Dopo anni passati a produrre horror “alti” – qualunque cosa voglia dire – e film autoriali spesso e volentieri di nicchia, la casa di produzione e distribuzione americana A24 sembra stare attraversando un periodo di forte rinnovamento: The Wrap riportava ad ottobre 2023 che la compagnia aveva annunciato di voler intraprendere una strada più commerciale e di largo appeal rispetto a quella percorsa fino ad allora. The Legend of Ochi sembra essere il perfetto esempio di questa nuova politica aziendale.
The Legend of Ochi, bimbo sperduto nell’industria

In produzione già dal 2021 e rallentato dalla pandemia e dagli scioperi degli attori che paralizzarono Hollywood nei mesi successivi, The Legend of Ochi su carta appare come un progetto dalla duplice natura: personale e industriale al contempo. Personale perché per ammissione dello stesso regista Isaiah Saxon – al debutto cinematografico dopo una lunga e abbastanza ricca carriera nell’industria dei video musicali – buona parte del film è stata ispirata dal suo privato rapporto con la natura e le leggende del Bigfoot che popolavano la sua cittadina d’infanzia; industriale perché il film va ad incastrarsi alla perfezione nelle manovre della A24 per rinnovare il suo pubblico oltre la nicchia cinefila da cui era costituito.
The Legend of Ochi parla di Yuri, una ragazzina che vive in una remota isola del Mar Nero con il padre, ossessionato dalla caccia all’Ochi. Gli Ochi sono creature al limite del fantastico, scimmie-vampiro che comunicano con melodie musicali e iniettano veleno dalle zanne. Solo dopo la sua prima violenta battuta di caccia, Yuri salverà un piccolo esemplare di Ochi con l’obbiettivo di riportarlo nella sua tana e dimostrare che la convivenza è possibile, spinta da quell’antagonismo nei confronti dei genitori che anima ogni adolescente.
L’impostazione narrativa strizza chiaramente l’occhio ai family movies più classici, dal sempreverde E.T. (1982) fino a The Water Horse – La Leggenda degli abissi (2007), mettendo al centro il rapporto bambino-creatura fatata e l’ostacolo a questa amicizia rappresentato dal mondo dei grandi.
Nel caso di The Legend of Ochi le ossessioni degli adulti sono molte, forse troppe per un solo film: il mantenimento delle tradizioni contro la modernità (il padre di Yuri, un sempre grande Willem Dafoe, va a caccia in armatura e impedisce ai figli di entrare nei supermercati), religione contro accettazione (il film può benissimo essere letto come allegoria LGBTQ+ del percorso di un genitore per accogliere l’identità della figlia), militarizzazione contro riappacificazione, ambientalismo contro antropocentrismo. Il problema di The Legend of Ochi è che gioca con tanti elementi e ha poche idee su come reinventarli abbastanza da giustificarne l’inclusione: la storia di per sé è quanto di più tradizionale ci possa essere e purtroppo Saxon non ha aggiunto nulla di fresco al genere.
Certo, l’atmosfera è innegabilmente accattivante: il design delle creature e l’animatronica con cui sono state portate in vita sono veramente degni di pregio, ma non riescono a sostenere il peso dell’intero film; proprio secondo quella logica espansiva della nuova A24, l’obiettivo di The Legend of Ochi sembra essere quello di vendere un film “per bambini” ad un pubblico di giovani adulti, abituati alle più classiche atmosfere contemplative e dilatate della casa di produzione.
Il risultato è un prodotto che invece di parlare due lingue finisce col balbettare un po’ per il suo pubblico di più piccoli, un po’ per quello più adulto: riuscire a bilanciare forti scelte visive – il film si apre con una sequenza quasi orrorifica che terrorizzerebbe qualsiasi bambino – e una struttura narrativa tanto semplice risulta particolarmente difficile a The Legend of Ochi.
A24, Jack of all trades master of none

Da quell’annuncio del 2023, A24 ha in effetti intrapreso un’ampia operazione di soft-rebranding: l’idea era quella di applicare il loro famoso stile indie a film di più ampio respiro; complice il successo planetario di Everything Everywhere all at Once (2023), la casa di produzione ha messo in circolazione una serie di prodotti dei generi più disparati e dalle ampie aspettative commerciali: Death of a Unicorn (2025) – commedia nera -, Warfare (2025) – war-movie -, We Live in Time (2024) – romantico – sono solo alcuni dei più recenti tentativi di A24 di sfondare al botteghino.
A testimoniare sia la grande fiducia riposta nel progetto, sia il targeting per The Legend of Ochi, il vastissimo battage pubblicitario con cui il film è stato lanciato: tour di attori e regista anche in Italia, anteprime con gadget e poster in omaggio, proiezioni con truccabimbi in sala. Questo va purtroppo a rafforzare quanto già detto con la strana scelta di pubblico per il film: veramente non si capisce a chi voglia comunicare i propri abbozzati messaggi su ecologismo, libertà e ribellione adolescenziale.
Isaiah Saxon ha dichiarato di aver proposto il film ad A24 come: “E.T. incontra Il Petroliere” Chi scrive è certo che in quella presentazione allo studio sia quanto meno stato menzionato anche Baby Yoda, che nel 2021 era già diventato un “best seller” hollywoodiano e la cui vendibilità è ampiamente rintracciabile anche nel design degli Ochi.
Pare insomma che The Legend of Ochi sia composto da singole parti pregiate la cui somma non equivale al prezzo del biglietto: andrete al cinema sperando di stringere un Ochi fra le braccia, vi alzerete con l’ardente desiderio di averne uno da coccolare e quando A24 inevitabilmente annuncerà un moderno Furby con le sue sembianze da 300$ potrete solo riflettere su quanto del film sia effettivamente nato per il film in sé e quanto sia stato ingegnato per diventare gadget dall’alta circolazione commerciale.
Speriamo che A24 esca presto da questa sua fase adolescenziale di incertezza: certo, va specificato che la qualità non si è universalmente abbassata, solo negli ultimi due anni la casa ha prodotto The Zone of Interest (2023) e si accinge a distribuire il nuovo film di Ari Aster Eddington, che tutto sembra essere meno che commerciale; eppure è evidente che la firma A24 si sia trasformata in brand. Speriamo che in futuro questa cosa non incida eccessivamente sulle loro produzioni.
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