La Gioia, secondo lungometraggio di Nicolangelo Gelormini, una delle più promettenti nuove voci del cinema italiano, è l’unico film italiano in concorso alle Giornate degli Autori nell’edizione 2025. Protagonisti del film Valeria Golino, Jasmine Trinca e Saul Bassi. Nato da un reale fatto di cronaca, La Gioia riesce a ripudiare la spettacolarizzazione del dramma in favore di un approccio onestamente autoriale, pur segnando un passo indietro nella sicurezza con cui Gelormini dirige le sue opere.
La Gioia delle mele
Fa sempre bene sapere che certi oggetti culturali possano trovare nuova vita anche nella contemporaneità: Tarantino ha reso famose moltissime canzoni che prima erano semi-sconosciute, la Marvel ha popolarizzato oscuri personaggi dei fumetti come I Guardiani della Galassia, e ne La Gioia Nicolangelo Gelormini ripropone come azzeccatissima colonna sonora About Reality, il celebre tema de Il tempo delle mele (1980). La ascolta ossessivamente la titolare Gioia -Valeria Golino-, una professoressa liceale di mezz’età che vive coi suoi genitori, non ha mai avuto rapporti sentimentali e vive circondata di piccoli e infantili piaceri: colleziona angioletti, dispone le sue bambole nella stanza, tifa la Juventus.

Sulla sua vita si schianta uno studente –Saul Bassi– che le fa provare quella sensazione che tanto le era stata preclusa: la gioia, assoluta e incontrollabile, di essere innamorati. Quando il giovane si accorge di questa infatuazione sceglie di ricambiare con uno scopo ben preciso: circuire la donna e convincerla a consegnarli del denaro. La vita di lui è violenta per colpa dello zio che lo costringe a prostituirsi e della madre assente e scialacquatrice seriale. Da questa relazione clandestina una serie di eventi porteranno il film a degenere: da che era commedia, La Gioia si trasforma in horror.
Un confronto tra Fortuna, debutto di Nicolangelo Gelormini, e La Gioia
Gelormini non è affatto estraneo né all’horror né a repentini ribaltamenti di tono e prospettiva nel bel mezzo del film: entrambe sono infatti caratteristiche del suo debutto Fortuna (2020). Una vera e propria gemma nascosta del cinema italiano contemporaneo, Fortuna spaventa, commuove e racconta visivamente come pochi film sanno fare, reinventando uno stile simile allo Yorgos Lanthimos di Kinds of Kindness (2024) e Bugonia (2025). Il controllo di Gelormini sull’estetica ed il tono sono veramente impressionanti e gli consentono di osare anche con idee che altri registi potrebbero trasformare in pacchiane.

Anche La Gioia ha interessanti soluzioni visive: folli movimenti di macchina, piccoli tuffi nel fantastico solo per il gusto di creare immagini potenti e un sapiente utilizzo della musica come strumento narrativo. Sommando a questo le straordinarie performance di tutti i coinvolti -con Valeria Golino in cima alla lista per bravura e capacità camaleontiche- il risultato è un solidissimo film degno di essere recuperato al più presto nei cinema. La prima parte brilla per il montaggio serrato, memore degli anni in cui Gelormini era aiuto-regista di Paolo Sorrentino, mentre la seconda si distingue per una densissima atmosfera d’inquietudine.
In dialogo con Fortuna anche alcuni dei temi de La Gioia: primo fra tutti la violenza degli adulti perpetrata sui bambini, incarnata sia dagli abusi subiti dal personaggio di Bassi, sia dall’oppressiva e ultra-religiosa madre della Golino. Torna anche il racconto a sfondo sociale di quella criminalità urbana che tanto ci terrorizza e che raramente si vede: proprio come nel debutto, l’orrore di Gelormini alberga nei parcheggi, negli spazi cementificati e nel grigiume cittadino.
Va però sottolineato che nonostante La Gioia si regga in piedi più che dignitosamente, segna comunque un parziale passo indietro nel percorso del suo regista, che col debutto aveva dimostrato di riuscire a rompere ogni schema dato per scontato dal cinema italiano. La Gioia è forte, ma non dirompente. Saremo comunque felicissimi di aspettare qualsiasi altra cosa Gelormini volesse proporci per il futuro.
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