Obsession (2026)

Obsession: abbiamo già l’horror dell’anno?

7 minuti di lettura

Attento a quello che desideri, recita il detto. Perché a volte potresti ottenerlo: è proprio quello che succede a Bear, protagonista dell’horror targato Blumhouse Obsession, uscito inizialmente senza particolare clamore, ma che ha avuto un immediato, incredibile boom grazie anche ad un passaparola entusiasta sul web.

Ci permettiamo di definirlo più che meritato: scopriamo insieme perché un film semi-indipendente con appena un milione di dollari di budget ha già tutte le carte in regola per essere l’horror dell’anno, a neanche metà di questo 2026.

Obsession è uscito nelle sale italiane il 14 maggio 2026, distribuito da Universal Pictures.

Obsession, scegliere bene le parole, la prossima volta

Obsession: il One Wish Willow

Il giovane Baron (Michael Johnston), detto Bear, è un giovane commesso di un negozio di musica, fragile e introverso, innamorato della sua amica d’infanzia e collega Nikki Freeman (Inde Navarrette). Un giorno, cercando un regalo per lei in un negozio, compra un One Wish Willow, un bastoncino che se spezzato esaudirebbe un desiderio: dopo non essere riuscito a dichiararsi a Nikki in macchina, una sera Bear rompe il Willow desiderando che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo. Ben presto, però, se ne pentirà.

Obsession è l’opera prima sul grande schermo dell’esordiente Curry Barker, che si è fatto le ossa su YouTube (che si conferma un’eccellente palestra, com’è stato per i fratelli Philippou) con apprezzati cortometraggi horror: qualcosa di ognuno di essi è confluito in Obsession, che sembra tutto fuorché il primo lungometraggio di un regista indipendente.

Obsession: Inde Navarrette e Michael Johnston

Spesso ci si lamenta degli spaventi facili tipici del cinema horror contemporaneo, orientati ad una distribuzione più pop: negli ultimi anni il genere sta attraversando però – grazie anche al lavoro di Blumhouse e A24 – un vero Rinascimento, fatto non più di jumpscare, ma di paura vera, psicologica, scavando nell’animo umano per esporre i nostri veri, primordiali timori.
In questo caso, la paura dell’uncanny, di qualcosa che sembra umano ma non al 100%, e che qui non è che un mezzo per raccontare una dinamica in cui tutti invece possiamo riconoscere: la manipolazione e la possessività nelle relazioni.

Paura vera, non spavento chimico

Obsession: Inde Navarrette

Dell’abuso dei jumpscare viene giustamente criticato l’affidamento a uno spavento chimico, facile, volto a provocare una reazione fisica istintiva invece che a inquietare davvero. Curry Barker ha però preso appunti e non vi fa praticamente mai ricorso: c’è un solo jumpscare, forse uno e mezzo, e ti fa davvero saltare dalla sedia. La paura in Obsession viene costruita inquadratura dopo inquadratura, alimentando un senso di oppressione, di sbagliato e di grottesco.

Gli interni sono pochi, i personaggi anche, e la stessa casa di Bear diventa lentamente una prigione. Un grande pregio di Obsession è l’essere estremamente tangibile: il sovrannaturale c’è, ma solo attraverso i suoi effetti. Non fantasmi e presenze, nessuna spiegazione, solo esseri umani: tutto è incorniciato dalla regia chirurgica di Barker (la scena della camera di notte e della macchina, per dirne un paio), una fotografia che rende ogni ombra insopportabile e una colonna sonora che arriva come una pugnalata nei momenti più spaventosi.

Quindi sì: Obsession fa paura, prendendosi anche il lusso di una grottesca, surreale comicità in alcune situazioni, mentre la violenza scoppia all’improvviso.

Inde Navarrette, è nata una star in Obsession?

Obsession: Inde Navarrette

Se Obsession è così efficace, grande merito si deve anche alla co-protagonista, la rivelazione Inde Navarrette. L’interprete di Nikki sfodera una mimica facciale eccezionale, fatta di raggelanti sorrisi deformati, espressioni che si contorcono dalla risata alla disperazione e urla lancinanti che esplodono senza preavviso. E nonostante tutto, la sua bravura sta nel riuscire a mostrare lo squilibrio tra la Nikki post e pre desiderio, ancora prigioniera dietro i suoi occhi sbarrati. La sua discesa nella follia ricorda molto quella di Pearl, e chissà che Inde Navarrette non segua le orme della final girl per eccellenza dell’horror contemporaneo, Mia Goth.

Seppur principale minaccia, Nikki è però la vera vittima di tutta la storia, a causa dell’ossessione di un Bear incapace di affrontare i propri sentimenti e di accettare quelli di lei, persino di fronte alla cruda evidenza. È anche qui che Obsession colpisce nel profondo, quando descrive la tossicità di dinamiche relazionali come il gaslighting, il controllo, la possessività, che sono molto più tangibili e spaventosi nella vita quotidiana di un bastoncino che esprime i desideri alla lettera.

Continua quindi il periodo d’oro dell’horror autoriale, che l’anno scorso ci ha regalato i vari I Peccatori, Bring Her Back e Weapons, e che proseguirà in questo 2026, dall’atteso Backrooms di fine maggio alla nuova fiaba dell’orrore di Robert Eggers a dicembre, Werwulf.
Obsession ci mostra come ancora una volta le idee e la visione chiara di un autore contino molto di più di un budget roboante, e che l’horror non è far saltare lo spettatore sulla poltrona, ma entrargli nella testa ed esporre le sue paure più recondite.


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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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