Ted Lasso 4

Ted Lasso 4, ritorno a Richmond per emozionarci ancora una volta

13 minuti di lettura

Ci sono serie tv che, arrivate alla terza stagione, dovrebbero fermarsi. Dopo un po’, infatti, è difficile continuare a produrre stagioni, soprattutto se si ha la sensazione di non avere più niente da dire. Succede, però, che una serie tv continui per accontentare il fandom, per cavalcare l’onda del successo per via di vittorie spropositate agli Emmy Awards oppure per mero effetto nostalgia.

È quello che è successo, ad esempio, a Boris, la cui quarta stagione alla fine è stata fatta in onore di Mattia Torre e che, con il politicamente corretto che aleggia su di noi, ha perso un po’ della verve che aveva fino alla terza stagione, ma anche a The Bear, che dalla terza stagione ha semplicemente allungato il brodo dimostrando di non avere più nulla da dire già dalla seconda stagione.

Questo effetto l’ha subito anche Ted Lasso, la fortunata serie tv di Apple ideata e scritta da Jason Sudeikis assieme a Bill Lawrence – fra gli ideatori di Scrubs -, Brendan Hunt e Brett Goldstein. Ted Lasso è tornata recentemente con una quarta stagione dopo che nel 2023 è stato dichiarato che la terza sarebbe stata l’ultima stagione. Tutto questo per puro effetto nostalgia per una serie tv che, nonostante la sua giovane età, fin dall’inizio ha saputo emozionare gli spettatori di tutto il mondo.

La trama di Ted Lasso 4

Due anni dopo le vicende della terza stagione con la vittoria della Premier League della squadra maschile dell’AFC Richmond contro il West Ham, ritroviamo Ted Lasso, il noto allenatore di football americano prestatosi al calcio con i suoi iconici baffoni ispirato alla figura realmente esistita di Terry Smith, come commesso di un supermercato di Kansas City, in Missouri. Nonostante questa sua nuova esperienza, Ted non sembra aver dimenticato la sua esperienza di allenatore di calcio a Richmond.

Ted Lasso 4

A far riscoppiare la scintilla è la visita di Rebecca Welton, presidente del club, Keely Jones, social media manager e PR della squadra, e Leslie Higgins, direttore operativo della squadra. I tre fanno a Ted la proposta di allenare come capoallenatore la squadra femminile dell’AFC Richmond – il cui progetto troviamo già alla fine della terza stagione e che fanno fatica a finanziare per i pregiudizi che gran parte degli azionisti della squadra – che ricordiamo essere diventati i tifosi dell’AFC Richmond – nutrono nei confronti del calcio femminile.

Ripensando ai vecchi tempi a Richmond, Ted decide di ritornare assieme a suo figlio Henry e alla sua ex moglie Michelle per cimentarsi di nuovo nell’esperienza di allenatore di calcio assieme al sodale Willis Beard e ad Alice Chilton, assistente allenatore della squadra femminile dell’AFC Richmond che ha un approccio più tecnico e severo rispetto a quello romantico e sentimentale di Ted. Questa volta la sfida sarà più difficile: far capire alle ragazze della squadra – sottopagate, sottovalutate e poco rispettate dai tifosi – che crederci soltanto non basta per vincere una partita di calcio.

Ted Lasso 4, cambiare tutto per non cambiare nulla?

Per commentare questa nuova stagione di Ted Lasso, ci affidiamo alle parole scritte da Damiano Panattoni su Movieplayer.it:

Ma come si innova un format come quello di Ted Lasso? Cambiare tutto per non cambiare niente: la quarta stagione, che inizia con un filo di malinconia, potrebbe essere la contro copia carbone della prima. Un allenatore, qualche buona battuta e una squadra da salvare.

Il celebre motto gattopardiano «cambiare tutto per non cambiare niente» è l’espressione perfetta per descrivere questa quarta stagione di Ted Lasso: da un lato è rimasto il solito fattore emozionale con un allenatore di calcio che prova a salvare una squadra di calcio che inizia come sfavorita sia a livello sportivo che emotivo e personale, con tanto di cartello “Believe” appeso sopra la porta dello spogliatoio e arricchito con post-it colorati con frasi che a questo motto aggiungono qualcosa in più; dall’altro, però, il rischio di ripetersi è stato alto, al punto che questo timore si nota moltissimo nel corso di queste nuove dieci puntate.

Ted Lasso 4

Non a caso Movieplayer.it utilizza l’espressione «copia carbone» per parlare di questa quarta stagione di Ted Lasso. Una copia carbone, però, che si lascia guardare, ma di emozionante rispetto alle scorse stagioni ha poco. Principalmente perché il focus non è più su Ted Lasso, i suoi attacchi di panico, i suoi problemi con Henry e Michelle e la sua difficoltà nel confrontarsi con il suicidio del padre, ma sugli altri personaggi, anche se non tutti sono approfonditi come avrebbero meritato e non tutti hanno lo stesso carisma e profondità di altri ruoli, come Jamie Tartt o Nathan Shelley, che tornano anche in questa stagione con un breve cameo.

Se questa quarta stagione continua, ad esempio, a costruire l’evoluzione del personaggio di Roy Kent e dà spessore a un Beard preso dalla crisi di mezza – o dimezza – età, d’altro canto mostra timidezza nello sviluppare i personaggi femminili proprio per questo timore di realizzare a tutti gli effetti una stagione fotocopia della prima. Un esempio è la dinamica fra Alice e Gemma, che non viene approfondita più di tanto per evitare di ripetere quella fra Roy e Jamie Tartt delle scorse stagioni.

Ted Lasso 4, il femminile e la fragilità del maschio come aspetti nuovi di una copia carbone

Gli aspetti nuovi di questa quarta stagione di Ted Lasso sono quelli legati a temi triti e ritriti del dibattito culturale e sociale, ma che questa serie tv riesce a declinare in maniera ironica e allo stesso tempo profonda in un contesto molto maschile come quello del calcio. Ted Lasso infatti affronta le questioni femminili e la fragilità del maschio senza però essere didascalico, ma cercando di renderli punti di forza di una stagione che ha corso il rischio di diventare una copia della prima.

Ted Lasso 4

Per quanto riguarda la questione femminile, abbiamo personaggi che combattono ogni giorno contro un mondo che ancora diffida delle loro capacità. Alice Chilton, ad esempio, deve dimostrare di essere una buona leader e futura capoallenatrice, mentre la capitana della squadra Lizzie Davis deve combattere per dimostare al suo ex compagno come possa essere in grado di essere una madre responsabile e allo stesso tempo una calciatrice. Infine abbiamo un altro personaggio – abbastanza caricaturale, va detto –, quello di Zelda Southport, femminista incallita che vuole dimostrare come si possa sconfiggere il patriarcato nel calcio e come anche le donne possano fare la differenza in quell’ambiente.

Quanto alla fragilità del maschio, questo aspetto riguarda principalmente Roy Kent e Willis Beard. Il primo continua la sua storyline iniziata e proseguita nel corso delle prime stagioni: continua il suo cammino di consapevolezza delle proprie fragilità, continua ad aprirsi di più alle emozioni, ma allo stesso tempo – come accadrà nel finale, che non spoileriamo – impara che nella propria quotidianità non c’è nulla di male a lasciarsi alle spalle la propria corazza di duro.

Quanto a Beard, quest’ultimo si ritrova, complice lo spettacolo teatrale della sua ex e un rifiuto da parte di un’altra donna, a nascondere i segni del tempo che passa, per poi gradualmente accettare la vecchiaia comprendendo presto anche lui che cambiare sia un passo necessario per continuare a essere uomini.

Ted Lasso 4, Believe… and win

Fatte queste premesse, Ted Lasso 4 mette quasi sullo sfondo l’aspetto calcistico – molto forte nelle scorse stagioni, con addirittura camei importanti come quello di Pep Guardiola – per approfondire il suo “Believe“: non basta soltanto credere di poter vincere, ma bisogna attuare questa fiducia in sé, che va conquistata lottando ogni giorno. Solo così si può conquistare l’appoggio degli altri, e solo così, ci sembra dire questa quarta stagione, possiamo ottenere ciò che vogliamo.

Ted Lasso 4

La chiave di tutto sta nei versi di Quando la morte viene, poesia di Mary Oliver che Mae Green, la simpatica proprietaria del pub Crown & Anchor di Richmond frequentato dai tifosi dell’AFC Richmond, recita alla fine della quarta stagione di Ted Lasso:

Quando sarà tutto finito, voglio dire: per tutta la mia vita
sono stata una sposa sposata con lo stupore.
Che io ero lo sposo, prendendo il mondo tra le mie braccia.
Quando sarà tutto finito, non voglio chiedermi
se ho reso la mia vita qualcosa di particolare… e reale.
Quando sarà tutto finito… non voglio trovarmi a sospirare.
E spaventata… o piena di discussione.
Non voglio finire semplicemente avendo visitato questo mondo.

Lottare per ottenere ciò che si vuole non soltanto per vincere un semplice premio, una semplice promozione in Premier League, ma per poter urlare al mondo che non l’ho semplicemente vissuto, non l’ho semplicemente conquistato, ma l’ho goduto e ne ho tratto stupore. È questo che Ted Lasso 4 vuole forse dirci: crederci per vincere, ma anche crederci per continuare a vivere e a godere la meraviglia della vita con tutte le cose belle e brutte che ci offre.

Ted Lasso 4, il metodo Richmond colpisce ancora

Se da un lato sarebbe stato meglio presentare un nuovo tipo di storia, dall’altro meno male che l’aspetto emotivo di Ted Lasso – che possiamo benissimo definire “il metodo Richmond” come il libro scritto da Trent Crimm alla fine della terza stagione – è rimasto lo stesso anche in questa quarta stagione. La forza di Ted Lasso, dopotutto, non è tanto nella trama in sé, quanto in quello che ci trasmette raccontandola.

Dietro le storie di un buffo e baffuto allenatore di calcio e di una squadra femminile in cerca di riscatto si celano infatti le storie di tutti noi, che quotidianamente lottiamo non tanto per vincere qualcosa, quanto per poter vivere appieno la meraviglia della vita emozionandoci come fosse la prima volta. Ecco, anche se forse si tratta di una copia carbone della prima stagione, Ted Lasso 4 vuole comunque farci emozionare di nuovo come la prima volta.


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