Rider che sfrecciano tra automobilisti incazzati. Light Lunch a base di simil-pollo vegano. Gente che fattura. Gente che urla “Figa!”. È Ricomincio da Taaac!, il secondo film de Il Milanese Imbruttito, uscito in sala il 15 agosto 2024: un universo in cui tutti gli streotipi della vita a Milano vengono buttati in un pentolone. Il sapore è incerto, forse un po’ insipido, ma mai quanto il tempeh con l’insalata.
Imbruttiti! Presentiamo i protagonisti di Ricomincio da Taaac!
Ma partiamo dal principio o, nelle parole di Germano Lanzoni, ricominciamo da Taaac! Il film inizia con l’arrivo degli americani, a cui il boss dell’Imbruttito (Claudio Bisio) ha venduto l’azienda. Brusini (Paolo Calabresi) e Il Nano (ossia il figlio del signor Imbruttito) dovranno scegliere il nuovo CEO di questa direzione, la Blacksun. L’Imbruttito farà di tutto per adattarsi e accaparrarsi il posto, ma dopo una sfortunata battuta razzista a un rider sarà licenziato dall’azienda. Si troverà così ad adattarsi alle regole della Milano industriale moderna, dove fare la scalata sociale non è così facile.

Ricomincio da Taaac! è il sequel di Mollo tutto e apro un Chiringuito, ma non è necessario averlo guardato prima della visione in quanto vi si fanno pochi riferimenti. Il personaggio de Il Milanese Imbruttito non nasce dal cinema e neppure dalla televisione: è una personalità di Youtube, nata per parodizzare i comportamenti del Milanese medio. Il personaggio è interepretato da Germano Lanzoni, il quale poco tempo fa è anche approdato a teatro e successivamente sul piccolo schermo con il suo spettacolo F*ga! Dipendenze croniche di massa.

Una Milano Imbruttita per chi Ricomincia da taaac
Se il primo film è incentrato sulla cultura della performatività e sulla difficile relazione tra Nord e Sud, Ricomincio da Taaac! punta invece a rivelare come Milano non sia solo il paradiso di chi vuole fatturare, ma anche l’incubo di chi è all’ultimo gradino della gerarchia aziendale. I personaggi che L’Imbruttito incontra nella seconda parte del film sono persone con una vita difficile, con un’idea e uno scopo nella vita ma che non riescono ad avere successo a causa della loro complicata situazione sociale.
L’Imbruttito si cala nei loro panni, ma è anche un modo per lui per ripartire da zero: dopo essere stato licenziato vuole dimostrare di che pasta è fatto, e come uno Zio Paperone che ricomincia dalla fatidica Numero Uno, parte dal basso per arrivare in cima. Ovviamente il mondo è cambiato, non c’è più spazio per i “boomer” come lui, alla detta del Nano. Ma alla fine di Ricomincio da Taaac! l’azienda avrà ancora una volta bisogno di lui, come a dimostrare che i tempi cambiano, ma le skills del campo rimangono sempre le stesse.
La vera sorpresa di Ricomincio da Taaac! è Martin, interpretato da Maurizio Bosso. Il motivo per cui L’imbruttito era stato licenziato (era lui il rider a cui fa la poco sensibile battuta “Calimero“) diventa poi uno degli elementi nel suo arco narrativo di redenzione. Martin non incarna il solito stereotipo del ragazzo africano che ha fatto la traversata per poter mandare i soldi alla famiglia dall’Italia: è un giovane laureato che vuole avviare una start-up. Così come Seydou di Io Capitano ha il sogno di andare in Italia per poter viaggiare e andare via dal Senegal, così il personaggio di Martin non è sottoposto a un complesso di inferiorità, ma è un semplice essere umano con un sogno.

La nuova commedia all’italiana, un universo in espansione
I film che ci fanno riflettere sul ruolo dell’italiano medio riempono il panorama cinematografico nostrano. Film come Che Bella Giornata e Cado dalle Nubi mettono in scena una società stereotipata attraverso la visione limitata e bigotta del protagonista, creando ironia proprio sul contrasto tra i luoghi comuni e la realtà. Se riflettiamo su Ricomincio da Taaac! in questa maniera, Il Milanese Imbruttito è l’altro lato della medaglia di Checco Zalone, la versione settentrionale e meno nazionalpopolare.
In generale, le commedie all’italiana degli anni 2000 in poi hanno realizzato le complessità che andavano mano mano ad aggiungersi alla nostra società e il bisogno di parlarne, sempre in una chiave ironica. C’è una scena di Ricomincio da Taaac! in cui è suonata la canzone Tu vuo fà l’americano, momento conviviale che dà un senso d’appartenenza a tutti i presenti. Risulta molto facile accostarla alla scena in Nessuno mi può giudicare, in cui davanti a un bigotto Rocco Papaleo, un ragazzo di colore suona allegramente sul palco L’Italiano. Questi film vanno oltre il ritratto dell’italiano medio, includendo personaggi di background diversi, offrendo una realtà quotidiana più sfaccettata e condivisa.
Parlando di complessità che si aggiungono, è impossibile non nominare la realtà multimediatica di questo film: sullo schermo appaiono uno dopo l’altro Jake la Furia, Lele Adani, Licia Colò e altri ancora. Ricomincio da Taaac! è un contenitore impossibile, in cui coesistono personalità di YouTube, del piccolo schermo e del cinema. Il film dimostra di avere una certa consapevolezza riguardo i personaggi che usa: quando Paolo Calabresi distrugge tutte le mura dell’ufficio per creare un open space, esclama “APRI TUTTO! Chi è che lo diceva?”, strizzando l’occhio alla nota serie tv Boris un po’ come ha fatto il film di Luna Gualano, La Guerra del Tiburtino III.

La saga del Milanese Imbruttito continua forse proprio grazie a questa sua essenza poliedrica. Si potrebbe anche dire che è il proseguimento dello youtuber film, andato tanto male negli anni 2010 (dopotutto non dimentichiamo che nel primo film vi è l’apparizione di Lorenzo Ostuni, meglio conosciuto come Favij). Chiunque sia dietro la macchina da presa è cosciente delle citazioni metacinematografiche fatte, decidendo di non puntare a un singolo target, ma molteplici. Ricomincio da Taaac! cerca di accontentare ogni membro del pubblico, ma molto spesso a causa di queste indulgenze si perde in sé stesso.
Ricomincio da Taaac! Ma ricominciamo davvero?
La morale del film ricorda un po’ quella dei due Come un gatto in tangenziale: in definitiva, non si può fare business senza prima considerare le persone. Il messaggio è bello, ma Ricomincio da Taaac! si disperde nelle sue costanti battute e autoreferenzialità senza arrivare veramente al nocciolo. Lo spettatore può uscire divertito dalla visione, ma non completamente soddisfatto.

Vale la pena dare una possibilità al film, anche solo per ascoltare, durante i titoli di coda, la canzone originale Prova a dire Taaac, performata da Germano Lanzoni stesso. Infine, la visione si può riassumere con una scena, lo scambio tra il Nano e L’Imbruttito. “Ho grinciato?” domanda l’Imbruttito. “No papà, con la c, cringiato.” Ci si fa una risata, si passa avanti, queste battute sono dimenticate. Ma, sinceramente, Ricomincio da Taaac! è un film che alle volte ha cringiato molto, con la c maiuscola e ben scandita.
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