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Guillermo Del Toro, il futuro del regista Premio Oscar

Lovecraft, Pinocchio e molto di più: cosa attende i fan deltoriani?

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15 minuti di lettura

Dietro un bel paio di occhi azzurri, si nasconde il regista Premio Oscar Guillermo Del Toro. Un buon regista, mai banale, un visionario amante di Lovecraft con una passione, quasi feticista, per gli insetti, i meccanismi ad orologeria, i mostri e i luoghi oscuri.

Ogni suo film è un viaggio in un assurdo fantastico mescolato con la realtà, marchiato a fuoco dalla sua tipica vena macabra e inquietante, che cattura lo spettatore in una tela di ragno alla quale è impossibile sfuggire. La sua inconfondibile mano ha caratterizzato tutta la sua produzione cinematografica rendendo i suoi film unici e indimenticabili, come dimostrano alcuni dei suoi più grandi successi: Il Labirinto del Fauno e La spina del diavolo.

Ma chi è Guillermo Del Toro?

È una passione travolgente quella di Guillermo Del Toro, che lo accompagna sin dall’età di 8 anni quando si avvicina al mondo del fantasy e dei cartoni animati. Ma il suo esordio non è dietro la macchina da presa, bensì con il make-up: specializzatosi come disegnatore di make-up, Del Toro fonda la compagnia Necropia nei primi anni Ottanta. A stravolgere tutto è il rapimento del padre in Messico che costringe il resto della famiglia ad espatriare negli USA.

Con il lungometraggio Cronos il regista fa il suo debutto nel 1993 e vince la Camera d’Or a Cannes, oltre che numerosi altri premi in festival internazionali del cinema fantastico e in Messico. Hollywood lo nota grazie al favore della critica e del pubblico e lo scrittura per il suo secondo film dal titolo Mimic con Giancarlo Giannini e Mira Sorvino, una rivisitazione – se vogliamo – del famoso Alien.

Nel 2002 Guillermo Del Toro torna con Blade II – seguito del Blade di Stephen Norrington – da bravo appassionato di fumetti e anime. Da qui a Hellboy (2004) il passo è breve, anche se in questo caso la mano del regista messicano si sente meno. Ciò che però distingue questi suoi film dai classici action movie è la passione con la quale Guillermo Del Toro gira le scene, l’amore per l’armonia delle forme e il desiderio di andare oltre la realtà, sconfinare nella fantasia più lontana per trarre spunto per la creazione di maschere nuove e mai viste prima d’ora al cinema.

Tutte caratteristiche che mixa nell’ineguagliabile Il Labirinto del Fauno che racchiude tutta la poetica cinematografica di Guillermo Del Toro. Nel film metafora, fantasy e Storia si intrecciano indissolubilmente portando lo spettatore nei meandri più profondi del pensiero del cineasta, vero spettatore di guerra e sofferenza e anima rifugiatasi nelle favole.

Ecco dunque cosa bolle nel pentolone del deltoriano.

Cabinet of Curiosities sfida Creepshow

Il regista messicano Guillermo Del Toro si prepara al suo debutto su Netflix con la sua personalissima antologia televisiva Cabinet of Curiosities – dopo l’omonimo libro edito da Harper Collins. L’annuncio di inizio della produzione è stato dato ieri su Twitter attraverso l’account officiale di Netflix. Il progetto, che sfida Creepshow, film scritto da Stephen King e diretto da George A. Romero, sarà una sorpresa eccezionalmente sconvolgente per gli appassionati del genere.

Sulla scia delle WunderkammerCamere delle meraviglie – tedesche del XVI e XVIII secolo, che raccoglievano manufatti e oggetti rari e bizzarri, il Cabinet si presenta come una serie antologica in otto episodi ognuno diretto da uno specialista in materia. Jennifer Kent dirigerà la puntata basata su un soggetto originale di Guillermo Del Toro. Troveremo molte facce conosciute come Essie Davis (protagonista di Miss Fisher-Delitti e misteri), Andrew Lincoln – il Rick Grimes di The Walking Dead – e Hannah Galway vista in Sex/Life.

A David Prior (The Empty Man) è affidata la puntata basata sul soggetto di Michael Shea e sulla sceneggiatura di David S. Goyer. Gli interpreti saranno F. Murray Abraham, Glynn Turman e Luke Roberts. Su soggetto di Del Toro e su direzione dello storico collaboratore Guillermo Navarro (La spina del diavolo Cronos) si baserà la puntata che vedrà protagonisti Tim Blake Nelson, Elpidia Carrillo, Demetrius Grosse e Sebastian Roché.

Dall’amore per H.P Lovecraft nascono l’episodio con Crispin Glover e Ben Barnes diretto dal regista di The Vigil Keith Thomas e quello diretto invece da Catherine Hardwicke che torna all’horror dopo Cappuccetto rosso sangue. Nell’episodio sarà presente anche una delle star di Harry Potter Rupert Grint, lodato molte volte dal regista per la sua interpretazione in Servant.

Il visionario regista Panos Cosmatos di Beyond the Balck Rainbow sarà il regista dell’episodio con Peter Weller, mentre a chiudere la serie ci saranno i due episodi diretti rispettivamente da Vincenzo Natali – da un racconto di Henry Kuttner – e Ana Lily Amirpour la regista iraniano-americana di A Girl Walks Alone at Night.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley

Maestro dell’inquietudine e della stranezza, Guillermo Del Toro rilegge il genere noir con il suo film neo noir La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley in uscita il prossimo 27 gennaio 2022 nelle sale italiane.

Di cosa si tratta? La trama ruota attorno a Stan Carlisle (Bradley Cooper) un imbonitore mascalzone che manipola le persone con le poche frasi selezionate. La vicinanza alla chiaroveggente Zeena (Toni Collette) e all’ex marito mentalista di lei Pete (David Strathairn) gli spiana la stada verso l’alta società newyorkese degli anni ’40. È qui che incontra l’affascinante quanto misteriosa psichiatra Lilith Ritter (Cate Blanchett), che si rivelerà molto pericolosa.

Tratto dal romanzo di William Lindsay Gresham, la pellicola è reduce dalla premiere mondiale a New York e sui social approdano i primi commenti che la definiscono “mozzafiato”. Pioggia di lodi anche sui protagonisti Cate Blanchett e Bradley Cooper – per il quale già si parla di nomination all’Oscar per la sua interpretazione. Nel cast di La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley anche Willem Dafoe, Toni Collette, Richard Jenkins, Rooney Mara, Holt McCallany, Tim Blake Nelson, Mary Steenburgen, David Strathairn, Clifton Collins Jr. e Ron Perlman.

Grandi aspettative quindi per il film tanto che il Premio Oscar Alfonso Cuarón, ospite della 16esima Festa del Cinema di Roma – nella capitale per raccontare il suo rapporto con il cinema italiano – ha fatto un’anticipazione su Nightmare Alley di Guillermo Del Toro definendolo “[…] Un capolavoro! Nightmare Alley è un capolavoro meraviglioso. Credo che sia Guillermo Del Toro al suo meglio: è davvero meraviglioso.”

Alle Montagne della Follia: un film “più strano che mai”

Alle Montagne della Follia è senza alcun dubbio il film mai realizzato più famoso nella storia del cinema hollywoodiano. Adattamento cinematografico del bestseller di Lovecraft, il film stava per essere realizzato nel non troppo lontano 2010 con protagonista Tom Cruise e James Cameron come produttore, quando la Universal decise improvvisamente di ritirarsi dal progetto.

Ma come capita spesso, il colosso dello streaming Netflix sembra voglia riportare in vita l’impresa ricorrendo all’adattamento che Guillermo Del Toro aveva cominciato quasi quindici anni fa insieme al co-sceneggiatore Mattew Robbins.

Secondo lo screenwriter Joshua Hull il problema principale di Alle Montagne della Follia è stato l’allora contemporaneo Prometheus di Ridley Scott che aveva caratteristiche simili a quelle del film del regista messicano. Infatti, Prometheus era un racconto horror fantascientifico ad alto budget che però al botteghino non aveva riscosso il successo sperato dallo studio cinematografico che quindi non volle rischiare.

Guillermo Del Toro però non si è mai scoraggiato e forte della fama cresciuta negli ultimi dieci anni, ha continuato a cercare un modo per rendere il film realtà.

Vorrei girare quel film ma il fatto è che la sceneggiatura che ho co-scritto quindici anni fa non è la sceneggiatura che scriverei oggi, quindi devo riscriverla. Oggi potrei occuparmi di riscrivere alcune delle scene che sono state tralasciate. Non ho più interesse nei confronti dei grandi set che bramavo anni fa; oggi, ad esempio, avendo già fatto quelle cose, sono più incline ad entusiasmarmi a proposito della direzione più strana che vorrei che la pellicola prendesse.

Un film “più strano del solito” con un finale altrettanto intrigante come lo ha definito il regista stesso, che a proposito della sceneggiatura continua: “So che alcune cose rimarranno. So che il finale che abbiamo è uno dei finali più intriganti, strani e inquietanti, per me. Ci sono circa quattro scene horror che amo nella sceneggiatura originale.”

Il nuovo Pinocchio lo firma Guillermo Del Toro

Il Pinocchio di Collodi è la fiaba che ha accompagnato gli italiani sin dalla sua prima edizione a puntate nel 1881 sul Giornale per i bambini e poi con la sua edizione completa è entrata a far parte di tutte le librerie delle case italiane.

Adesso il burattino più amato d’Italia incontrerà entro la fine del 2022 la mano di Guillermo Del Toro, dopo essere passato per le mani di Matteo Garrone. In realtà, la storia di quest’incontro è molto più complessa e risale addirittura al 2008, quando il regista aveva già cominciato a parlare dell’idea di una propria versione della fiaba collodiana che però aveva subito moltissime battute d’arresto e problemi di finanziamento.

La produzione è ripartita già da gennaio 2020 e da indiscrezioni sembra che alcune riprese siano state fatte in alcune locations di Guadalajara, in Messico, a Portland e nello Stato dell’Oregon.

Occhioni grandi e aria da monello sono però da dimenticare: il Pinocchio deltoriano sarà una versione completamente diversa da quella che ci si potrebbe aspettare visto che il burattino è molto più vicino al Frankenstein di Mary Shelley che al personaggio di Collodi. In entrambe le storie, infatti, il soggetto è una creatura artificiale che cerca di diventare umana anche senza comprendere a pieno cosa significhi “umanità“.

Nella sua originale visione, Guillermo Del Toro ha trasformato il piccolo pezzo di legno che voleva diventare bambino in un novello Mostro di Frankenstein inserendolo in un dark musical in versione stop-motion.

Questo è un film molto, molto personale per me. Il rovescio della medaglia per me sono sempre stati Pinocchio e Frankenstein, perché in sostanza, è la stessa storia. L’idea di un Pinocchio che parli di cose che considero molto profonde, ma che sia al tempo stesso un musical molto divertente, la trovo davvero commovente. Ovviamente, nell’animazione, puoi vedere il film negli storyboard e poi aggiungi lo stop-motion. In questo momento, siamo al 50% dell’animazione e al 50% degli storyboard. Ogni volta che guardo il film piango come un bambino. È tanto personale quanto diventa commovente. È diverso da qualsiasi versione della storia che abbiate mai visto. Sovverte le basi morali della favola originale, ovvero che per essere un vero ragazzo devi cambiare. Diventerai carne e sangue. Si tratta di diventare un vero ragazzo comportandosi come un vero umano, punto e basta.

Nel cast del nuovo Pinoccho troviamo Gregory Mann nel ruolo di Pinocchio, Ewan McGregor veste i panni del Grillo Parlante, Tilda Swinton è la Fatina, Christoph Waltz interpreta il Gatto e la Volpe, Cate Blanchett è la Colomba, Finn Wolfhard è Lucignolo, Ron Perlman è Mangiafuoco e David Bradley nel ruolo di Geppetto.


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Classe 1996. Siciliana trapiantata a Roma, mi sono innamorata dei libri e delle storie narrate da bambina. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ho intrapreso il mio viaggio all'interno del mondo dell'editoria.

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