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The Tragedy of Macbeth Coen

Il Macbeth di Joel Coen è un film sbalorditivo

La tragedia Shakespeariana in una veste originale scritta e diretta da Joel Coen

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8 minuti di lettura

The Tragedy of Macbeth è una delle tragedie shakespeariane più note e influenti della letteratura e del teatro, la sua concisa brevità unita alla complessa profondità dei personaggi l’hanno resa un’opera fuori dal tempo capace di trascendere e distaccarsi dall’epoca in cui è stata scritta; la capacità di trattare temi universali e di sviscerare l’animo dell’essere umano l’hanno resa un’opera perfetta da trasporre sul grande schermo da quando il mondo cinematografico ha iniziato a rielaborare il mondo letterario. Durante tutto il Novecento artisti superlativi come Orson Welles, Akira Kurosawa, Roman Polanski e Béla Tarr hanno preso la tragedia di Macbeth e l’hanno trasposta nel loro personale mondo di parole e immagini dando vita a capolavori sia molto fedeli sia più distaccati dall’opera originale.

Anche nell’ultimo periodo la tragedia shakespeariana è stata rielaborata al cinema e, dopo il buon lungometraggio del 2015 di Justin Kurzel con Michael Fassbender nei panni del generale scozzese, e Joel Coen senza suo fratello Ethan e con due attori magistrali come Denzel Washington e Frances McDormand propone la sua versione di Macbeth, molto fedele nel linguaggio e istrionica nell’immagine, un cupo bianco e nero in un rapporto stretto in 4:3 girato interamente in un teatro di posa, così da rendere il film una perfetta via di mezzo tra il cinema e il teatro, prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+ in Italia dal 14 gennaio.

Il film ha ricevuto tre candidature ai premi Oscar 2022 nelle categorie Miglior fotografia, Miglior scenografia e Miglior attore per Denzel Washington.

La storia di Macbeth

Macbeth

La trama è ormai conosciuta anche da molti che non hanno letto l’opera, ma per chi non la conoscesse ecco un piccolo riassunto per approcciarsi alla tragedia. La Scozia nell’undicesimo secolo è guidata dal Re Duncan ed è in guerra con la Norvegia e l’Irlanda, Macbeth e Banquo sono due valorosi generali che riescono a sconfiggere le forze nemiche dopo una lunga battaglia e tornano a casa lodati e incensati dal loro re.

Mentre sono di ritorno ai loro castelli incontrano tre streghe che pronunciano una profezia: salutano Macbeth come Sire di Cawdor e Re di Scozia, salutano Banquo come il capostipite di una stirpe di re per poi scomparire nel nulla e lasciare i due amici interdetti di fronte a quell’apparizione così inaspettata e ambigua. 

Qualcosa cambia in Macbeth quando Duncan ai festeggiamenti gli dona il titolo di Cawdor e quindi la profezia inizia nella sua mente ad essere reale, questo lo spinge meschinamente ad ambire realmente alla corona di Scozia e insieme alla spietata moglie escogitano un piano per realizzarlo immediatamente. Invitano il re nel loro castello e lo uccidono riuscendo ad incolpare le guardie e il figlio Malcom che scappa in Inghilterra. Macbeth riesce quindi a diventare Re di Scozia, ma da quando la corona sarà sulla sua testa le certezze crolleranno e i sensi di colpa inizieranno a mangiarlo e a portarlo in un turbinio di sofferenza, dove si sporcherà le mani di sangue per uccidere tutti quelli che possono toglierli ciò che ha conquistato e ciò che pensa sia destinato ad avere fino ad una caduta rovinosa.

Il personale e rispettoso Macbeth di Joel Coen

Macbeth

Joel Coen è riuscito a costruire un Macbeth che riesce ad essere molto fedele e allo stesso tempo ad avere un immaginario unico e personale. Le scene, le interazioni e i dialoghi tra i personaggi sono le medesime dell’opera di Shakespeare così da mantenere il linguaggio musicale e armonico dello scrittore inglese, mentre è il lato visivo che spicca di originalità e creatività.

Oltre a un’incredibile fotografia in bianco e nero e un formato di pellicola stretto per risaltare il volto degli attori, sono le location che riescono a restituire un’atmosfera surreale e clamorosa. Ambienti totalmente avvolti nella nebbia, castelli spogli, asettici, freddi e moderni, l’assenza di sfondi e di un bianco che domina ogni spazio dentro la macchina da presa, tutto questo riesce a portare la storia fuori dal mondo e dal tempo per incanalarla in una realtà a parte, nell’invisibile confine tra palco e platea, tra finzione cinematografica e realtà apparente.

Denzel Washington e Frences McDormand: un cast all’altezza!

Macbeth

Il fulcro della tragedia è il rapporto tra Macbeth e sua moglie, Denzel Washington e Frances McDormand sono stati grandiosi nel restituire i profondi temi che tramite i loro personaggi vengono analizzati e approfonditi nell’opera.

L’evoluzione di un uomo d’onore, fedele al proprio Re, che quando capisce di poter diventare qualcosa di insperato inizia a cambiare, a bruciare di un’ambizione innalzata maggiormente da una moglie crudele e che sostiene il marito nei momenti in cui dubita.

Una donna che chiede agli spiriti di toglierle il rimorso per quello che ha fatto, che urla e domina un Macbeth che più volte durante la storia vuole fare un passo indietro, ma che alla fine viene plagiato da una corona che porterà solo sventure. 

Macbeth è un’opera sulla scelta, sul destino, la volontà e il libero arbitrio, su come l’uomo sia il centro e la conseguenza stessa delle sue scelte, che anche se sono spinte e guidate da un fato superiore personificato dalle tre streghe è l’uomo l’unico padrone della sua vita, il soprannaturale è inserito nell’opera solo come mera giustificazione a cui l’essere umano si appiglia per non scendere a patti con la sua natura e le responsabilità. Macbeth è un’opera totale, da scoprire e riscoprire in ogni medium possibile e Joel Coen ha regalato un ulteriore modo per farlo con un film ambizioso, riuscito e incredibile.


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Il cinema e la letteratura sono gli unici fili su cui riesco a stare in equilibrio. I film di Malick, Wong Kar Wai, Jia Zhangke e Tarkovskij mi hanno lasciato dentro qualcosa che difficilmente riesco ad esprimere, Lost è la serie che mi ha cambiato la vita, il cinema orientale mi ha aperto gli occhi e mostrato l’esistenza di altre prospettive con cui interpretare la realtà. David Foster Wallace, Eco, Zafón, Cortázar e Dostoevskij mi hanno fatto capire come la scrittura sia il perfetto strumento per raccontare e trasmettere ciò che si ha dentro.

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