The debut (Jesse Eisenberg, 2026)

ROFF 21 – The Debut – La Grande Occasione, scoprire se stessi sul palcoscenico

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Jesse Eisenberg – noto ai più per aver interpretato Mark Zuckerberg in The Social Network di David Fincher – arriva alla 21a Festa del Cinema di Roma presentando, nella sezione Grand Public, il suo terzo film da regista e sceneggiatore, The Debut – La Grande Occasione. Celebrato dalla critica e dal pubblico festivaliero come uno dei migliori film dell’anno, l’ultimo lavoro del regista americano racconta il percorso di autocoscienza e di rivalsa di una donna di mezza età attraverso il teatro, elevato dalla performance di Julianne Moore, una delle più memorabili e sfaccettate degli ultimi anni.

The Debut – La Grande Occasione uscirà nelle sale italiane il 1 gennaio 2027 grazie a I Wonder Pictures.

The Debut, un’attrice in cerca di vita

The debut (Jesse Eisenberg, 2026)

Nel New Jersey dei nostri anni abita Mona Friedman (Julianne Moore), una casalinga di mezza età che vive la sua vita ordinaria e monotona. Mona affronta ogni giorno una quotidianità familiare all’ombra del marito e dei figli, “salvata” da sporadiche cene con amici in cui sorride ascoltando le storie che gli altri al tavolo raccontano. Per riempire le sue giornate, Mona si iscrive alle audizioni della produzione popolare di un musical (Nosy Neighbors, creato apposta per la pellicola) realizzato dal popolare teatro Brook Arts Center. Contro ogni aspettativa, viene scelta per il ruolo secondario di Miss Danielle, la custode del palazzo in cui si ambienta il musical.

Circondata da giovani attori e attrici adorabili (tra cui spicca la protagonista del musical, interpretata da Halle Bailey), Mona entra all’interno della comunità teatrale carica di speranze e aspettative. A infrangere la nuova, serena vita artistica di Mona vi è Jerry (un come sempre immenso Paul Giamatti), il regista della produzione che vede in lei un talento molto acerbo, e per questo inizia con lei un percorso che la porta a scoprire le proprie potenzialità.

Quello raccontato da The Debut è un percorso personale di una donna alla ricerca e alla riconquista della propria identità: dopo aver passato una vita a nascondersi dietro i bisogni degli altri, a essere trattata come un cane da compagnia, Mona – grazie alle luci che illuminano il palco – scopre cosa vuol dire mettere al centro della propria vita se stessa. Il teatro, il palcoscenico e la comunità teatrale ben lontana dal glamour della pur vicina Broadway diventano un ambiente in cui riscattare la propria vita passata nell’ombra degli altri. The Debut racconta così la parabola umana in cui una donna usa la finzione per costruirsi una propria autonomia, per ricercare la propria identità mancata.

The Debut, tra attori talentuosi e registi ispirati

The debut (Jesse Eisenberg, 2026)

The Debut non è solo una storia di riscatto e di riscoperta, ma è anche una lettera d’amore al mondo del teatro e agli attori nello specifico. La terza regia di Eisenberg si ambienta per la maggior parte tra le quinte del Brook Arts Center, seguendo un gruppo di teatranti perlopiù giovani, belli e carichi di entusiasmo nel portare in vita i personaggi del musical che stanno allestendo. Lo dice lo stesso Jerry di Paul Giamatti, in una confessione a Mona: quando ha letto per la prima volta il finale di Nosy Neighbors sul copione era sull’orlo delle lacrime, e ora il suo compito di regista è quello di trasmettere al pubblico la stessa vibrazione emotiva che ha percepito.

All’inizio della visione di The Debut, ci si aspetta che la compagnia teatrale e, soprattutto, il temibile regista Jerry possano rappresentare delle figure antagonistiche nei confronti della protagonista, pronte a mettere in ginocchio l’aspirante attrice. Eppure, man mano che la storia procede, è sempre più chiaro che tali figure vogliano solo aiutare una donna smarrita a trovare se stessa attraverso la finzione.

Perfino l’apparentemente scorbutico Jerry, in un primo momento indisposto verso Mona, si prodigherà per aiutarla: nella sequenza più memorabile del film, l’uomo, chiusosi da solo con Mona nel teatro spoglio, con un solo riflettore puntato su di loro, riesce a sbloccare nella donna dolori sopiti, sentimenti repressi, pensieri nascosti attraverso una classica tecnica di recitazione. Il regista interpretato da Paul Giamatti, attraverso la rabbia che provoca in Mona, le consente di accedere a lati di se stessa che lei neanche conosceva. La comunità teatrale al centro di The Debut appare così non competitiva, ma di supporto, in quanto mira al medesimo risultato: la perfetta riuscita dello spettacolo.

The Debut, un terzo atto che scricchiola e una performance più che memorabile

The debut (Jesse Eisenberg, 2026)

Paradossalmente, sarà proprio la stessa Mona a divenire antagonista del suo stesso percorso quando, inebriata dalla sensazione di scoperta del sé che prova sul palco, inizia a confondere la finzione dello spettacolo con la realtà interiore che sta scoprendo. Così, in un terzo atto più imperfetto e scricchiolante in termini di scrittura, Mona diventa una fastidiosa method actress in un processo che, passando per il disturbo dell’intera produzione e la distruzione della sua stessa vita, le consentirà di scoprire un’aurea via di mezzo tra la realtà della sua vita personale e la finzione del palcoscenico, in cui i due piani si influenzano positivamente senza distruggere né il lavoro altrui né la propria interiorità.

È proprio nell’ultima sezione del film – in cui anche il personaggio di Jerry viene appiattito attraverso un monologo che riduce la figura del regista ad artista incapace di calcare le scene, invidioso e intimorito – che The Debut manifesta tutti i suoi limiti e la sua modestia, incarnati dalla semplicità concettuale e di regia dell’operazione di Eisenberg.

Tutti questi limiti di The Debut sono, però, ben nascosti dall’incredibile, straordinaria performance di Julianne Moore, capace di elevare una sceneggiatura che, quando non claudicante, appare comunque poco ispirata nel suo racconto di vita e arte, di identità riscoperte e di comunità di supporto. Il talento dell’attrice americana – premiata alla Festa del Cinema con un meritatissimo Premio alla carriera – emerge cristallino in una delle sue performance migliori, quella che è, a conti fatti, la vera punta di diamante della pellicola.

Pur con un visibile miglioramento delle capacità di regia e di scrittura di Jesse Eisenberg rispetto ai suoi primi due film, tra cui figura A Real Pain, come attestano guizzi azzeccati in termini di blocking e di fotografia, The Debut – La Grande Occasione brilla non tanto per la sua riflessione sulla scoperta di sé in età matura e sul potere curativo dell’arte, né per una messinscena particolarmente brillante o imperdibile, quanto per l’interpretazione di quella che si può tranquillamente definire una delle migliori attrici viventi, capace da sola di trasformare quella che senza di lei sarebbe una commedia semplice, deliziosa e simpatica, ma senza pretese particolari, in uno dei titoli di riferimento dell’award season che sta per cominciare.


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Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

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