Adèle Exarchopoulos in una scena del film The Five Devils (Les cinq diables), in cui interpreta Joanne, una giovane madre, insegnante di nuoto e con un passato enigmatico

The Five Devils, l’odore del passato

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Nasciamo tutti dalle storie intrecciate di una famiglia, anche se nello stesso accecante istante in cui veniamo al mondo ignoriamo tutto il buio che è stato nascosto dentro l’amore. Così l’infanzia diventa un’esperienza dalla natura alchemica, che distilla e ricombina insieme sulla pelle e negli occhi tutte quelle prime volte a noi precedenti.

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel 2022 e ora disponibile in streaming su MUBI, The Five Devils (Les cinq diables) di Léa Mysius è un’affascinante opera seconda di grande poesia immaginativa, che, al netto di una sceneggiatura a tratti dispersiva, usa tanti generi diversi per raccontare la storia di una bambina sola e isolata, una prodigiosa piccola strega in crescita, capace con un superpotere olfattivo di ridare forma e immagine a tutti i sogni infranti che hanno smesso di essere ereditati.

The Five Devils, rintracciare il profumo della memoria

Sally Dramé interpreta la piccola Vicky in The Five Devils (Les cinq diables), una bambina di 8 anni con un olfatto straordinario

Vicky (Sally Dramé), solitaria e minuta bambina di otto anni dalla capigliatura rigogliosa, ha un grande e misterioso dono: è in grado di ricreare qualsiasi profumo incontri, riconoscere tutti i ricordi, più che le note, che stanno alla base di ogni odore, catturandoli e conservandoli magicamente dentro appositi barattoli etichettati. Quando a casa arriva la zia Julia (Swala Ermati), qualcosa di enigmatico e inquieto sembra riaccendersi negli occhi spenti della madre Joanne (Adèle Exarchopoulos), insegnante di nuoto a cui Vicky è molto legata, ma rinchiusa in una monotona vita sentimentale priva di alcun punto di svolta, con un marito-padre (Moustapha Mbengue) che è ormai soltanto fotografia-trofeo in mezzo alle tante cianfrusaglie impolverate.

Vicky, che a scuola viene brutalmente bullizzata ed esclusa, inizia a sfruttare il suo olfatto straordinario per interagire ed evadere, come in un Sottosopra temporale, dentro il passato che unisce la zia e la madre, quando madre non era ancora, e viveva di nascosto un amore queer adolescenziale, tra massaggi in riva al fiume, gambe accarezzate segretamente sotto il tavolo, il sogno di scappare insieme a Marsiglia dopo il Natale. Ma che cosa ha interrotto quel segreto rapporto passionale? Può l’ingresso fantastico dentro il passato cambiare il suo corso?

The Five Devils, Léa Mysius e il cinema sensoriale

Con appena tre film da regista (di cui l’ultimo, Histoires de la Nuit, sarà presto presentato in Concorso a Cannes) e una carriera consolidata come sceneggiatrice (da Roubaix, Une Lumière di Arnaud Desplechin a Emilia Pérez di Jacques Audiard), Léa Mysius continua con The Five Devils a ragionare sul potere immaginifico dei sensi, la contaminazione di generi che vede nella crescita un percorso di oscenità e terrore percettivo, una dimensione oscura, quasi di iniziazione stregonesca, in cui visioni oniriche e presagi tenebrosi cambiano insieme a un corpo sensorialmente iperdotato e non conformato.

Adèle Exarchopoulos e Moustapha Mbengue interpretano una coppia in crisi in The Five Devils (Les cinq diables) di Léa Mysius

The Five Devils dà il suo meglio proprio in questa dimensione sinestesica al confine tra fantasia e orrore, in cui gli elementi di acqua e fuoco, che Mysius inquadra in continui giochi di contrapposizione e inversione narrativa (la piscina dell’incipit, in cui l’acqua lava via altra acqua, i laghi ghiacciati in cui immergersi, gli incendi appiccati e migranti), avvicinano dettagli microscopici con percezioni inebrianti e stordenti. Il film funziona invece molto meno quando abbandona questo approccio esperienziale per una sceneggiatura che troppo frettolosamente vorrebbe toccare questioni sociali e identitarie più grandi: il sentire queer innanzitutto, ma anche il crescere donna, nera, nel passato e nel presente.

The Five Devils, il paradosso emotivo dell’infanzia

L’olfatto miracoloso di Vicky, esattamente come quella che all’opposto nella sua opera prima Ava era una vista in difetto, malata e degenerativa, una retinite pigmentosa che faceva confondere sempre di più l’alba col tramonto, il campo visivo con un eterno buio, serve infatti in The Five Devils come mezzo privilegiato per mettere in discussione il proprio ruolo sensitivo, che qui, come ogni altro bambino, la protagonista vorrebbe porre al centro del suo mondo, con la curiosità incontaminata di chi lo scopre (e si scopre) per la prima volta.

Sono quegli stessi paradossi emotivi e generazionali di Petite Maman (ma più in generale del cinema intero di Céline Sciamma, a cui Mysius è evidentemente affine per come racconta intimamente, attraverso un dispositivo fantasmatico, infanzia e adolescenza) che sul crinale del desiderio consentono incontri e connessioni altrimenti impossibili. «Mi amavi prima che esistessi?» chiede Vicky alla madre in The Five Devils, come avrebbe potuto fare la piccola Nelly al suo alter ego gemellare in Petite Maman, con un’innocenza infantile che si crede ancora capace di correggere la rispettiva tristezza genitoriale, essendoci fantasticamente dove non si potrebbe in teoria esistere ancora.

Adèle Exarchopoulos in una scena del film The Five Devils (Les cinq diables), in cui interpreta Joanne, una giovane madre, insegnante di nuoto e con un passato enigmatico

Ma in The Five Devils l’impressione è che dentro il gelo di quel piccolo villaggio dell’Alvernia-Rodano-Alpi, con la colonna sonora stridente e violenta di Florencia Di Concilio che diventa ansiogena anche nella normalità quieta della montagna, ciò che brucia davvero, esattamente come nel più recente Que ma volonté soit fait, è sempre l’essere donna, il diventarlo, il nasconderlo dietro le consuetudini di una società ancora profondamente omofoba e razzista. Manca però una fiamma anche narrativa che amplifichi il discorso tematico, talvolta troppo generico, oltre immagini così tanto seducenti e stilisticamente infuocate.

Diventare strega nell’epoca contemporanea, in un tempo in cui la femminilità non viene più (apparentemente) relegata all’isteria, significa proprio, anche in The Five Devils, far coincidere quei sensi al fianco dei propri diritti, metterli in moto, in ribellione e come istinti immaginativi. Non certo (e non soltanto) una cosa da bambini, ma come in Ava di bambini più adulti degli adulti.


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Classe 1998, piemontese, passo costantemente dal buio della sala a quello della camera oscura, sognando sempre un mondo in bianco e nero stampato a mano con la grana fine. Sospeso tra l'immaginazione visionaria di Leos Carax e il realismo magico di Alice Rohrwacher, quando non scrivo di cinema (e per il cinema), studio medicina.

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