The Moment (Aidan Zamiri, 2026)

The Moment, mettere in forma le proprie peggiori paure

/
12 minuti di lettura

Tra le popstar più acclamate e seguite del panorama odierno, Charli XCX non ha mai nascosto una passione smodata per il cinema – ha un profilo Letterboxd pubblico e seguitissimo (che attestano il suo gusto, a dire di chi scrive, impeccabile), è entrata nel tanto amato Criterion Closet e nel corso del suo concerto al Coachella ha dedicato un intero set ad alcuni dei suoi cineasti preferiti. Questa sua manifesta cinefilia sembra dunque coerente con il progetto, da lei tanto voluto, di The Moment, opera prima di Aidan Zamiri (già regista di alcuni videoclip della stessa Charli, oltre che di personalità come PinkPanthress, Billie Eilish e FKA Twigs) che la vede non solo produttrice ma anche protagonista.

Distribuito di recente in Italia via VOD in concomitanza del nuovo album dell’artista inglese, chiamato Music, Fashion, Film, The Moment è un mockumentary che chiude l'”era” musicale brat. Lungi dall’essere un semplice film concerto o un semplice accessorio consumistico da dare in pasto alla propria fanbase, l’opera prima di Aidan Zamiri è un film ambizioso che sfrutta la sua estetica da finto documentario per estendere al cinema i temi e la vulnerabilità che caratterizzano l’album su cui il progetto si fonda. Il risultato è un progetto che restituisce uno sguardo intimo e autentico sull’artista che cerca di raccontare da vicino, pur attraverso i mezzi della finzione.

Charli XCX, lo Sweat tour e la pressione di essere una popstar

The Moment (Aidan Zamiri, 2026)

Settembre 2024. Il sesto album di Charli XCX brat è uscito da quasi tre mesi ormai, e ha riscosso un successo inaspettato per la cantante inglese, al punto da generare il cosiddetto fenomento della brat summer. Al finire dell’estate, divenuta in poche settimane una stella e un “moment” nella cultura popolare, l’artista britannica (interpretata da se stessa) sta preparando lo Sweat tour assieme alla sua amica e regista Celeste (Hailey Benton Gates) per continuare a promuovere l’album e per fare in modo che l’era brat non finisca mai – nonostante Charli e il team trovino il tutto “cringe”.

Quando però l’etichetta discografica di brat firma un contratto con Amazon Music per la produzione di un concert film con protagonista Charli, all’artista viene affiancata il popolare regista di film concerto Johannes Godwin (Alexander Skarsgård), il quale inizierà a insinuarsi nella direzione artistica del tour per renderlo appetibile al pubblico più vasto possibile. Continuamente esposta alle pressioni dell’etichetta discografica e del pretenzioso regista, Charli deve cercare di mantenere la propria identità e integrità artistica, mentre l’industria musicale sembra stia cercando di trasformarla in una versione senza personalità di se stessa utile solo per guadagnare.

Nel gergo di internet, la frase idiomatica “she’s the moment” si riferisce a una persona che sta vivendo il suo momento di gloria: quando si è “the moment“, si è una persona cool, che sta vivendo il suo periodo di temporanea fama. Come suggerisce la stessa connotazione temporale del termine, però, “the moment” è, per l’appunto, l’attimo, qualcosa di sfuggevole e di temporaneo: la fama che ti travolge scomprare con la stessa velocità è arrivata.

The Moment (Aidan Zamiri, 2026)

Charli XCX, artista nata nella scena del pop elettronico sperimentale e dell’hyperpop e rimasta all’interno di questa nicchia fino a un paio di anni fa, con il suo album brat raggiunge un travolgente e inaspettato successo che la rende, per l’appunto, il momento. L’artista inglese viene dunque travolta dal successo e dalle aspettative dell’industria musicale, che cerca in tutti i modi di sfruttare questa inattesa onda di popolarità su cui è facile lucrare.

The Moment sfrutta dunque la vera parabola del successo vissuta da Charli XCX per mettere in scena una satira sulla sete di denaro dell’industria musicale, pronta a cannibalizzare artisti e album in virtù del loro successo economico e culturale. Questa satira viene incarnata sia dal già citato Godwin sia dalla direttrice di Atlantic Record interpretata da Rosanna Arquette, incapaci di comprendere la vera identità artistica della protagonista, forse neanche interessati a farlo – come dimostra la sequenza finale, in cui la figura artistica di Charli XCX viene completamente diluita in un’estetica genericamente pop che richiama l’estetica che va per la maggiore, quella di un pop simile a Taylor Swift.

The Moment, mettere in scena paure reali tramite la finzione

L’operazione di The Moment, però, non è esclusivamente satirica né di natura puramente commerciale. Il progetto di Zamiri è, infatti, più ambizioso nel suo tentativo di trasporre su schermo i reali sentimenti e le reali vulnerabilità vissute dall’artista britannica in un preciso momento della sua vita artistica e personale.

Zamiri sceglie, infatti, di approcciare visivamente e narrativamente il suo esordio tramite il genere del mockumentary: volgarmente noto in Italia come finto documentario, esso identifica dei prodotti cinematografici che mettono in scena una finzione attraverso i codici del documentario, fatto di riprese realizzate on the fly con macchine a mano. Questa scelta, spesso adottata all’interno del cinema comico come nel caso di Vite da Popstar (Akiva Schaffer e Jorma Taccone, 2012), cerca di restituire un senso di autenticità e di immediatezza che i codici tradizionali del cinema classico non sono in grado di rendere nell’era digitale in cui tutti viviamo.

The Moment (Aidan Zamiri, 2026)

The Moment così gioca attraverso la sua forma di finto documentario con i temi dell’autenticità e dell’integrità artistica che esso presenta. L’operazione, però, presenta un’ulteriore livello di complessità che la rende assolutamente moderna e coerente con il modo in cui il cinema oggi si approccia in modi nuovi al reale.

L’opera di Aidan Zamiri, infatti, ricostruisce in finzione un vero momento della vita di una vera popstar quasi in tempo reale. Il confine tra finzione e realtà in The Moment, per quanto evidente, è meno definito di quanto non possa sembrare: Charli XCX interpreta se stessa, mette in scena dei veri passaggi del vero tour mondiale avviatosi pochi mesi fa e mette in scena delle vere paure e delle vere insicurezze vissute in quel momento della sua vita.

Zamiri e Charli XCX sfruttano, dunque, la finzione per scavare nella realtà della vita da popstar e per mettere in scena delle vere inadeguatezze vissute dalla vera Charli durante il suo vero tour: anche se The Moment racconta una storia di finzione (un paradossale what if della vita di una cantante che segue pedissequamente la celebre legge di Murphy), mette in scena la realtà interiore provata dall’artista in un dato momento della sua vita, in un gioco in cui – per l’appunto – la realtà dei sentimenti e la finzione dei fatti si confondono in un’opera che restituisce un senso di autenticità difficilmente ritracciabile nel mondo del pop contemporaneo.

La scelta del mockumentary acquisisce così un’ulteriore livello di senso nel suo confondere realtà e finzione, messinscena e interiorità, intimità e finzione. Pur non bilanciando in modo assoluto i toni intimi e satirici di cui è composto – quando il film tende verso l’uno ignora l’altro, e viceversa -, The Moment rappresenta così un esperimento azzardato che si allontana e reinventa il modo di raccontare le popstar al cinema.

The Moment (Aidan Zamiri, 2026)

Lontano dagli stilemi e dai codici del concert film e del biopic agiografico à la Michael o Elvis, The Moment di Aidan Zamiri cerca piuttosto attraverso la forma del finto documentario un contatto più intimo e immediato tra la cantante e il suo pubblico – pur essendo un film che si rivolge anche a chi non conosce Charli XCX -, mettendo in scena non tanto l’abilità di spettacolo della performer protagonista quanto ciò che dalla sua immagine pubblica difficilmente trapela, ovvero le sue insicurezze e debolezze.

Aiutato da interessanti performance del cast di supporto – su tutti il già citato Alexander Skarsgård in un ruolo sopra le righe e sempre divertente, oltre che divertito – The Moment rappresenta così in un crescendo di stress, ansia e sigarette l’estensione dei temi che caratterizzato lo stesso album brat, nonché la sua fine. Charli XCX sfrutta con intelligenza così il medium cinematografico per riappropriarsi e reimpossessarsi del fenomeno mediatico che l’ha resa, sì, famossissima, ma che al tempo stesso le è completamente sfuggito di mano.

In un’operazione di assoluta contemporaneità nella sua commistione di realtà e finzione, The Moment conferma l’attenggiamento cinefilo del suo soggetto, in quanto non si presenta come semplice prodotto di merchandise, quanto più un’indagine più profonda nell’interiorità dell’artista e un’estensione di un progetto già di successo. Nelle parole della stessa Charli XCX:

I’m embarrassed to have it, but need the sympathy

‘Cause I couldn’t even be her if I tried
I’m opposite, I’m on the other side
I feel all these feelings I can’t control
Oh no, don’t know why.1


Seguici su InstagramFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

  1. Ritornello di Sympathy is a knife di Charli XCX, tratta dal suo album brat (2024). ↩︎

Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.