Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Come Vinsi La Guerra, cent’anni del capolavoro di Buster Keaton

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Fra tutte le icone che la storia del cinema, nei suoi centovent’anni, ha saputo produrre, poche mantengono lo status e la popolarità di Buster Keaton, uno dei cineasti più innovativi della commedia cinematografica. Film come La Palla n. 13 (1924), Il Navigatore (1924), Il Cameraman (1929) e Come Vinsi La Guerra (1926) – il primo, il terzo e quest’ultimo disponibili gratuitamente su Rai Play – si sono imposti pienamente nell’immaginario collettivo.

Ciò che li ha resi immortali non è solo la loro capacità di suscitare, grazie a un uso del corpo attoriale fino a quel momento inesplorato e inedito, risate incontenibili, ma anche per la sua capacità di riflettere nelle sue opere sull’irruzione della modernità che ha caratterizzato l’inizio del Ventesimo Secolo. Non sarebbe infatti sbagliato ritenere che i veri comprimari di Keaton sulla scena, più che gli altri attori, siano una cinepresa, una nave da trasporti, un proiettore e un treno.

In particolare, Come Vinsi La Guerra (1926) – di cui quest’anno si festeggiano i cento anni, celebrati anche durante il Locarno Film Festival attualmente in corso -, un puro concentrato di azione, ironia e tensione, rappresenta non solo uno dei film più accattivanti che si sia mai visto sul grande schermo, ma anche una delle vette del cinema keatoniano per la capacità di lavorare in maniere inedite con gli strumenti della modernità, nello specifico con la potenza e la possenza delle locomotive, restituite in questo film in tutto il loro splendore.

La titanica produzione di Come Vinsi La Guerra

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Come Vinsi La Guerra nasce da un memoir, The Great Locomotive Chase, scritto nel 1892 da William Pittenger, un veterano della guerra civile americana, per ricordare il grande inseguimento in locomotiva che ha rappresentato una delle battaglie più inusuali della storia del conflitto. Scoperto grazie al suo collaboratore e co-regista Clyde Bruckman, Keaton s’innamora del testo, data la sua immensa fascinazione per i treni, e decide di portarlo sul grande schermo.

Sin da subito la produzione si presenta costosa, in quanto vengono stanziati originariamente quattrocentomila dollari, un’investimento per il tempo importantissimo. Keaton, infatti, ambisce a realizzare Come Vinsi La Guerra senza l’uso dei modellini, ma utilizzando soltanto vere locomotive in movimento, anche nel caso di scene con stunt particolarmente complessi. L’ambizione lo spinge addirittura a voler girare nelle vere location e a impiegare i convogli originali dell’inseguimento, purtroppo senza successo – la compagnia che possedeva i treni protagonisti dello storico evento decise di non concederne l’uso in quanto Keaton avrebbe realizzato una commedia sull’accaduto.

Come Vinsi La Guerra, interamente girato in Oregon nel 1924, ha rappresentato uno sforzo fino a quel momento senza precedenti in termini di dispiegamento di mezzi: per girare il film furono impiegati diciotto carri merci pieni di cannoni dell’epoca della Guerra Civile, locomotive, vagoni passeggero, diligenze, e si stima la presenza di circa milletrecento comparse prese dalla popolazione locale in tutto il lungometraggio.

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Le voci sugli ingenti mezzi coinvolti in Come Vinsi La Guerra portò all’inzio di una serie di pettegolezzi a Hollywood rispetto all’esosità del progetto, che sarebbe giunto a costare un milione di dollari dell’epoca – equivalenti a circa venti milioni di dollari di oggi, un investimento fino a quel momento inaudito per una produzione cinematografica. Il lievitare dei costi di produzione si adduce a una serie di difficoltà riscontrate sui set, da innumerevoli incidenti che hanno coinvolto la crew (non ultimo uno che ha portato lo stesso Keaton a perdere la coscienza) a problemi ambientali, come il troppo fumo all’interno di riserve naturali che ha costretto la produzione a spostare le riprese altrove.

Terminato nel 1926 in mezzo alle indiscrezioni che vorrebbero Keaton ubriaco di potere e di ambizione sul set, Come Vinsi La Guerra uscì nell’indifferenza del pubblico. All’epoca, infatti, iniziarono a diffondersi i primi esperimenti di cinema sonoro, i quali culmineranno l’anno successivo con l’uscita de Il Cantante di Jazz, il primo film sonoro della storia che rese automaticamente vecchio e datato il cinema muto.

A fronte di un simile costo, il film di Keaton non riuscì a recuperare i costi di produzione. Come Vinsi La Guerra, tuttavia, non sarà per il regista l’inzio della fase discendente della sua carriera, che arriverà invece pochi anni più tardi con la MGM per Il Cameraman, l’ultima pellicola su cui Keaton ebbe il pieno controllo creativo. Questo declino, tuttavia, sarà legato anche alla nascita del cinema sonoro che rendeva (apparentemente) antiquata e obsoleta la forma del cinema muto, in seguito poi profondamente riscoperta e valorizzata per il suo impatto sulla formazione del linguaggio cinematografico.

Non è casuale, difatti, la successiva comparsa di Keaton nella celebre sequenza della partita di carte in Viale Del Tramonto (1950) in cui Norma Desmond (Gloria Swanson) gioca con alcune vecchie glorie del cinema muto – oltre a lui compaiono Anna Q. Nilsson e H.B. Warner. Il Joe Gillis di William Holden definisce questa combriccola di amici di Norma “dim figures you may still remember from the silent days“. Nel vedere Buster Keaton con le carte in mano che conserva i suoi occhi grandi, malinconici, sia pur invecchiati, è impossibile ricordarlo come una “sagoma indistinta”, ma come uno dei volti più cinematografici della storia.

The General, raccontare la Guerra Civile Americana ridendo

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Marietta, Georgia, 1861. L’ingegnere Johnny Gray (Keaton) – come recita la prima didascalia di Come Vinsi La Guerra – ha due amori: la sua locomotiva, il The General che dà il titolo originale alla pellicola, e Annabelle (Marion Mack), la giovane figlia di un possidente terriero sudista. Con l’arrivo del suo General, però, arrivano anche le richieste di arruolamento per l’esercito dei Secessionisti: Johnny tenta di iscriversi, principalmente per far colpo sulla sua amata, ma verrà rifiutato in quanto risorsa fin troppo preziosa in tempo di guerra data la sua capacità di guidare le locomotive. A causa del suo mancato arruolamento, perderà anche ogni chance di sposare la ragazza, fin troppo patriottica per amare un uomo che non andrà al fronte.

Un anno dopo l’inizio della guerra, il protagonista di Come Vinsi La Guerra continua a guidare treni e a venire ignorato dalla bella Annabelle. Quando, però, un gruppo di Unionisti sequestrerà il The General per attuare un piano volto a distruggere i collegamenti ferroviari dell’esercito sudista, Johnny Gray si attiverà per inseguire i membri dell’esercito nordista e recuperare la sua preziosa locomotiva, sulla quale peraltro è stata catturata come prigioniera la sua amata Annabelle. Riuscirà il nostro eroe a recuperare, in un unico momento, i suoi due amori?

Come Vinsi La Guerra sceglie un approccio raramente tentato nel racconto di accadimenti storici realmente avvenuti, ovvero quello della commedia. La vicenda raccontata da Keaton e Bruckman, connessa come si è anticipato a un vero episodio della Guerra di Secessione, viene letto dai due registi attraverso la chiave della commedia, perfettamente integrata dagli autori all’interno della pellicola in costume, pur molto minimalista.

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

La dimensione comica di Come Vinsi La Guerra – che riguarda principalmente la figura di Keaton e la sua imperturbabilità davanti agli oggetti malfunzionanti che lo circondano – carica tuttavia l’intera pellicola di un livello di lettura farsesca riguardo la guerra: il conflitto, visto dalla posizione super partes di Johnny Gray, appare agli occhi dello spettatore uno scontro ridicolo tra individui sprovveduti, talmente accecati dalle proprie ideologie da essere facilemente raggirabili – come attesta l’incursione di Keaton nella sede dei Nordisti.

Pur scegliendo di ribaltare le parti coinvolte (nella vicenda realmente avvenuta, furono i Sudisti a tentare di rubare locomotive degli Unionisti), Keaton non risparmia nessuno nel suo ritratto buffonesco della Guerra Civile Americana: gli stessi Confederati, infatti, appaiono ritratti in Come Vinsi La Guerra come individui inadeguati alla guerra (forniranno a Johnny Gray, nel finale, soltanto armi rotte o inutilizzabili) e ciechi di fronte al valore della distruzione e della guerra – il protagonista, come si è già accennato, verrà ostracizzato in quanto ritenuto dalla sua fidanzata e dai suoi concittadini Sudisti come scarto non voluto dall’esercito.

Nel ritratto coraggiosamente ridicolo della Guerra di Secessione fornito da Come Vinsi La Guerra, però, a rimanere impresse sono principalmente le sequenze d’azione più che quelle comiche: gli inseguimenti tra locomotive – che ai nostri occhi ricordano la magnitudo offerta solo da Mad Max: Fury Road, altro capolavoro di tensione e di regia – sono costruiti da Keaton e Bruckman con la precisione di meccanismi ad orologeria, per restituire un’esperienza di suspence ingigantita solo dalla consapevolezza che non ci sono trucchi o effetti speciali, e che quegli stunt sono stati realmente compiuti da Keaton e dal suo cast.

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Costruiti con il rigore e la geometria che caratterizzano la messinscena keatoniana, Come Vinsi La Guerra a cent’anni di distanza dalla sua realizzazione riesce a colpire e ad appassionare per il suo ritmo ancor’oggi incalzante e per l’audacia delle sue sequenze d’azione, in cui il senso di pericolo incombe continuamente a causa della reale pericolosità delle stesse, percepita dallo spettatore oggi abituato a effetti visivi in ogni dove.

L’impresa di Come Vinsi La Guerra – fatta di treni in continuo movimento, vere locomotive deraglianti e reali ponti crollati; costruita dunque con un senso di spettacolarità che sfida la realtà e la sua pericolosità – ha segnato in maniera indelebile il modo in cui il cinema che gli è seguito si rapporta all’azione ripresa pienamente dal vivo: prima delle automobili di Mad Max, prima degli stunti impossibili di Tom Cruise nella saga di Mission: Impossible, c’erano i treni pericolosamente inarrestabili di Buster Keaton.

Buster Keaton, il comico cantore della modernità

L’altro evidente ingrediente della perfetta riuscita di Come Vinsi La Guerra è senza dubbio lo stesso Buster Keaton. Volto indimenticabile della storia del cinema, il comico americano rappresenta una delle più alte vette della comicità slapstick (o della comicità cinematografica tout court) proprio grazie al modo in cui usa il suo corpo al cinema. La sua carriera è costellata di sequenze incredibili in cui Keaton mette in pericolo se stesso pur di generare risate e intrattenimento: tra le sue gag ancor’oggi impresse nell’immaginario collettivo, come si può non citare la celebre facciata del palazzo che cade in Io… e il ciclone (1928), da cui Keaton esce indenne poiché attraversa l’unica finestra presente?

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Ma Buster Keaton è molto più di un giullare dal corpo apparentemente inscalfibile: egli è, infatti, uno dei maggiori cantori del rapporto tra uomo e macchina. Spesso opposto al caldo umanesimo del cinema di Charlie Chaplin, comico suo coevo, il pubblico odierno spesso respinge il cinema di Keaton in quanto rigoroso, freddo e assolutamente geometrico – elementi che caratterizzano anche Come Vinsi La Guerra e che gli spettatori riscontrano, peraltro, sul viso monoespressivo che l’attore esibisce nelle sue pellicole. Eppure, è proprio in questa dimensione di glacialità che risiede il cuore della sua riflessione sull’ibridazione e sull’incontro tra l’umano e il tecnologico.

L’umorismo dei film di Buster Keaton – e Come Vinsi La Guerra non è esente da questo procedimento – risiede interamente nel rapporto che egli instaura con gli oggetti a lui vicini: che siano cineprese o macchine da presa, che siano navi mercantili o, come nel caso del film in esame, l’attore lavora sull’incapacità di domare e controllare questi oggetti per suscitare ilarità. In mano di Keaton, i props paiono quasi animarsi e caricarsi di una propria volontà, la quale si manifesta nel loro sistematico disobbedire alla volontà dell’attore che li usa.

Per far capo ad esempi di Come Vinsi La Guerra, le spade usate da Keaton non rimangono attaccate alla loro guaina e, di conseguenza, non feriscono nessuno; i cannoni sparano debolmente i loro proiettili sulla testa di chi li ha attivati; i vagoni si sganciano dalle loro locomotive e non partono.

Più che un semplice espediente comico, questo complesso rapporto con le cose messo in scena da Keaton è la manifestazione del disagio dell’uomo in epoca moderna profondamente sentito dai suoi contemporanei: in una realtà che si fa sempre più tecnologica, con il progresso scientifico che si fa sempre più rampante e con sempre più arnesi nuovi e pronti all’uso, l’uomo percepisce una maggiore distanza dal mondo che lo circonda, il quale si fa sempre più complesso e inafferrabile. Nell’animismo tecnologico imperante che circonda l’uomo d’inizio Novecento, quest’ultimo si sente spaesato e impotente di fronte a macchine e strumenti in grado di svolgere le mansioni umane.

Come vinsi la guerra - The General (Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926)

Come conseguenza di questo straniamento, gli stessi esseri umani iniziano a sentirsi sempre più alieni a se stessi, proprio perché la tecnologia inizia ad apparire sempre più umana. Questo senso di alienazione – di cui Luigi Pirandello scrisse già nel 1916 nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, e che trova nel cinema espressione profonda nella celebre trilogia di Michelangelo Antonioni composta da L’avventura, La notte e L’eclisse – si manifesta nel cinema di Buster Keaton proprio sul suo volto: l’imperturbabilità e la stasi che caratterizzano l’espressione keatoninana richiamano la staticità degli automi – macchine dalle sembianze umane ma prive di anima -, un simbolo autoevidente dell’ibridazione tra l’umano e la macchina.

Il cinema di Buster Keaton è dunque un cinema in cui l’umano si trasforma in automa, e la macchina prende vita e ha volontà propria. Attraverso il mezzo della commedia, come Come Vinsi La Guerra dimostra, Keaton tenta di esorcizzare questo complesso rapporto che intratteniamo con la tecnologia, un tema che, nel 2026 fatto di intelligenze artificiali, di domotica e robotica sempre più avanzate, di una tecnologia talmente dilagante da invadere pienamente la nostra vita privata e professionale, risuona ancora pienamente nella coscienza degli spettatori.

Nell’iconica didascalia che di Come Vinsi La Guerra si ricorda – “There were two loves in his life. His engine, and Annabelle” -, risuona dunque non solo l’attitudine comica del suo autore, ma anche il complesso rapporto che l’uomo moderno intrattiene con le macchine. L’amore che Johnny Gray prova per un ammasso di pezzi di metallo avvitati tra loro è uguale a quello che lui sente per la donna amata.

Lontano dalle provocazioni integrate di David Cronemberg, l’apocalittico Buster Keaton, attraverso le gag e le risate, attraverso un cinema calcolato, preciso, rigoroso e glaciale, riflette sulle sempre più possibili ibridazioni tra l’uomo e la macchina, ibridazioni che lo spettatore contemporaneo sente ancora più proprie e vicine rispetto agli spettatori coevi del comico britannico. Cent’anni dopo, dunque, Come Vinsi La Guerra ci parla più che mai.


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Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

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