Stuart Fails to Save the Universe

Stuart Fails to Save the Universe, lo spin-off sci-fi di The Big Bang Theory

10 minuti di lettura

In Fare mondi. Vademecum per emissari (Timeo, 2024), l’artista visivo Ian Cheng conia il termine worlding per indicare la creazione di mondi virtuali, narrativi e artistici che hanno vita autosufficiente, ovvero capaci di sopravvivere ai propri creatori continuando la loro opera di espansione. A pensarci bene, è ciò che già accade nel mondo dell’audiovisivo: Cheng stesso porta ad esempio l’universo di Star Wars di George Lucas, ma questa discussione si può estendere anche all’MCU.

Un esempio di worlding lo troviamo anche nell’universo di The Big Bang Theory, creato dalla mente di Chuck Lorre. Dopo i prequel Young Sheldon e George and Mandy’s First Marriage, Lorre ha ideato con Stuart Fails to Save the Universe una serie sequel delle avventure di Sheldon Cooper e soci: il protagonista è Stuart Bloom, proprietario del Comic Center di Pasadena, in California, città dove si svolgono le storie della serie madre ideata da Lorre.

La trama di Stuart Fails to Save the Universe

Un proprietario di una fumetteria e la sua commessa poi fidanzata, un geologo e un fisico teorico viaggiano per svariati universi attraverso una sorta di macchina quantistica. Non è l’inizio di una barzelletta, ma è la trama in soldoni di Stuart Fails to Save the Universe, una serie che ti tiene incollato dall’inizio alla fine, al punto da non farti saltare nemmeno i titoli di coda con le musiche originali di Danny Elfman, storico collaboratore di Tim Burton.

Stuart Fails to Save the Universe

La serie inizia in un universo post-apocalittico, dove Stuart, assieme a Bert, geologo della Caltech, incontra un suo doppio del passato che gli dice di salvare l’universo da una catastrofe causata dall’interferometro, una macchina quantistica creata da Sheldon, Leonard e Howard. Nell’usare la macchina, però, lo Stuart post-apocalittico la danneggia, causando un’ulteriore Armageddon multiversale e portando Bert, Kripke e Denise con sé per diversi e disparati universi paralleli.

Universi governati dall’IA, universi di maghi e streghe, tribù selvagge che condividono tutto persino i propri partner a letto, mondi dove gli umani sono ruminanti come le mucche oppure dove si combattono le guerre più disparate: sono questi i mondi attraverso cui Stuart e i suoi amici viaggiano per poter salvare l’universo. Non mancano, inoltre, i camei di personaggi noti agli amanti di The Big Bang Theory, che qui vediamo in vesti inedite e che aggiungono quel qualcosa di comico in più che, assieme agli elementi fantascientifici e di avventura, rendono Stuart Fails to Save the Universe qualcosa di diverso rispetto alla solita sitcom.

Stuart Fails to Save the Universe, a spasso nel tempo… e nello spazio

Stuart Fails to Save the Universe ha raccolto diversi pareri contrastanti, che hanno saputo comunque creare dibattito soprattutto a livello creativo. C’è chi dice che Stuart non è un protagonista carismatico e che gli altri restano ancora personaggi secondari, c’è chi invece dice che non fa ridere e chi l’ha trovata persino cupa. Cercando di tirare le somme su questi pareri, quello che si può dire è che, fin dai titoli di testa, Stuart Fails to Save the Universe non vuole semplicemente intrattenere – cosa che comunque riesce bene grazie soprattutto a Bert e Kripke –, ma porta avanti un certo tipo di ragionamento sulla creazione e sulla famosa rottura della quarta parete.

Una scena della serie Stuart Fails to Save the Universe

Chi ha visto la serie fino alla fine sa perfettamente che cosa si intende, ma non si faranno ulteriori anticipazioni per chi ancora deve guardarla e/o finirla. Quello, però, che si può dire è che la serie sequel di The Big Bang Theory ragiona sulla creazione di storie e di mondi narrativi attraverso un grande omaggio a film e serie tv note in tutto il mondo: Matrix, Fallout, Inception, Batman e tanto altro sono ciò che possiamo percepire come tributi al mondo del cinema e dei fumetti che Chuck Lorre, Zak Penn e Bill Prady utilizzano per dare una storia a Stuart Bloom e agli altri personaggi di questa nuova serie tv.

Stuart Fails to Save the Universe, personaggi in cerca di storie

Sembrerà strano, ma guardando Stuart Fails to Save the Universe sembra di ritrovarsi davanti non tanto a una serie tv fantascientifica d’intrattenimento o a un semplice spin-off, quanto a una quest pirandelliana. Sia Stuart che gli altri personaggi, compresi quelli come come Raj, Penny, Bernadette e Amy che fanno dei camei da The Big Bang Theory, sono personaggi in cerca d’autore e di storie. In un certo senso, è come se ognuno di loro cercasse delle storie in cui essere il vero protagonista, senza però mai riuscirci del tutto – ed è qui, forse, che possiamo dare ragione a chi dice che dopotutto Stuart non sembra nemmeno il vero protagonista di Stuart Fails to Save the Universe.

Una scena della serie Stuart Fails to Save the Universe

Gli esempi in questo senso sono tanti – e qui è necessario fare dei piccoli spoiler: abbiamo Kripke che fa il signore della guerra, Bert che realizza il suo sogno d’amore con una donna indigena, Penny che fa sia la comandante dei ribelli anti-IA che la comandante della marina statunitense che condanna a morte i disertori, e Raj che fa lo scienziato prigioniero di guerra e il predicatore della fine del mondo. C’è chi, come si può notare, interpreta più di un ruolo, alle volte da protagonista, alle volte da personaggio secondario, una sorta di scherzo fatto da un deus ex machina che vuole far credere ai personaggi di avere il controllo delle loro storie, quando in realtà sono dei burattini.

Stuart Fails to Save the Universe, spoiler: nessuno è in controllo della propria storia

Ci ispiriamo, allora, ai creatori di Stuart Fails to Save the Universe per fare questo gigantesco spoiler: nessuno ha il controllo della propria storia. Nemmeno noi spettatori lo abbiamo: siamo invogliati fin dall’inizio a restare incollati davanti allo schermo senza saltare i titoli di testa, che fin dall’inizio giocano con gli spettatori con easter egg e spoiler funzionali non solo a ironizzare sulla nostra abitudine a saltarli, ma anche a farci desistere dal fare congetture su quello che accade in ogni singolo episodio.

Stuart Fails to Save the Universe

Questo è, forse, il motivo per cui qualcuno ha storto il naso guardando Stuart Fails to Save the Universe: perché ci è stata tolta la possibilità di controllare la storia, e allo stesso tempo è stata tolta ai suoi personaggi, incapaci di diventare protagonisti e altrettanto incapaci di dirigere la loro storia.

Considerato che Stuart Fails to Save the Universe è stata rinnovata per una seconda stagione, ci resta da capire se in questa quest pirandelliana i nostri eroi riusciranno a salvare veramente l’universo, ovvero se riusciranno veramente a ristabilire il controllo sulle proprie vite e a stabilire un finale degno delle proprie vite. Questo è, allora, il bello di questa serie: vedere i suoi personaggi riuscire a diventare protagonisti della propria storia.

Stuart Fails to Save the Universe, una quest infinita?

Lasciando stare quello che si dice sul web e tutti i paragoni che sono stati fatti per parlarne, Stuart Fails to Save the Universe merita di essere vista non soltanto perché il viaggio nel tempo e nello spazio è un grande classico, non soltanto perché in fondo Stuart Bloom e soci ci fanno ridere e perché è sempre un piacere ritrovare i personaggi di The Big Bang Theory, ma perché si prepara a essere un piccolo capolavoro di metanarrazione e, per dirla à la Cheng, di worlding che sfida la nostra ricezione come spettatori, ma che al contempo mostra anche i meccanismi del processo creativo dietro ogni prodotto creativo.


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