Sedici anni dopo aver scritto The Social Network (2010) di David Fincher, Aaron Sorkin ritorna sulla storia di Facebook e del suo fondatore, Mark Zuckerberg, con The Social – Il prezzo della verità. Sorkin abbandona la fascinazione e la freschezza di chi ha contribuito a creare il primo vero social network che è riuscito a raggiungere così tante persone in tutto il mondo; in The Social – Il prezzo della verità il focus è sulle conseguenze invisibili che trovano riscontro nella realtà, grazie alla presenza ingombrante dell’algoritmo.
The Social – Il prezzo della verità, la genesi dei Facebook Files
Basato sull’inchiesta giornalistica del Wall Street Journal, in The Social – Il prezzo della verità il giornalista Jeff Horwitz, interpretato da Jeremy Allen White (The Bear, Springsteen – Liberami dal nulla), è chiamato a lavorare al Wall Street Journal per un’inchiesta sul colosso dei social network, Facebook. Nel 2019 collabora con la data scientist Frances Haugen, portata a schermo dall’ottima performance di Mikey Madison (Anora, C’era una volta a… Hollywood), per fare luce su ciò che l’azienda nasconde all’opinione pubblica: la manipolazione dell’algoritmo secondo un’ottica di profitto, nella piena consapevolezza delle conseguenze disastrose sugli utenti del social network.

Proprio come il film precedente, The Social – Il prezzo della verità non segue una narrazione lineare. Il film alterna due anni fondamentali per l’inchiesta giornalistica: il 2019, anno in cui è iniziato il tutto, e il 2021, un anno cruciale per la storia statunitense moderna. All’inizio del 2021, infatti, gli Stati Uniti erano, come il resto del mondo, in piena crisi pandemica; inoltre, i cittadini statunitensi erano appena reduci dalle elezioni presidenziali che avevano visto vittoriosi i democratici di Joe Biden e Kamala Harris.
Tuttavia, con Donald Trump che inneggiava ai brogli elettorali, il mondo intero ha assistito a uno tra i momenti più bassi della storia degli Stati Uniti, soprattutto per un paese che si professa, almeno sulla carta, il difensore estremo della democrazia: un tentato colpo di Stato. L’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato promosso dal presidente in uscita Donald Trump in un discorso durante la manifestazione Save America March e su tutti i suoi profili social – comportamento che gli farà guadagnare il secondo impeachment –, compresi vari gruppi Facebook di estrema destra, tra cui Stop the Steal, tutti quanti affiliati a QAnon, Proud Boys e altri gruppi complottisti e fascisti.
In The Social – Il prezzo della verità, Sorkin mostra agli spettatori di tutto il mondo la violenza di quel 6 gennaio, una violenza che i dirigenti di Facebook hanno contribuito ad alimentare con l’introduzione delle MSI (Meaningful Social Interactions, le “interazioni sociali significative”) nell’algoritmo di Facebook, insieme a un controllo sempre più assente sui post degli utenti, con conseguente diffusione di disinformazione e odio.

Il frutto del lavoro di giornalismo investigativo di Horwitz e Haugen ha portato alla pubblicazione nel 2021 di una serie di articoli denominati Facebook Files, dove sono stati divulgati documenti ufficiali di Facebook che hanno confermato la complicità dell’azienda e il suo stesso immobilismo in favore di più engagement per l’utente e, di conseguenza, più profitto aziendale.
Gli ideali di uguaglianza e interconnessione che avevano contribuito alla creazione del social network nel 2004 sono stati traditi in favore del profitto, l’unica cosa che sembra interessare a Mark Zuckerberg, creatore di Facebook e CEO di Meta, interpretato in The Social – Il prezzo della verità da un meraviglioso Jeremy Strong, attore che aveva già collaborato con Sorkin in Molly’s Game e Il processo ai Chicago 7. Strong lavora in continuità con l’interpretazione di Jesse Eisenberg in The Social Network, esasperando il cambiamento fisiologico presente in una persona dopo ventidue anni. Lo Zuckerberg di Strong è più freddo e analitico; la parte emotiva non esiste, completamente oscurata dai comportamenti ossessivi del miliardario.
The Social – Il prezzo della verità, il tempo come testimone
Sorkin porta sul grande schermo l’inchiesta dei Facebook Files – presente ancora integralmente sul sito del Wall Street Journal – con la rapidità e densità di dialoghi che contraddistingue le sue sceneggiature. La divisione narrativa di The Social – Il prezzo della verità non stupisce i fan del film precedente, poiché riprende la tecnica, banale ma efficace, dell’alternanza tra il tempo presente della narrazione e i flash forward, tra ciò che accade nel 2019 e ciò che accadrà invece nel 2021, con una breve parentesi che riguarda il 2020. Questi continui salti temporali contribuiscono alla velocità di forma del film che si oppone alla sceneggiatura molto statica sul giornalismo d’inchiesta, un lavoro fatto di ricerche su ricerche.

La fotografia del DoP Jeff Cronenweth aiuta a rendere più dinamica una sceneggiatura in cui i protagonisti non fanno nient’altro che parlare, con movimenti di macchina che aumentano la tensione nella scena, soprattutto nella parte finale. La vera eccellenza di The Social – Il prezzo della verità risiede però nell’interpretazione degli attori, sicuramente agevolata dalla sceneggiatura brillante di Sorkin. Il regista, infatti, non è estraneo a scene veloci, dialoghi che si succedono a raffica, addirittura sovrapponendosi a vicenda. Questa ricchezza di dialoghi fa sì che i personaggi siano estremamente delineati, fornendo un’importante linea guida agli attori. Di particolare pregio sono le interpretazioni di Mikey Madison e Jeremy Strong.
Dopo aver vinto il premio Oscar come migliore attrice per Anora (2024), Madison torna sul grande schermo con un’interpretazione completamente opposta rispetto alla giovane spogliarellista. Frances Haugen è una donna straordinariamente brillante e, come The Social – Il prezzo della verità ci ricorda spesso, molto coraggiosa. È un’informatica statunitense, ex data scientist di Facebook, prima di contribuire a svelarne i segreti. Madison la interpreta con una precisione estrema, vestendone alla perfezione i panni e confermando di essere una delle migliori attrici statunitensi della sua generazione, oltre a essere riuscita a non farsi incastrare da un personaggio forte e ben caratterizzato come Anora.

Jeremy Strong ritorna con un’interpretazione di livello, non raggiungendo però le vette del lavoro fatto con Kendall Roy in Succession, serie pluripremiata di HBO sulla famiglia proprietaria di uno dei conglomerati di media e intrattenimento più grandi del mondo. Sono molteplici le similitudini tra Kendall e Mark Zuckerberg: entrambi sono ossessionati dal successo e dai soldi. Ma Strong elimina completamente la componente emotiva dalla sua performance in The Social – Il prezzo della verità, esibendo Zuckerberg, dopo un lavoro di ricerca estensivo da parte dell’attore, come una persona completamente priva di empatia. E forse Strong non si è discostato troppo dalla realtà.
The Social – Il prezzo della verità vuole mettere di nuovo in risalto il dibattito che gira intorno alla regolamentazione interna dell’uso dei social media da parte di aziende giganti con un fatturato – e quindi con un potere mediatico e soprattutto politico – colossale. Sorkin vuole mettere in guardia i cittadini statunitensi nei confronti di un sistema, di un algoritmo invisibile ma presente che potrebbe causare la scomparsa della democrazia, soprattutto in vista delle nuove elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati Uniti il prossimo novembre. Spetta ai cittadini fare i conti con questa entità invisibile e ormai fin troppo padrona del pensiero critico della massa. Il tempo ne sarà testimone.
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