«Il buco», l’horror su Netflix per una serata sconvolgente

Una prigione verticale, una piattaforma con del cibo che scende ad ogni livello, un mucchio di prigionieri affamati. Questi sono gli elementi cardine di uno degli horror spagnoli più interessanti degli ultimi anni. Opera del regista esordiente Galder Gaztelu-Urrutia, Il buco è disponibile su Netflix, per una serata sconvolgente.

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Il buco

«Il buco»: un nuovo sperimento sociologico

Goreng è un ignaro volontario che si sveglia in un livello di questa prigione verticale. Suo compagno di cella, un apparentemente innocuo vecchietto che lo istruisce su come funziona il tutto: la prigione, che viene chiamata “fossa”, conta un numero imprecisato di livelli. In ogni livello ci sono due detenuti che periodicamente vengono trasferiti nelle varie celle. Una piattaforma piena di cibo scende ad ogni livello per sfamare tutti.

Qual è il problema? L’egoismo. La piattaforma potrebbe nutrire tutti, ma ognuno pensa per sé e man mano che i livelli procedono sempre meno persone possono sfamarsi. Ai livelli più bassi non resta che il suicidio o il cannibalismo.

Il buco

Il nuovo Messia

Vediamo dunque il radicale cambiamento di Goreng che da fiducioso partecipante incollato al suo Don Chisciotte, oggetto che ha scelto di portare con sé nella fossa, diventa un cinico detenuto come tutti gli altri, con il rimpianto di aver scelto un libro anziché un coltello… come invece ha fatto il suo compagno di cella.

Livello dopo livello, dal 48 al 171, dal 33 al 202 fino al fortunato livello 6, Goreng cambia profondamente fino ad arrivare a voler inceppare quel malato sistema che l’Amministrazione ha creato.

La nuova scala sociale

La pellicola va oltre la violenza e il disgusto e ci mette difronte a una scomoda piramide sociale dove tutti possono trovarsi un giorno all’apice e un giorno nel livello più profondo a morire lentamente di fame. La soluzione è una: collaborare per far sì che tutti abbiano una razione di cibo sufficiente per sopravvivere. Ma l’altruismo non è previsto e tutti, prima o dopo, rischiano la morte. L’Amministrazione, questa presenza quasi divina che ha ideato questo sistema, è l’unica che non patirà mai la fame.

Un film dal profondo significato sociale e che trova, forse, un barlume di speranza nel finale. Riuscirà il nostro novello Don Chisciotte a ribaltare le sorti della fossa?

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