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Jordan Peele regista

Guida a Jordan Peele, il comico che sta cambiando il cinema horror

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12 minuti di lettura

In occasione del 43esimo compleanno dell’attore e regista statunitense Jordan Peele ripercorriamo la sua insolita carriera nel mondo del cinema e dell’intrattenimento. Prossimo, anche il rilascio del suo ultimo film horror: Nope, il cui recente trailer ha fatto discutere e incuriosire gli appassionati. Nope è atteso nelle sale per il 22 luglio 2022.

Prima del terrore, la risata

Jordan Peele e Keegan-Michael Key durante uno sketch della serie "Key and Peele"
Jordan Peele e Keegan-Michael Key durante uno sketch della serie “Key and Peele” (2012-2015)

La curiosa storia di Jordan Peele inizia molto lontano dal mondo dell’horror a cui viene associato grazie ai suoi due film di successo, Scappa – Get Out e Noi. Come da manuale, Peele rinuncia agli studi universitari per inseguire il suo sogno e mette su un duo comico con il suo coinquilino. Jordan inizia ad esibirsi con numeri musicali in diversi locali riuscendo a crearsi un nome nel mondo della comicità.

Il trampolino di lancio definitivo? MTV e, più tardi nel 2003, MADtv, show comico in cui Peele si fa conoscere dal grande pubblico grazie alle imitazioni di alcuni musicisti e personaggi noti.

Per 10 anni, poi, si susseguono una serie di collaborazioni di successo che portano Peele a muoversi tra grande e piccolo schermo, in veste di attore. Sarà poi la pluripremiata serie comedy Key and Peele a consacrarlo nell’olimpo dei comici contemporanei.

È proprio grazie a questo show che il confine fra horror e comicità inizia a sfumarsi per generare un racconto sempre più attuale e innovativo. Jordan Peele e Keegan-Michael Key, utilizzano i cliché del cinema per ironizzare sul quotidiano, facendosi a tratti fautori di moralità e battaglie contro il razzismo. Così, ad esempio, la “luccicanza” di The Shining diventa una sorta di telepatia fra neri e i classici zombie diventano degli immancabili razzisti.

Scappa – Get Out: Jordan Peele esordisce con un comic-horror

Daniel Kaluuya in Scappa - Get Out (2017)
Daniel Kaluuya in Scappa – Get Out (2017)

Nel 2017 il suo incredibile esordio alla regia con Scappa – Get Out. Grazie a questo sorprendente film horror, Peele conquista il grande pubblico internazionale dimostrando la sua genialità anche dietro la macchina da presa. Scappa – Get Out però è un prodotto che, secondo molti, è destinato a cambiare le regole del cinema dell’orrore.

Peele, con sottile maestria, crea un’opera in cui l’inquietante sembra trascendere nel comico: il turbamento non deriva dallo spavento ma piuttosto dall’assurdità dei personaggi, talmente esasperati e snervanti da provocare un profondo senso di disagio e scomodità nello spettatore.

La stessa trama di Scappa – Get Out è un chiaro richiamo al mondo della commedia. Infatti la storia narra di Chris (Daniel Kaluuya), un giovane ragazzo nero che viene invitato a conoscere la famiglia della sua fidanzata Rose (Allison Williams): persone altolocate e benestanti, ma soprattutto bianche. Esattamente come nel film del 1967 diretto da Stanley Kramer Indovina chi viene a cena?.

Il punto di vista della narrazione nel film di Peele è però completamente ribaltato, mantenendo come unico punto di vista quello del protagonista. Jordan Peele ha dichiarato, inoltre, di essersi ispirato ad un monologo di Eddie Murphy in cui il comico racconta l’incontro con i genitori della fidanzata.

Aspetti surreali e angoscianti verità fanno lentamente capolino, andando ad infittire la trama di Scappa – Get Out che risulta un ibrido pazzesco fra thriller e horror. Le scene placide e soleggiate della prima parte del film sono accompagnate da personaggi altrettanto innocui, gentili, che lasciano sottintendere quasi una simpatia per il ragazzo. Con l’oscurità, invece, viene a galla quell’aspetto minaccioso che sotto la luce battente veniva sapientemente occultato. Peele ci svela con la sapiente satira di un comico qualcosa che ha poco a che fare con le risate, ma ha molto da spartire con l’orrore di una realtà in cui il razzismo non appartiene al passato.

Noi, la seconda ciambella ha il buco e sa di horror sociale

Una scena di Noi (2019)
Una scena di Noi (2019)

Con Noi, film del 2019, Peele cambia prospettiva. Dopo soli due anni ritorna dietro la macchina da presa con un’idea che si distacca completamente dalla pellicola precedente. Jordan Peele questa volta racconta una storia che ha protagonisti neri, ma che non ha a che fare con il razzismo.

Una famiglia in vacanza è al centro di questo horror peculiare in cui a farla da padrone è l’incontro dei protagonisti con loro stessi, i loro doppelganger. Gli inquietanti cloni, terrorizzano e perseguitano la famiglia in un insieme di scene che raggelano il sangue e, al tempo stesso, celano l’immensa sapienza della produzione.

La profondità e tridimensionalità dell’interpretazione degli attori, tra i quali Lupita Nyong’o, vengono risaltate dal gioco di contrasti tra il rosso e il blu di cui si tinge la pellicola. L’incubo freudiano di trovarsi faccia a faccia con la parte peggiore di sé stessi racchiude però una seconda chiave di lettura, squisitamente sociale.

L’intero film è suddiviso tra superficie e sottosuolo, metafora della gerarchia sociale più riduttiva ma veritiera di tutte. Siamo tutti uguali, ma alcuni hanno il privilegio di condurre una vita agiata, inconsapevoli della loro fortuna, mentre sottoterra vivono nell’ombra, nella miseria e nell’oblio i dimenticati e gli ultimi.

È così che la furia violenta assume un significato. Ha inizio la rivoluzione dal basso: il nemico si scopre e assume una forma umana, con cui si empatizza. Un’altra interessante esegesi ci suggerisce che i cloni dei protagonisti siano in realtà anche versioni traumatizzate del proprio sé, tenute nascoste e celate con cura, che non hanno mai visto la luce del sole. In sostanza sono ciò che viene allontanato allo sguardo, accuratamente reciso, volontariamente emarginato, che esse siano intere persone o singole parti del proprio io.

Horror o post-horror? Jordan Peele nel panorama contemporaneo

Senza ombra di dubbio il cinema di Jordan Peele possiede un certa profondità artistica e tematica. Proprio per questo motivo alcuni faticano a farlo rientrare nel genere horror, affidandosi piuttosto a sottogeneri o neologismi come “post-horror“.

Ma che cos’é il post-horror?

Secondo Steve Rose, che per primo ha utilizzato questo termine nel suo articolo How post-horror movies are taking over cinema sul The Guardian, rappresenta una nuova corrente dell’horror che si innalza nel registro, nell’estetica e nei contenuti. Allontanandosi dai classici sentimenti di orrore e terrore dovuti allo spavento, il post-horror sembrerebbe votarsi a tematiche sociali e metafisiche attuali che scaturiscono da preoccupazioni più concrete e meno fantasiose, concentrando il senso di disagio esclusivamente all’umano.

Ma sorge spontaneo a questo punto chiedersi che cos’è l’horror “classico” e cosa definisca un film dell’orrore in quanto tale. Sappiamo perfettamente che, fin dai suoi albori, questo genere non si è mai limitato a jumpascares e scene splatter e slasher, è sempre stato qualcosa di più.

Le potenzialità dell’horror sono, in realtà, infinite proprio perché esso si muove intorno alle nostre paure più varie, da quelle sociali a quelle di semplici animali mortali. Ibridazioni e sentimenti misti hanno quindi sempre fatto parte del cinema del terrore, mischiandosi con varie tecniche cinematografiche e dando vita a prodotti di eccezionale finezza e profondità.

Chi sono i protagonisti del nuovo horror

Midsommar horror

Di ibridazione ne sa qualcosa Ari Aster, celebre regista dell’angosciante Hereditary – Le radici del male (2018) e del capolavoro “elevated horror Midsommar (2019). Quest’ultimo particolarmente atipico per essere un horror girato completamente alla luce del sole in cui la tragedia è raccontata attraverso i colori sgargianti di paesaggi bucolici e bouquet di fiori.

La nuova wave dell’horror passa anche attraverso la firma di Robert Eggers. Prima con l’ossessività disturbante e claustrofobica di The Witch (2015) e poi con la follia allucinata in bianco e nero di The Lighthouse (2019) anche Eggers ci dimostra ancora una volta la malleabilità dell’inquietudine associata alla psiche umana.

Parlando poi di unione fra comicità e terrore è impossibile non citare Babadook, film del 2014 ad opera della regista Jennifer Kent. L’eccesso schizofrenico dei personaggi combinato con un sapiente utilizzo del buio e degli effetti sonori inscena una fiaba horror-grottesca che provoca nello spettatore un fastidioso malessere dal retrogusto già vissuto.

Jordan Peele: nel genere, oltre il genere

Jordan Peele horror movie

Film come quelli di Peele possono tranquillamente rientrare nel genere horror, senza bisogno di ulteriori divisioni. L’angoscia sociale, l’orrore della nostra realtà e il panico suscitati dai racconti di Jordan Peele sono sensazioni di genuino timore che si adattano perfettamente ai gusti mutevoli del pubblico. L’aura grottesca ed inquietante che avvolge le opere del regista si incastra in maniera ineccepibile in uno dei generi cinematografici più ampi e illimitati, generando capolavori contemporanei che stupiscono nella forma e nel contenuto.


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Classe 1996, laureata in Filosofia.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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