Uscita settimanalmente in Italia su HBO Max, la terza e ultima stagione di Euphoria affida sé stessa allo star power degli attori che ha avuto la fortuna di accaparrarsi all’inizio. Ma per il creatore, sceneggiatore e regista Sam Levinson non basta, e la terza stagione di Euphoria si conferma come uno dei peggiori prodotti di intrattenimento usciti nel 2026. Di seguito, proviamo a spiegarne i motivi con grossi spoiler – siete stati avvisati.

Euphoria 3 fa acqua da tutte le parti
Dimenticatevi i banchi di scuola, la terza stagione di Euphoria è ambientata anni dopo – uno dei tanti errori di forma. I personaggi hanno lasciato le superiori. Non si trovano in un ambiente chiuso, costretti a interagire tra di loro, vittime del gossip e del giudizio dei loro pari; sono adulti, e, come tali, dovrebbero essere padroni delle proprie scelte. Il problema è che la terza stagione di Euphoria non li mette in condizione di scegliere, ma di subire ciò che accade attorno a loro, senza che abbiano alcuna voce in capitolo, rendendo sterile per il pubblico la visione di qualcosa che finge di essere più di ciò che è: un tripudio di scene trash condite con nudità gratuita.

Rue (Zendaya) viene trovata da Laurie (Martha Kelly), lavora come corriere della droga, viene prestata (o venduta, non si capisce bene) ad Alamo Brown (Adewale Akinnuoye-Agbaje) e si mette a gestire la distribuzione di droga nel suo strip club, per poi essere contattata da due agenti della DEA con cui collabora come spia. Ma Rue non ha voce in capitolo su nulla. Il pubblico assiste a un dipanarsi di eventi, uno dopo l’altro, privi di sostanza e talvolta di coerenza, giustapposti solo per far arrivare la trama a un punto X: la morte della ragazza.
Sì, Rue muore alla fine della terza stagione di Euphoria, ma invece di rendere giustizia alla vita di questo incredibile personaggio con una morte potente, che lascia il segno, con una scena emotiva e sentita, Rue muore per overdose, in sordina, ingannata da Alamo, rendendo completamente inutile il percorso di riabilitazione e di avvicinamento alla fede che la caratterizza per la stagione, poiché la sua morte appartiene a un mondo che ormai non la rappresenta più.

L’altra linea di trama principale – e sicuramente più atroce – della terza stagione di Euphoria riguarda Cassie (Sydney Sweeney), Maddy (Alexa Demie), Nate (Jacob Elordi) e Lexi (Maude Apatow) – nonostante gli ultimi due non siano mai veramente presenti in tutta la stagione di Euphoria. A causa dei problemi finanziari di Nate e della volontà morbosa di avere tanti, qualcuno direbbe troppi, fiori costosi al matrimonio, Cassie inizia la sua carriera come sex worker sulla piattaforma OnlyFans.
Torna da Maddy per chiederle aiuto nella gestione della sua carriera, e le due iniziano a collaborare, finché Cassie, dopo aver passato l’audizione per la soap statunitense a cui sta lavorando la sorella Lexi, si trova costretta a cancellare il suo profilo OnlyFans. Ma comunque non ha alcuna importanza perché riesce poi a riattivarlo in qualche modo, giusto in tempo per pagare gli strozzini armeni che stanno minacciando Nate. Nel frattempo, Maddy incontra Alamo Brown, il trafficante di prostitute, che prova un certo fascino per la ragazza e decide di collaborare al business di OnlyFans con le sue, di ragazze.
Ritroviamo poi Nate in una sequenza di scene talmente uguali a sé stesse che sembrano quasi una presa in giro, malmenato in continuazione e sepolto vivo sottoterra, con un tubo lunghissimo come unico collegamento con la superficie. Un serpente curioso cade accidentalmente nel tubo, e Nate se ne va così: senza rumore, senza motivo, senza cura per uno dei personaggi più complessi delle stagioni precedenti. Non rimane assolutamente niente del Nate arrabbiato, dispotico, confuso. La terza stagione di Euphoria lo trasforma in un involucro vuoto con le fattezze di Jacob Elordi, e, a quanto pare, è abbastanza per chi ha scritto e creato la serie.

Il compito di “salvare” Nate viene affidato a Cassie e a Maddy che con l’aiuto di Alamo fingono di pagare per il riscatto, solo per dissotterrare un cadavere. La loro situazione si assesta, della morte di Nate non se ne parla mai più, e loro continuano il lavoro su OnlyFans con le ragazze di Alamo, fino alla paccottiglia di scene in cui Maddy si trova coinvolta, che compone l’ora e mezza di noia del lunghissimo episodio finale.
Avrete notato che di Jules (Hunter Schafer) non si parla. Non per cattiveria, ma perché il suo personaggio non è pervenuto in questa stagione di Euphoria. La vediamo rinchiusa in quattro mura a non fare niente. Che brutta fine.
Euphoria 3, come (purtroppo) sono cambiati i personaggi
Il cuore di Euphoria risiedeva nei suoi personaggi. Euphoria aveva riscritto i vari tipi di adolescenti problematici (come Skins aveva fatto nella sua epoca), inglobando in ciascun personaggio le criticità che i giovani si trovano a dover affrontare nell’epoca digitale. Prima erano centrali, avevano uno scopo, non erano vittime di nessuno se non delle proprie scelte. Scatenavano l’azione, non la subivano.
Cassie, adesso, non si realizza facendo la sex worker per OnlyFans. È una retorica che non funziona per nessuno, ma a maggior ragione per questo personaggio, che dovrebbe mettere l’amore e l’approvazione di Nate sopra ogni altra cosa – o almeno è quello che faceva alla fine della seconda stagione. Cassie è invece un personaggio che cambia completamente da una stagione all’altra.

Nella prima stagione di Euphoria è una ragazza fidanzata che combatte contro l’estrema sessualizzazione subita costantemente e che deve affrontare il trauma dell’abbandono del padre. Nella seconda stagione dovrebbe imparare a stare da sola, ma Sam Levinson non glielo permette, e finisce a pensare di aver bisogno di un uomo al suo fianco che sopperisca alla mancanza del padre.
Nella terza stagione è ridotta a una donna che vuole solo attenzioni. Il padre scompare completamente, insieme al trauma che le ha lasciato; Nate non è più il faro della sua vita, l’uomo che si sostituisce alla figura paterna. Cassie si trova intrappolata in un personaggio svampito che agisce casualmente, creato per sessualizzare ancora di più l’attrice che lo interpreta: Sydney Sweeney.
Come anticipato in precedenza, il povero Nate è inesistente. Forse Jacob Elordi era impegnato con le riprese dell’imbarazzante Cime Tempestose per permettere a Sam Levinson di sviluppare il suo unico protagonista maschile, che passa da un personaggio pieno di carisma, tormentato dalla propria sessualità e con un evidente problema di gestione della rabbia a un coniglio spaventato presente in un numero contato di scene in cui, tra l’altro, fa, o meglio subisce, sempre le stesse cose. È possibile che anche lo sviluppo del personaggio sia finito con Nate dieci metri sottoterra.

Jules soffre della stessa malattia. Il personaggio più importante di Euphoria dopo Rue è ridotto a una bambolina in una torre d’avorio. Dipinge. Fa sesso. Dipinge. Il tutto con intermezzi di dialoghi rimpastati dalle prime stagioni che, per forza di cose, ora non hanno più senso di esistere e fanno pensare all’effettiva intelligenza del personaggio, e di chi l’ha scritto.
Maddy, forse il personaggio più amato dal pubblico, ha una sua coerenza tra le varie stagioni, ma anche lei cade nella trappola di Sam Levinson: la moneta del sesso. Il personaggio che all’inizio della terza stagione di Euphoria dichiara “I’m not a fucking whore” alla fine lo diventa, vanificando in questo modo ancora una volta l’individualità femminile e la possibilità di scelta, assente nella gran parte dei personaggi femminili della serie, come le ragazze di Alamo, le spogliarelliste, le sex workers, tutte vittime dello stesso modus operandi di Levinson.

Euphoria 3, è tutto da buttare?
Nel guardare la terza stagione di Euphoria viene spontaneo chiedersi: è davvero tutto da buttare? La risposta verte più sul “sì” che sul “no”, ma qualcosa da salvare esiste. Appurato che Levinson non avesse più nulla da dire sui protagonisti storici della serie, interpretati ormai da grandissimi e famosissimi attori, sono i nuovi personaggi a trovare più spazio: Faye (Chloe Cherry), Laurie, Wayne (Toby Wallace), Alamo Brown, Bishop (Darrell Britt-Gibson) e tutto il suo entourage.
Sono loro i nuovi protagonisti della terza stagione di Euphoria, e intorno a loro vengono costruite le scene più brillanti, divertenti e piene di tensione, con dei guizzi di creatività che ricordano la freschezza e la spontaneità della scrittura di Levinson delle prime due stagioni. Il problema è che non basta. Non basta avere una manciata di scene brillanti in una stagione da otto lunghissimi episodi. Non basta avere gli attori più bravi a disposizione tra quelli delle nuove generazioni. Non basta l’affetto dei fan per la serie. Ma se non basta questo, allora cosa?
La verità è che non è possibile giustificare la terza stagione di Euphoria come prodotto creativo; è possibile giustificarla solo come prodotto di marketing. È un pattern ricorrente: la troppa popolarità di un qualsiasi prodotto audiovisivo porta a un impoverimento della qualità perché si fa affidamento unicamente sull’amore della fan base. È un serpente che si morde la coda. Se una serie non è popolare, non verrà rinnovata, ma se diventa popolare c’è il rischio concreto che peggiori sempre di più. Il pubblico può solo aspettare e sperare; ma la terza stagione di Euphoria ha tradito ogni speranza.
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