Nel 2006 Sofia Coppola intraprende la sfida di girare il film d’epoca Marie Antoinette; la regista, fresca di esordio ma soprattutto del successo di Lost in Translation, si imbarca in un percorso atipico rispetto a quelli da lei fatti fino a quel momento. La reggia di Versailles le apre le porte e con cast e troupe entrano anche mille problemi. In silenzio, mimetizzata con lo sfondo, si accoda anche la madre Eleanor Coppola, in veste di documentarista. Ma è veramente possibile separare nettamente i due ruoli?
Il film Making Marie Antoinette cerca di rispondere a questa domanda: inizialmente nato come cortometraggio, il documentario presentato ad Alice nella Città 2026 è frutto del lavoro che Sofia ed Eleanor hanno ripreso durante la pandemia. In seguito alla morte di quest’ultima, la figlia ha ultimato il lavoro: Making Marie Antoinette è quindi l’ultimo lavoro per lo schermo realizzato dalla grande documentarista.
Making Marie Antoinette sarà disponibile sulla piattaforma MUBI dal 6 novembre 2026.
Un’ombra sul set di Marie Antoinette
In Making Marie Antoinette Eleanor si muove con un’agilità sorprendente tra le centinaia di persone sul set, risultando invisibile, immortalando i momenti della vita con naturalezza. Le reazioni di alcuni sono di una dolcezza infinita, come quella di Kirsten Dunst, che non può fare a meno di arrossire e scoppiare a ridere. Il documentario, a tratti, pare quasi un filmato di famiglia, non per la mancanza di regia, bensì per la sensazione di familiarità che c’è con chiunque venga inquadrato: c’è una sensazione di casa.

Uno dei focus principali di Making Marie Antoinette è inoltre l’artigianalità delle cose: viene giustamente incensata la figura di Milena Canonero, costumista del film, che viene mostrata nell’atto di portare in vita autentici capolavori del tessuto, dal bozzetto al prodotto finale. Grande enfasi è data ovviamente anche alle parrucche, così come alla scenografia, elaborata e costosa. Ovviamente l’attenzione non può che andare sul luogo ospitante: Versailles, che ha ospitato le riprese di un film per la prima volta con Marie Antoinette.
Lo sguardo di una famiglia attraverso la cinepresa di Making Marie Antoinette
Tanto è il culto dell’estetismo, quanto ovvia è anche la criticità nel raggiungere questi traguardi: dalla camera trasuda infatti ansia e stress. Il dover gestire tempistiche folli (10 ore a settimana tra trucco e parrucco) con un piano di lavorazione severo e fiscale, in un luogo difficile da gestire. Ne soffre tutta la troupe ovviamente, ma lo sguardo materno di Eleanor non può a un certo punto non virare sull’oggetto del suo amore e della sua preoccupazione, Sofia.

Sofia Coppola nel film è una giovane donna con gli occhi che brillano di trepidazione, ma che ben presto si rende conto di quanto sia alta l’asticella che si è autoimposta. Making Marie Antoinette è un film che lascia un sorriso malinconico sul volto dello spettatore: ancora una volta Eleanor riflette sul suo ruolo parziale in quanto documentarista (come durante Hearts of Darkness). In questo caso ciò è dovuto alla tenerezza con cui guarda la figlia, come fanno tutti i genitori: con lo scopo di esserci sempre per poter proteggere.
Deliziosa anche la cornice dedicata alla famiglia Coppola: sul set ovviamente sono presenti a volte svariati membri, da Jason Schwartzman a Roman Coppola, fino al patriarca Francis Ford. Ogni famiglia ha una modalità di comunicazione per esprimere il proprio amore, disapprovazione o malessere, e per i Coppola questa modalità è il cinema. Un linguaggio segreto attraverso cui, periodicamente, i membri della famiglia si ritrovano.
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