«Star Wars: l’ascesa di Skywalker», una degna conclusione

Nella vita ci sono momenti per cui vale la pena attendere. Una di queste è proprio l’uscita del film Star Wars: l’ascesa di Skywalker. Dopo una lunga attesa, finalmente l’ennesima trilogia di Star Wars è giunta al suo termine. Star Wars: l’ascesa di Skywalker rappresenta il nono film della celeberrima saga iniziata nel lontano 1977 con, appunto, Star Wars.

La saga negli anni

Il successo ha voluto che al primo capitolo seguirono altri due titoli: Star Wars: l’impero colpisce ancora e Star Wars: il ritorno dello Jedi. Sicché, arrivati alla fine anni ’90 e inizi 2000, il regista George Lucas decise di voler ideare un prequel da agganciare alla “vecchia” trilogia. Seguirono infatti: Star Wars: la minaccia fantasma; Star Wars: l’attacco dei cloni e Star Wars: la vendetta dei Sith.

Tuttavia, passati i diritti alla Disney, quest’ultima annunciò una terza (e ultima) trilogia, unita a tre spin-off. Tutto ciò è stato oggetto di critica tra i vari appassionati, i quali erano favorevoli o meno a queste iniziative. Comunque sia, nel 2015 la nuova saga era iniziata con Star Wars: il risveglio della forza, ottenendo un discreto successo. Successo che ebbe vari scossoni con l’uscita del secondo capitolo: Star Wars: gli ultimi Jedi. Complice il passaggio di regia, il pubblico era rimasto deluso nonostante le aspettative abbastanza alte.

E arriviamo al 2019. Star Wars: l’ascesa di Skywalker vede il ritorno alla regia di J.J.Abrams, dal momento che il passaggio di consegua volle Rian Johnson alla guida del secondo film. Tra i principali membri del cast, ritroviamo i soliti presenti già dal primo film: Adam Driver, Daisy Ridley e John Boyega.

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Dove eravamo rimasti

Star Wars: l'ascesa di Skywalker

In Star Wars: gli ultimi Jedi, avevamo lasciato l’universo narrativo con la guerra che imperversava tra Il Primo Ordine e La Resistenza, quest’ultima guidata da Leia Organa (Carrie Fisher). I principali protagonisti, Rey (Daisy Ridley) e Kylo Ren (Adam Driver), si erano nuovamente fronteggiati, riprendendo quell’ennesimo scontro tra il Lato Oscuro e la Forza.

Nel secondo capitolo, a conclusione della trama, Rey insieme ai suoi alleati, trovandosi alle strette, vengono soccorsi da un anziano Luke Skywalker (Mark Hamill), il quale, apparso come proiezione grazie all’uso delle Forza, decide di ingaggiare una lotta contro il giovane Ren, in modo da guadagnare tempo per la Resistenza. E, infatti, così accade: i buoni riescono a salvarsi al bordo del Millenium Falcon.

La lotta tra Ren e Skywalker termina non appena quest’ultimo, stremato per lo sforzo, entra in contemplazione e spira, svanendo come fecero Obi-Wan Kenobi e Yoda. Rey e Leia percepiscono la sua scomparsa, ma avvertono, in lui, una sensazione di pura pace. È il tempo che l’Alleanza di riorganizzi per continuare a combattere il Primo Ordine.

«Star Wars: l’ascesa di Skywalker», conclusione di una trilogia

Star Wars: l'ascesa di Skywalker

Star Wars: l’ascesa di Skywalker riprende da dove era terminato il precedente capitolo. La guerra tra il Primo Ordine e la Resistenza prosegue. Da un lato il male, guidato da Kylo Ren, nuovo Leader Supremo, che acquista sempre più potere, facendosi strada tra uccisioni, razzie e distruzioni di interi pianeti. La sua brama è così assetata che riesce a raggiungere Exegol, un pianeta nascosto nelle Regioni Ignote.

Qui risiede, da molto tempo, l’imperatore Palpatine (Ian McDiarmid), il quale, grazie al potere oscuro della Forza, è riuscito a mantenere uno stato di non-morte. Egli è riuscito a preparare una flotta di incrociatori stellari, ciascuna dotata di un’arma in grado di distruggere un intero pianeta. Palpatine promette a Kylo Ren l’intera flotta, se quest’ultima compirà l’impresa di uccidere la giovane Jedi.

Dall’altro lato, invece, Rey è alle prese con le fasi finali dell’addestramento. Ella rappresenta la speranza per la Resistenza, nonché l’ultimo Jedi rimasto nell’universo. Un peso tanto grande che lei stessa avverte troppo pesante da reggere, specialmente perché vede Ren acquisire sempre più potere.

Per quanto il pubblico sperasse di vedere un Rey vs Ren, in un combattimento finale all’ultimo sangue a suon di spade laser, ecco che il film riesce a sorprendere. Entrambi, sì, si scontrano varie volte nel corso della pellicola. Ma le battaglie che ingaggiano servono ad entrambi per riflettere sui rispettivi destini.

Rey, complice la scoperta di un passato molto oscuro, è sempre tentata dal Lato Oscuro della Forza e lotta per non inciampare nel tranello, come un tempo cadde ad Anakin Skywalker. Kylo Ren, invece, per quanto cerchi di convincersi ad essere “l’erede legittimo” di Darth Vader, prova dei profondi rimorsi per quanto accaduto nel suo passato, primo fa tutti la morte di suo padre, Han Solo.

«Star Wars: l’ascesa di Skywalker», aspetti da analizzare

Star Wars: l'ascesa di Skywalker

Partiamo da questo aspetto: Star Wars: l’ascesa di Skywalker è il film migliore dell’ultima trilogia. Complice, forse, il ritorno di Abrams alla regia, la pellicola riesce nel suo intento, mettendo un punto finale all’eterna lotta tra il lato Oscuro e la Forza.

Per quanto la durata del film sia di 2 ore e 20 minuti, il regista riesce a dosare attentamente le rispettive parti, sebbene, alla fine, l’opera risulta essere davvero godibile. È chiaro, la trama è abbastanza lineare e facile da definire. Gli intrecci ve ne sono, ma non inficiano più di tanto, anzi, arricchiscono la storia principale.

Questa, infatti, si gioca interamente sullo scontro tra Rey e Kylo Ren, il cui scontro viene declinato nella eterna disputa tra il bene e il male. Entrambi incarnano due speranze, due forme di pensiero, due concezioni filosofico-religiose diverse, ma, allo stesso tempo, complementari. E in questo capitolo i due protagonisti sono in completa balia degli immensi poteri.

Ad “alleggerire” la vicenda sono le continue scene di azione che si susseguono, sia tra i due protagonisti e sia tra i personaggi secondari, i quali sanno sempre come mettersi nei guai.

Ottimi sono la scenografia e l’utilizzo degli effetti speciali. Come sempre, Lucasfilm ci dona dei profondi e suggestivi paesaggi fantastici entro cui immergersi. Tali paesaggi, inoltre, fungono da contesto per gli importanti svolgimenti di trama, diventando teatri di battaglie aeree e terrestri, entro cui si gioca l’intero destino dell’universo.

Lati negativi

Star Wars: l'ascesa di Skywalker

È chiaro, non è mai facile mettere d’accordo tutti. Specialmente se parliamo di un titolo come Star Wars. Star Wars: l’ascesa di Skywalker ha dei lati negativi, che vengono mal digeriti soprattutto da fan storici, quelli più attaccati ai vecchi titoli.

All’interno di Star Wars: l’ascesa di Skywalker a farne le spese sono alcune storie secondarie, introdotte nei capitoli precedenti e mai interamente approfondite. Per fare un esempio, I Cavalieri di Ren, la cui origine non è mai esplicata a dovere. Limitare la loro funzione a semplice guardia del corpo di Kylo Ren sembrerebbe troppo riduttivo, soprattutto per un personaggio del suo calibro.

Poco sfruttati sono i personaggi secondari, i quali si riducono a semplice cornice dei protagonisti. Le loro funzioni appaiono limitate in dialoghi privi di contenuto e privi di quella epicità presente nelle opere precedenti. Un vero peccato, se ci pensiamo, non tanto per il film in sé, quanto per l’importanza che questa pellicola ha, sia per essere la conclusione di una trilogia e sia per essere la conclusione di un ciclo che inizia da Star Wars.

Conclusioni

Star Wars: l'ascesa di Skywalker

Come accennato prima, Star Wars: l’ascesa di Skywalker è il film migliore di questa ultima trilogia. Per quanto possa essere criticato e attaccato dai puristi della saga, bisogna riconoscere il suo potenziale e il coraggio di aver messo fine ad una delle saghe più emozionanti di sempre.

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