione che tenga e a volte tale difetto lo rende insopportabile. Tuttavia una cosa è certa: la sua saggezza lo connota come un punto di riferimento per qualunque consiglio.

Rimarrà negli annali della serialità televisiva il suo travestimento da Armadillo a Natale, giusto per ricordare al figlio Ben – interpretato da un giovanissimo Cole Sprouse – l’importanza di Hanukkah e della tradizione famigliare ebraica.

Friends: eterni punti di forza

Friends personaggi

Friends deve la sua longevità a un solido settaggio di fondamenta narrative. E da questo punto di vista la sitcom nasce già con un’intelaiatura predefinita: 20 minuti circa a episodio, cerchia ristretta e stabile di protagonisti, azione e luogo rasenti all’unità teatrale. Questo permette di caricare l’enfasi su punti di forza comici d’effetto. Primo tra tutti il meccanismo dell’equivoco e del fraintendimento. Si tratta della celebre corsa del telefono senza fili, dove il messaggio originario non corrisponde mai a quello finale. Così si innesca una sequenza di eventi disastrosi e irrimediabilmente comici.

Poi entra in gioco il linguaggio corporeo, perché il cinema muto di Charlie Chaplin e Buster Keaton ci ha insegnato che la comicità è silente. Basta uno scambio di sguardi, un ammiccamento, un balletto e il dado è tratto. Ma questo aspetto funziona laddove i personaggi sono canonizzati e figli di una collezione di eventi prevedibili. Così sappiamo che Joey non rinuncerà a mangiare qualcosa, che Chandler si auto-intrappolerà in un groviglio di problemi e che Phoebe… beh Phoebe farà qualcosa alla Phoebe.

Insomma, una chiara architettura di aspettative caratteriali rassicura su un preciso comportamento in ogni situazione.

Friends: una realtà immersiva, ma figlia del suo tempo

Friends Central Perk

John Lennon diceva che: “La vita è quello che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti”. E così si percepisce la quotidianità di Friends, dove il tempo della storia passa mentre lo spettatore rimane incollato allo schermo. In un batter d’occhio i nostri protagonisti hanno un computer, un cellulare, vivono in un proprio appartamento e sognano un figlio.

Gli anni Novanta lentamente incedono lungo le festività che ci ricordano il passare del tempo: Natale, Capodanno, La Festa del Ringraziamento, i compleanni. E lì dimora l’immedesimazione, nella consapevolezza che il tempo passa anche per i personaggi sullo schermo.

A risvegliare la logica immersiva compaiono però le celebrities. Attori protagonisti dei Nineties che affiorano in camei nelle vesti più iconiche. Da Julia Roberts a Gary Oldman, da Bruce Willis a Brad Pitt, la loro presenza è fulminea: a volte rimangono per più episodi, ma lo spettatore sa, in cuor suo, che la loro è solo una comparsa d’eccezione e che in breve torneranno alle loro vite, estranee alle quattro pareti dell’appartamento cardine di Monica.

L’idillio si spezza poi nella percezione di una realtà anacronistica: laddove Friends setta le basi di sitcom come How I Met Your Mother e New Girl, rimane imbrigliata in una fissità stereotipica. I suoi personaggi svelano una complessità psicologica di fondo, corazzata però da maschere da Commedia dell’Arte. Così a volte, battutine sessiste e omofobe proiettano Friends in un limbo narrativo che oggi sarebbe percepito diversamente.

Tuttavia, è importante ricordare come ogni opera sia figlia del suo tempo e il settaggio incorniciato dalla madre delle sitcom ha tracciato un’eredità evolutasi nella serialità con maggiore consapevolezza.

La realtà chiaroscurale di Friends riposa quindi in una comicità senza tempo, letta tra passato e presente in modi differenti, ma garante di una fidelizzazione eterna.


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