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La Cosa è l’archetipo di The Hateful Eight? Due cult a confronto

15 minuti di lettura

Sono trascorsi quarant’anni dall’uscita del film La cosa diretto da John Carpenter nel 1982, uno dei vertici artistici del geniale regista americano. Da tempo egli sognava di realizzare il remake di uno dei film della sua infanzia: La cosa da un altro mondo di Howard Hawks del 1951, tratto a sua volta dall’omonimo racconto di John W. Campbell del 1938.

Il film del 1951 è importante per Carpenter e per la sua formazione, tanto da inserirlo anche in una scena di Halloween – La notte delle streghe (1978) come cameo proiettato alla tv. Per questo egli accetta subito la proposta dei produttori che, tra le altre cose, gli mettono a disposizione uno dei budget più elevati della sua carriera.

La cosa – Non un semplice remake

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Il film del 1982 non si limita a ripetere le vicende del suo predecessore attraverso mezzi più moderni, tutt’altro. Carpenter fa suo il materiale narrativo e realizza un capolavoro di tensione molto più fedele al racconto di quanto non facesse il film di Hawks. Il risultato è più profondo e personale rispetto alla prima opera cinematografica e ricorda un po’ ciò che accadrà pochi anni dopo con un altro capolavoro d’autore: La Mosca di David Cronenberg (1986), remake del film L’esperimento del dottor K. di Kurt Neumann (1958) tratto dal racconto La Mosca di George Langelaan.

Il film rappresenta il primo capitolo della cosiddetta Trilogia dell’Apocalisse completata da Il Signore del Male e Il Seme della Follia. Questi non sono tre film consequenziali, né sono uniti dal punto di vista narrativo ma il pessimismo di fondo e i finali senza speranza fanno sì che li accomuni un generale senso apocalittico.

John Carpenter NPC Magazine

John Carpenter sembra voler subito affermare che questo è un suo film e non una semplice copia e decide di spostare l’ambientazione dal Polo Nord al Polo Sud, ma la differenza più evidente risiede nel cuore del film, nello sviluppo narrativo: nel film di Carpenter i protagonisti si affrontano l’uno contro l’altro, perdono la certezza delle identità altrui e dei rapporti umani. Nel film di Hawks questo non avviene, o perlomeno non in maniera così evidente, anzi i personaggi si alleano per cercare di combattere l’alieno. Il film del 1951 riflette in parte il clima di tensione politica dovuto alla guerra fredda, pone l’accento sulla minaccia incombente che viene dall’esterno, mentre quello del 1982 insiste molto sulla schizofrenia dell’individuo, sulla psicologia dei singoli personaggi, sulla perdita dell’identità e delle certezze in un microcosmo limitato.

La Cosa non è solo un film di attenta analisi psicologica e una perfetta messa in scena di ossessione e paranoia, ma è anche un grande film horror viscerale in un contesto fantascientifico. Spesso alcuni film horror hanno grandi effetti speciali o avvenimenti scioccanti, ma hanno poca sostanza, poco contenuto oltre alla forma spaventosa (si veda a tal proposito gli effimeri jump scares moderni che spaventano ma non inquietano).

Il film di Carpenter invece, ancora oggi a distanza di quarant’anni, riesce a essere sia scioccante che pregno di contenuti: fa riflettere ma colpisce anche allo stomaco, turba nel profondo ma spaventa con le immagini, è un orrore psicologico ma anche carnale. Per completare la sintesi degli elementi in gioco, va considerato che tutto è avvolto in una atmosfera sci-fi data da una minaccia aliena e da un’ambientazione che è allo stesso tempo metafisica (le infinte distese di ghiacci) e claustrofobica (la base militare da cui non ci si può allontanare).

Horror, fantascienza, azione, dramma psicologico e come ciliegina sulla torta uno splendido finale, nichilista e pessimista, eppure ambiguo e aperto. Non ci viene mostrata la fine dei due protagonisti, ma la si può facilmente immaginare: sono rimasti solo in due, isolati al freddo e la fine è inevitabile, ma non sappiamo se avverrà per assideramento o cercando di uccidersi reciprocamente, inoltre non sapremo mai se il personaggio di Childs è effettivamente “la cosa da un altro mondo”.

La Cosa NPC Magazine

Il fascino de La Cosa risiede in gran parte nel mistero, nel non detto, nel fatto di non sapere. Come i personaggi, in ogni momento del film, lo spettatore brancola nel buio e non è a conoscenza di chi sia la cosa, né sa se la cosa è arrivata sulla terra con fini di conquista o per errore; di conseguenza non sa se è così aggressiva perché vuole attaccare o perché deve difendersi.

Gli effetti speciali di Rob Bottin sono incredibili e ancora oggi convincenti, un misto di tecniche artigianali molto creative e efficaci. Vengono utilizzate fruste per manovrare gli arti del mostro, materiale organico (gomme, gelatine, salse) e artificiale (metallo, lattice). Si sfruttano anche le tecniche dell’animatronica e del passo a uno (stop motion), anche se Carpenter non era pienamente soddisfatto del risultato finale.

The Hateful Eight di Tarantino è ispirato a La Cosa

The Hateful Eight del 2015 è l’ottavo film di Quentin Tarantino e si tratta di un film western dichiaratamente ispirato a La Cosa. I due film sono molto diversi e condividono da subito la premessa iniziale: una serie di personaggi chiusi in un microcosmo da cui non possono uscire e ognuno di loro nutre sospetti sugli altri. È uno schema che si rifà direttamente al romanzo giallo Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie.

Nella narrazione lentamente veniamo a conoscenza del passato dei personaggi e dei loro rapporti, dei loro sospetti. Una volta chiusi nell’emporio di Minnie piano piano vengono scoperte le carte in tavola, attraverso racconti e dialoghi. Proprio il dialogo è l’elemento più importante di questo film che acquisisce una dimensione quasi teatrale. L’azione è scioccante e intensa, ma concentrata nell’ultima parte del film.

Quentin Tarantino NPC Magazine

A Tarantino non interessa fare un remake del remake, gli interessa solo la stessa premessa. Per il resto il film è di ambientazione western e non polare, ambientato nel passato, non contemporaneo; inoltre si ispira non solo a Carpenter, ma anche a vecchie serie tv western (Bonanza, Il Virginiano e Ai confini dell’Arizona). A onor del vero i paesaggi innevati ci sono in entrambi i film, ma in The Hateful Eight ricordano più Il Grande Silenzio di Sergio Corbucci, un classico spaghetti western del 1968.

The Hateful Eight procede con una narrazione tipicamente tarantiniana, con divisione in capitoli, salti temporali e episodi narrati da più punti di vista, mentre La Cosa ha uno sviluppo molto lineare. Il comparto splatter e gore nel film di Tarantino è molto violento ma anche limitato a pochi avvenimenti, mentre è un elemento chiave nel film di Carpenter dato che la natura stessa dell’alieno che cambia sembianze a seconda del suo “ospite” fa sì che il film abbia una forte impronta corporale e materica.

Punti in comune – Attore

Kurt Russell NPC Magazine

Kurt Russell è il più immediato punto in comune riscontrabile tra i due film: un grande attore molto carismatico, difficile non amarlo a prescindere dal personaggio che interpreta. Nonostante tra i due film passino 33 anni il suo fascino rimane inalterato. Egli è la classica simpatica canaglia che riesce a essere convincente sia nei momenti drammatici che in quelli più genuinamente simpatici.

Ne La Cosa la personalità di MacReady (il personaggio da lui interpretato) è più seria rispetto a quella di John Ruth (il suo personaggio nel film di Tarantino). John Ruth è più sfaccettato, un cacciatore di taglie spietato ma con una sua morale, un suo onore e anche se appare molto deciso è un uomo di cuore (si pensi a tal proposito al suo interesse per la lettera di Abramo Lincoln). Nel film di Carpenter, di contro, ha la stoffa del leader, ammirato e criticato, si mette spesso in gioco e prende decisioni, non lascia trasparire le sue debolezze. La sua tenacia lo porterà ad essere uno dei due sopravvissuti, almeno fino all’ultima inquadratura.

Punti in comune – Musica

Ennio Morricone è forse il più grande compositore di musica da film di tutti i tempi e la sua arte accomuna le due opere prese in esame in questo articolo.

John Carpenter contatta il maestro in quanto è un suo grande fan, tanto da essersi sposato con la sua musica in sottofondo; ma la collaborazione dei due, pur avvenendo con il massimo rispetto reciproco, non porta ai risultati sperati in maniera facile.

Morricone prepara dei nastri con musica orchestrale, altri con musica fatta al sintetizzatore (nello stile di Carpenter stesso che solitamente cura da solo le sue colonne sonore) e altri ancora che uniscono i due linguaggi (la versione preferita di Carpenter a detta di Morricone). Alla fine i due si incontrano sia in Italia che negli States, ma il musicista lavora sulle musiche senza vedere le immagini del film e il regista, pur lusingato di poter utilizzare la musica del maestro, non è pienamente soddisfatto e ritiene di dover integrare queste composizioni con altro materiale realizzato da lui stesso insieme a un collaboratore di vecchia data (Alan Howarth).

Molto del materiale di Morricone non trova nemmeno spazio nel film ma verrà pubblicato nella colonna sonora originale del film. Nonostante tutte queste vicissitudini il risultato finale è intenso, minimale ma evocativo, il sound elettronico stabilisce un mood chiaramente Carpenteriano ma ci sono alcune aperture orchestrali che ben si sposano con i paesaggi innevati.

Il tema principale ha un andamento lento e inesorabile, plumbeo e soffuso, richiama vagamente il battito del cuore.

Anche Quentin Tarantino è da sempre un grande estimatore di Ennio Morricone e lo contatta per realizzare le musiche del suo film. Non è un caso che il musicista italiano fosse lo stesso de La Cosa e de Il Grande Silenzio e per The Hateful Eight si arriverà addirittura a utilizzare alcune musiche scartate per il film di Carpenter. Oltre a questo Ennio Morricone compone circa trenta minuti di musica originale che gli varrà la conquista del suo primo (e purtroppo unico) Oscar come Miglior Colonna Sonora. Nello specifico il brano L’ultima diligenza per Red Rock diventa quasi il motivo principale del film, un brano classicamente morriconiano dall’incedere solenne e con aperture melodiche particolari.

Non assomiglia alle classiche musiche realizzate per i western di Sergio Leone, infatti in questo caso l’atmosfera è più minacciosa e cupa.

Quentin Tarantino è famoso per essere un grande cinefilo e per il suo desiderio di omaggiare e citare i suoi idoli, lo ha sempre fatto e anche con il suo ottavo film non è mancato di tirare in ballo John Carpenter e Ennio Morricone. La Cosa e The Hateful Eight sono in fin dei conti due film molto diversi che però condividono la stessa impostazione di base, sono due splendide opere che hanno segnato epoche storiche diverse.

La Cosa può essere considerato un vero capolavoro di tensione e terrore, un film complesso, stratificato e profondo ma che non sottovaluta l’aspetto sanguigno, carnale e colpisce la mente ma anche lo stomaco.

The Hateful Eight è un ottimo film, rispetto a altri del regista è maggiormente dialogato e l’azione si riduce a pochi momenti salienti, ma la tensione non viene mai meno e viene mantenuta su alti livelli dall’ottima scrittura e dalla fantastica interpretazione degli attori.


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Sono un musicista e compositore, attivo soprattutto come batterista nel mondo rock/metal/progressive dai primi anni 2000 e ho avuto il piacere di suonare a livello internazionale con band come Power Quest, Arthemis, Hypnotheticall, Watershape. Sono un grande appassionato di cinema e dal 2014 compongo musica per film. Amo tutto il cinema, ma soprattutto le proposte più visionarie e surreali e da sempre sono legato al mondo del cinema horror. I miei registi preferiti sono David Lynch, Alejandro Jodorowsky, David Cronenberg. Sono laureato in architettura.

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