Nella sezione Orizzonti del festival di Venezia è stato presentato Un anno di scuola, secondo lungometraggio di Laura Samani, che aveva conquistato buona parte della critica col suo delicatissimo debutto Piccolo Corpo (2022). Con protagonisti tutti alla prima prova attoriale, il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Gianni Stuparich, ambientato nel 1800; Samani sceglie di attualizzare il racconto trasponendolo ai primi anni del 2000.
Certamente animato da una leggerezza ed una dimensione drammatica meno autoriali di Piccolo Corpo, Un anno di scuola riesce comunque a distinguersi come film semplice ma più che godibile e talvolta capace di stimolare spunti interessanti.
Un anno di scuola a Trieste

La vicenda segue Frederika, ragazza svedese trasferitasi a Trieste per seguire il lavoro del padre: frequenta la quinta liceo in un tecnico e senza scelta si trova assegnata ad una classe di soli ragazzi. Dopo una serie di angherie ed episodi di bullismo, Fred riesce a farsi amici tre maschi, Mitis, Antero e Pasini. Ognuno di loro ha una ben distinta personalità che riesce a emergere grazie soprattutto all’incontro fra un’eccellente scrittura e la bravura degli attori; la chimica fra i quattro è palpabile e credibile, ben al di sopra degli standard ai quali le fiction adolescenziali ci hanno abituati.
Perché va detto, la storia originale non è nulla di particolarmente innovativo: ritornano le tormentate storie d’amore, le incomprensioni di quell’età, i conflitti generazionali, i litigi e i perdoni. Eppure è la sceneggiatura della Samani ad elevare Un anno di scuola: riesce con la naturalezza dei dialoghi ad infondere una carica gentile in ogni situazione che sarebbe altrimenti banale, con l’onestà sugli argomenti trattati a fare luce sulle complessità dei rapporti fra i generi.
Anche l’ambientazione triestina ha una sua importanza autoriale: con un’attenzione filologica al dialetto, le specificità di quel luogo -a confine, dalle lingue molteplici, difficilmente raggiungibile- esplode in relazione all’identità della sua protagonista femminile. Il suo avvicinamento al mondo maschile avviene anche linguisticamente, con un progressivo abbandono dell’inglese a favore del dialetto friulano. Simbolico è anche l’anno di ambientazione di Un anno di scuola: nel 2007 la Slovenia entrava nell’area Schengen e i confini con l’Italia venivano de facto messi in pensione; allo stesso modo le linee di divisione fra Fred e i ragazzi non fanno che assottigliarsi.
Un anno di scuola, l’amicizia fra uomo e donna

Fred è una ragazza libera e indipendente, sessualmente curiosa e disinibita come è giusto essere a quell’età; lei è una mela e i ragazzi sono kiwi. Quando metti una mela in mezzo a kiwi quelli matureranno più in fretta per via dell’etilene emesso dalla mela. Un anno di scuola funziona al meglio proprio quando la sua regista presta attenzione alle parole e alle metafore con cui parlare dell‘amicizia uomo-donna. Un anno di scuola e C’eravamo tanto amati (1974) sono certamente incomparabili, ma comunque Samani riesce ad appellarsi a quella stessa efficace semplicità che rese il film di Ettore Scola il capolavoro senza tempo che ancora è.
L’amore e l’amicizia, il maschile ed il femminile, continuano a scontrarsi e confrontarsi: la libertà di Fred fa paura alla fragilità maschile dei tre amici. Finiscono per competere ed in seguito soppesare cosa per loro sia più importante: l’amore fraterno che li lega, o quello sentimentale che li divide. Laura Samani scrive intelligentemente una storia senza cattivi: si tratta solo di fasi della vita, che ci cambiano ed influenzano, momenti nei quali crescere per poi essere migliori.
Tutta l’intelligenza del film è riassunta in una dolcissima scena di sesso che conferma come la delicatezza di Piccolo Corpo non fosse un fortunato caso: è sempre importante parlare di sesso in film di questo tipo, e soprattutto farlo senza filtri e senza scadere nel gratuito. Recitata divinamente da Stella Wandick e Giacomo Covi (vincitore del Premio Orizzonti per il Migliore attore), vi è racchiusa tutta la forza dolce di Laura Samani. Non possiamo che sperare che i prossimi film riescano ad essere più audaci nei contenuti ma comunque leggeri e intelligenti come Un anno di scuola.
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