fbpx
Husavik My Home Town Oscar 2021

Non solo Laura Pausini, tutte le canzoni candidate agli Oscar 2021

13 minuti di lettura

Gli Oscar 2021 sono alle porte. Seppur con una partecipazione non in presenza, la cerimonia avrà luogo di consueto al Dolby Theatre di Los Angeles il 25 aprile, con una programmazione notturna televisiva dalle 02 alle 05 del 26 aprile, ora italiana. Così la notte si fa giovane in una serata tanto attesa e ricca di titoli sorprendenti. Oltre alle pellicole che si sono affacciate sulla collezione filmica 2021, un occhio di riguardo lo merita anche la musica.

Dalle origini storiche della cerimonia, dunque, i premi come Miglior Colonna Sonora, Miglior Canzone Originale e Miglior Sonoro si contendono la premiazione dell’Academy. Tra questi, la canzone è l’eterno frammento sonoro che conserva, in pochi minuti, il significato profondo del film che rappresenta. Nel 2020 la storica accoppiata pop Elton John – Bernie Taupin ha imbracciato la dorata statuetta con (I’m Gonna) Love Me Again, dallo spettacolare Rocketman.

Quale potrebbe essere il vincitore degli Oscar 2021? Conosciamo meglio le canzoni candidate.

Fight For You, H.E.R. da Judas And The Black Messiah

Dopo diverse esperienze su cortometraggi e un film, il regista statunitense Shaka King approda sul grande schermo con una pellicola da Oscar, Judas And The Black Messiah, anche nel ruolo di produttore e sceneggiatore.  

Il film, candidato anche per la Migliore Sceneggiatura Originale, tratteggia la storia di Fred Hampton, attivista afroamericano e leader delle Pantere Nere dal 1966 al 1969, anno del suo omicidio. Accanto a lui (The Black Messiah), l’immancabile Giuda, William O’ Neal, informatore per l’FBI e coinvolto nell’assassinio del leader. Così, per l’iconica canzone finale della pellicola, Shaka si rivolge a Gabriella Wilson, in arte H.E.R.

È lei la brillante cantautrice di Fight For You, oltre a essere una delle più rappresentative cantanti R&B della scena contemporanea. Per la sua canzone, quindi, H.E.R. si è rivolta alle radici della musica funk e soul degli anni Sessanta, con citazioni musicali a Marvin Gaye e Nina Simone, ma insite di un sound fortemente moderno. E con il lancio del suo brano, la cantante californiana ha postato un tweet significativo sul messaggio della canzone, rivolto ad Hampton: “His Revolution Inspired My Revolution”.

Così tra note e parole, permeate dalla frequente ripetizione della parola Freedom, H.E.R. esprime il desiderio di lotta e rivalsa contro la febbrile ingiustizia del razzismo. Soprattutto in una quotidianità dove il grido di Black Lives Matter dimostra come sia essenziale invocare un inno di pace, uguaglianza e solidarietà, lungo il filo rosso che connette più generazioni. In questo modo la memoria di Hampton, assassinato solo a 21 anni il 4 dicembre 1969, non verrà abbandonata alla storia.  

Hear My Voice, Celeste da Il Processo Ai Chicago 7

Con uno sguardo sempre rivolto alle controversie del 1969 e un altro su una talentuosa interprete femminile, riscopriamo la canzone guida dell’eccelsa pellicola di Aaron Sorkin. Così Il Processo ai Chicago 7, lungo l’attivismo pacifista contro la Guerra del Vietnam, mostra l’ingiusto processo rivolto a un gruppo di manifestanti durante il caotico delirio che si scatenò alla convention del Partito Democratico di Chicago.

Tra attori d’eccezione e una consapevole scrittura, il film è anche guidato da una splendida canzone, Hear My Voice, della cantante Celeste.

Il brano è co-scritto dal compositore Daniel Pemberton – fedele collaboratore di Ridley Scott e Guy Ritchie – e nientemeno che l’alfiere glitterato Elton John. La canzone sottende così una malinconia toccante, tra vibranti emozioni che si dispiegano lungo la sinuosa voce soul della cantante britannica. Così, come sottolineato dallo stesso John, la canzone dispiega i sentimenti più vivi e partecipativi espletati dal film. E tutto nasce dalla chiusura domestica del lockdown, quando Celeste ha ricevuto per messaggio la richiesta di collaborazione di Pemberton.

Così ha iniziato a incanalare la sua voce e la sua percezione del brano in un coinvolgimento personale, che, nonostante la delicatezza, elargisse il grido di protesta che attraversa la pellicola. Perché se le persone protestano è perché vogliono essere ascoltate e serve una voce che dia loro forza, speranza e ottimismo, soprattutto oggi. Non a caso il brano doveva essere originariamente Here Comes The Sun dei Beatles.

Húsavík (My Hometown), Will Ferrell & My Marianne da Eurovision Song Contest – La Storia dei Fire Saga

Il paesino islandese di Húsavík conta poco più di 2000 abitanti ed è conosciuto in tutto il mondo come la capitale dell’avvistamento di balene. Non solo, ma il suo inedito terreno dalle fattezze lunari lo rende un incantevole luogo ameno, unico nel suo genere. Non è caso quindi che David Dobkin, regista di Eurovision Song Contest – La Storia Dei Fire Saga abbia scelto questa location per il suo film in musica. E, laddove sullo schermo viene trasposta la più importante competizione canora europea, non può mancare una canzone di mirabile bellezza.

Ecco dunque che Húsavík (My Hometown) è un brano anglo-islandese, scritto da Savan Kotecha, Fat Max Gsus e Rickard Göransson e interpretato dal protagonista Will Ferrell con la cantante Molly Sandén, in arte My Marianne. Quest’ultima non appare nella pellicola, prestando la voce alla co-protagonista Rachel McAdams. Tuttavia la stupenda interpretazione di quest’ultima connota il brano di un’emotività e un trasporto dirompente. Soprattutto perché la canzone racconta di un ritorno alle origini, in particolare con la frase “All I Need Is You And Me And My Home”.

Così la canzone si riveste di una purezza e semplicità di sentimenti, che celebra l’appartenenza e valorizza l’importanza dei sogni. Con questo spirito i due stravaganti protagonisti e aspiranti cantanti, Lars Erickssong e Sigrit Ericksdottir approdano sul palco dell’Eurovision da parte dell’Islanda. Il loro tocco glaciale da europop, patinato e pittoresco, unisce così l’ironia di Jaja Ding Dong al pop di Double Trouble, fino a un’apoteosi stilistica e vocale del brano candidato.

Io sì (Seen), Laura Pausini (La Vita Davanti a Sé)

Laura Pausini è la portavoce del belcanto italiano in tutto il mondo. Così non poteva mancare il suo nome tra le cinque canzoni originali in lizza per l’Oscar. Quest’anno, poi, la cantautrice emiliana deve tener alto il patriottismo accanto alle due nomination, per Migliori Costumi e Miglior Trucco e Acconciatura, di Pinocchio firmato da Matteo Garrone. E le atmosfere oniriche e surreali della celebre fiaba di Carlo Collodi accompagnano il pregno realismo de La Vita Davanti A Sé, pellicola di Edoardo Ponti guidata dalla canzone Io sì (Seen) della Pausini, già vincitrice di un Golden Globe e di un Satellite Award.  

La pellicola riporta sul grande schermo l’ammaliante Sophia Loren. La diva, simbolo del cinema mediterraneo, l’ultima volta era apparsa al cinema nel 2009 con il musical Nine di Rob Marshall. Ecco quindi che il suo legame con la musica si intesse tra le note del brano di Laura, scritto con la compositrice Diane Warren, che vanta 11 partecipazioni agli Oscar, tra cui nel 1999 con la bellissima ballad degli AerosmithI Don’t Want To Miss A Thing – per Armageddon- Giudizio Finale. Alla genesi del brano si uniscono poi la produttrice Bonnie Greenberg e il cantautore Niccolò Agliardi.

Ne nasce quindi un profondo brano che parla di integrazione e accettazione contro la solitudine. Uno specchio dell’anima del film, in cui la Loren, nei panni di una ex prostituta ebrea, accoglie nella sua casa un bambino orfano senegalese. Come il film, anche la canzone gravita intorno al tema della speranza, con quel messaggio di amore che si traduce nella frase “Ma se vuoi, se mi vuoi, sono qui. Nessuno ti vede, io sì”.

Speak Now, Leslie Odom Jr. (One Night In Miami)

25 febbraio 1964. Cassius Clay (aka Muhammad Ali) batte sul ring l’avversario Sonny Liston, in uno storico incontro che sancisce la vittoria di Clay come campione mondiale dei pesi massimi. Passano 56 anni e la talentuosa attrice Regina King, già vincitrice di un Oscar nel 2019 come Migliore Attrice Non Protagonista per Se La Strada Potesse Parlare, esordisce alla regia. E lo fa in grande stile con One Night In Miami, tracciando la nottata di un gruppo di storici e celebri amici di Clay, con lui riuniti per festeggiare e parlare della questione razziale in America. Un tema che riversa tutta la sua importanza contemporanea.

In questo caso la canzone protagonista è Speak Now, un invito all’azione, permeato su decisi accordi di chitarra e sulla voce vibrante di Leslie Odom Jr, che nel film interpreta Sam Cooke. Non è un caso quindi che uno dei più grandi cantautori soul degli anni Cinquanta-Sessanta, ucciso nel 1964, riviva nell’interpretazione di un sinuoso cantante. Accanto a lui iconiche figure della storia, come Malcolm X e il calciatore Jim Brown, volti di un film che ha tanto da raccontare e usa la musica come magica interprete.

Il risultato è una canzone di grandissima potenza espressiva, che gioca sull’espressione Listen, come invito a cogliere tutto quello che la vita può donare e a parlare prima che sia troppo tardi. Come ultima delle canzoni nel nostro elenco, Speak Now traccia quindi un unico filo conduttore tra i brani candidati, che invita a usare la voce come firma esistenziale, poetica, contemporanea di importanti tematiche, sempre vive, da riversare con riflessione nella nostra quotidianità.  


Seguici su Instagram, Facebook, Telegram e Twitter per sapere sempre cosa guardare!

Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.