Ficarra e Picone tornano sullo schermo con Sicilia Express, miniserie in 5 episodi a tema natalizio. La trama segue i due, impiegati in un ospedale a Milano, mentre devono fare i conti con la difficile tratta per scendere a casa in Sicilia. Ma il desiderio di una bambina di vedere la famiglia riunita a Natale farà sì che il duo trovi un magico portale che collega il loro piccolo paesino natale proprio a Milano. Non c’è più bisogno di costosi voli dalla durata infinita, Ficarra e Picone hanno il loro privato “Sicilia Express“.
Ficarra e Picone, la semplicità del reinventarsi
Abbiamo passato più di un Natale con il duo comico: prima con Il primo Natale nel 2019 e poi con Santocielo nel 2023. Adesso, con la miniserie Netflix a tema natalizio, i due sembrano essersi accodati ad altri comici che fanno film in tempo di festa, come Checco Zalone o Leonardo Pieraccioni. Ma è interessante vedere come il loro percorso si differenzi nel tempo da quello di altri: il duo ha iniziato, come molti, in televisione, sulla Rai, con programmi come L’ottavo nano, in compagnia di comici come Corrado Guzzanti, Caterina Guzzanti, Lillo e Greg, per poi passare a Italia 1 con il programma Zelig, condotto da Claudio Bisio e Simona Ventura.
Già nel 2001 fanno la loro (piccola) apparizione sullo schermo in Chiedimi se sono felice, gran successo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Il loro effettivo esordio sarà poi Nati stanchi nel 2002, mentre il buon successo arriva invece con Il 7 e l’8, sia a livello di critica che di botteghino, e poi con La matassa, nel 2009. Quando passano dietro il bancone creativo, essendo non solo attori ma anche registi e sceneggiatori, il loro successo è più volte confermato: Andiamo a quel paese e L’ora legale sono successi da ogni punto di vista, con quest’ultimo vincitore anche di due Nastri d’argento.

La collaborazione di Ficarra e Picone con Netflix inizia già nel 2021 con la serie Incastrati, sempre con il duo alla regia e alla sceneggiatura. Interessante è però la direzione che prendono parallelamente recitando in due film di Roberto Andò al fianco di Toni Servillo, La stranezza e L’abbaglio. Sebbene i due avessero recitato in passato in film dal tono più serio, è la prima volta in cui diventano veri co-protagonisti di opere che puntano a un umorismo sottile, che tra l’altro raccontano svolte poco note della storia d’Italia. Sicilia Express è quindi solo l’ultima tappa di un duo comico che ha saputo adattarsi ai cambiamenti della fruizione da parte dello spettatore, senza restare fossilizzato sempre nella stessa facciata.
La trama di Sicilia Express
La miniserie Sicilia Express segue Salvo (Salvatore Ficarra) e Valentino (Valentino Picone) nel ruolo di due impiegati di origine siciliana in un ospedale di Milano che cercano di far convivere la sfera lavorativa con quella familiare. I due sono infatti rispettivamente sposati con Claudia (Katia Follesa) e Maria Teresa (Barbara Tabita), gruppo familiare a cui si aggiunge la figlia di Valentino. Tra un aereo in ritardo e un capo fissato con la puntualità, per i due la vita non è così facile, ma, grazie al desiderio di Natale della piccola Aurora, i due scopriranno un portale magico che connette Catania a Milano… in un cassonetto della spazzatura.

Da qui derivano mille situazioni comiche di Sicilia Express: dall’iniziale segretezza che i due cercano di mantenere fino al momento in cui il portale diventa un sistema condiviso da tutti i cittadini catanesi, tanto che entra in gioco il Presidente della Repubblica (Max Tortora). Sicilia Express è una serie comica che si può guardare a cuore leggero, ma che al tempo stesso porta in sé tante critiche, presentate attraverso la satira, alla nostra società. In primis, l’elemento del cassonetto: non a caso il portale che conduce dalla Sicilia al centro di Milano è simbolo di un grande problema che aleggia nel Meridione, cioè quello dello smaltimento dei rifiuti.
Continuando, le figure di autorità e di pubblica sicurezza, rappresentate dal severo capo del reparto, dal poliziotto sulle tracce dei due per il furto del cassonetto, fino al Presidente della Repubblica, vengono ora ridicolizzate, ora mostrate come manifestazione di una mancata responsabilità che caratterizza il nostro Paese. Il capo dell’ospedale, in particolare, incarna il meridionale che non riesce a fare pace con le proprie origini e che deride chi è esattamente come lui: un problema attuale, soprattutto di fronte a una destra che rema attivamente contro il miglioramento del Meridione, ma che ciò nonostante trionfa ai seggi del Sud.

Inoltre, una ripetizione che ricorre spesso è quella della parola “ex“, usata per fare semplici battute sugli ex in senso amoroso, ma che in realtà parlano di qualcosa di più vasto. L’Italia come “ex” Unione Europea, argomento spesso utilizzato dalle destre e tenuto in stallo ad infinitum. O ancora, la Sicilia intesa come “ex” Italia: a causa della sua difficile posizione geografica, la regione sicula è spesso considerata “un’appendice” della nazione, proprio dai partiti di destra che, ironicamente, ricevono un alto numero di voti proprio dalla regione in questione.
Dove la satira diventa troppo evidente in Sicilia Express
Infine, lo stesso Sicilia Express è una metafora per un altro argomento sempre rivangato e adesso riportato a galla, a un certo punto esplicitamente menzionato nella serie: il ponte sullo Stretto. Il “Sicilia Express” prodotto dal desiderio di Aurora è frutto di un desiderio sincero da parte dei meridionali che vanno al Nord per cercare lavoro e che non hanno modo di tornare a casa se non con tariffe sovrapprezzate, con voli (o treni, per i più coraggiosi) che hanno guasti, fanno ritardo, ecc. Il magico cassonetto è quindi visto come una minaccia dal governo (e dalle compagnie aeree) semplicemente perché facilita la vita di una parte d’Italia sottosviluppata dal punto di vista dei trasporti ed economico.

Da questo discorso diventa subito chiara l’associazione al ponte sullo Stretto, un progetto che non favorisce la vita di nessuno. Si tratta di un’opera inutile e costosissima, che non porterebbe alcun beneficio alle regioni del Sud. Ficarra e Picone mostrano infatti come il portale magico, il Sicilia Express, sia di utilità ai cittadini, ed è per questo ostacolato dallo Stato, mentre un progetto irrealizzabile, un bluff amministrativo che servirebbe solo a rallentare tutti gli altri progetti infrastrutturali italiani, sia benvoluto da chi ci governa.
La scelta di parlare di questo problema che attanaglia l’Italia da tempo è sicuramente coraggiosa, ma è anche uno degli elementi della serie che non funziona. Specialmente nell’ultimo episodio, un tipo di satira sociale che era stata elaborata finemente (ovviamente per gli standard di Ficarra e Picone) esplode di colpo. I primi episodi filano lisci perché, attraverso la metafora del cassonetto, lo spettatore scopre insieme al duo i tanti problemi dell’Italia menzionati precedentemente. Con il finale, purtroppo, si perde questa sagacità di scrittura.

Soprattutto il personaggio del Presidente della Repubblica, che fino a quel momento era stato tenuto in un’altra dimensione, separato dallo schermo da cui faceva i suoi discorsi, cessa di essere parodia e diventa macchietta di sé stesso. Con l’inserimento poi dei vari ministri, Sicilia Express prende una piega di eccessiva assurdità, che le fa perdere contatto con la realtà degli eventi di cui parla. A ciò si aggiunge la bizzarra scelta di Jerry Calà nei panni del Ministro degli Interni, che interpreta un personaggio a metà tra un politico qualsiasi e il suo personaggio in uno dei primi cinepanettoni.
Sicilia Express, uno spazio di riflessione sul cinema politico in Italia
Sicilia Express è un ottimo punto di partenza per riflettere su cosa sia diventata la satira politica in Italia. Guardando questa serie nasce una sorta di “Dove abbiamo sbagliato?” nella mente dello spettatore. La colpa non è unicamente di Ficarra e Picone, i cui sketch dei primi anni 2000, tuttavia, risultano comunque più freschi e attuali della serie. La discussione è molto più vasta, basti pensare alla recente (ancora in discussione) acquisizione di Warner da parte di Netflix. Sicilia Express, nonostante la firma stilistica del duo, soffre della stessa uniformità di tanti altri prodotti Netflix: fotografia e regia standard, con una scrittura che mostra del potenziale inizialmente, ma che presto diventa pigra e ripetitiva.

La sequenza che ha fatto nascere questa personale riflessione è proprio nell’ultimo episodio, e metto un’ALLERTA SPOILER per chiunque non abbia ancora visto la serie Sicilia Express. A un certo punto, il poliziotto che aveva indagato sul furto dei cassonetti (Giorgio Tirabassi) arriva davanti al Presidente della Repubblica, e svela i suoi segreti: “Vede, io in questi anni ho scoperto verità scomode. Io ho le prove definitive che dietro al sequestro di Aldo Moro, dietro alle stragi di mafia, dietro la lunga latitanza di Matteo Messina Denaro – e non solo la sua – e dietro altre decine di misteri d’Italia c’è sempre lo zampino dello Stato“.
Non vi è ironia, non è una battuta con una punchline, si tratta del sottotesto della serie che viene esplicitato del tutto, anzi, urlato a pieni polmoni. Si è già parlato della mancanza del cinema politico odierno, con un film eat the rich dopo l’altro, che suscita enfasi nel pubblico ma non sviluppa alcun discorso politico approfondito. Ciò è ancora più vero in Italia, dove abbiamo avuto una grande classe di cineasti (Scola, Petri, Bellocchio) e adesso c’è semplicemente un vuoto nella narrazione politica e critica del Paese.

Dietro ogni parola detta da Tirabassi c’è senza dubbio verità, ciò che manca è una migliore scrittura e messa in scena. Abbiamo avuto i maestri che ci hanno insegnato come fare cinema politico, in modo aspro e determinato, ma anche sottile, che non riveli tutto allo spettatore e lasciandogli il piacere della scoperta. Il caso Moro? Todo Modo, Cadaveri eccellenti, Il caso Moro. La trattativa Stato–Mafia? La trattativa e La mafia non è più quella di una volta. Persino sul recente caso di Matteo Messina Denaro abbiamo un film come Iddu, che non è certo all’altezza dei titoli precedenti, ma rappresenta comunque uno sforzo nel ricercare una forma più elaborata.
Sicuramente Sicilia Express non si trova sullo stesso piano culturale dei film nominati, ma ciò non toglie che Ficarra e Picone si siano adattati ai tempi: ciò è un bene per il pubblico di massa che li segue, ma la direzione che hanno preso è troppo comoda. Non sono più graffianti e spigliati come ai tempi de L’ottavo nano: si sono adattati alla narrativa omogenea odierna, in cui lo spettatore deve essere tenuto tranquillo. Va bene parlare di questioni spinose, ma solo nel limite entro cui il cittadino medio ci rida sopra e non si scandalizzi troppo. Questo è uno dei tanti motivi per cui Sicilia Express rimarrà una serie della semplice risata e basta, destinata a essere presto dimenticata.

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