La Mummia: Boris Karloff

Brividi d’autore, La Mummia (1932) e la maledizione dell’amore

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Ottobre: le giornate si accorciano, il sole cala e spuntano le zucche. Si sa, è il mese dell’orrore per antonomasia: in occasione, anche, dell’uscita del Dracula di Luc Besson e del Frankenstein di Guillermo Del Toro, vi accompagniamo verso Halloween riscoprendo i capostipiti del genere, i mostri classici della Universal.

Iniziamo la nostra rassegna non in ordine cronologico, ma da una pellicola che tende a restare in disparte rispetto ai suoi coevi, offuscata anche dal successo del proprio remake. Parlando de La Mummia, infatti, probabilmente il primo pensiero va a Brendan Fraser piuttosto che a Boris Karloff: dal 1999, allora, facciamo un balzo indietro di quasi settant’anni, al 1932.

La Mummia di Karl Freund

La Mummia arriva appena un anno dopo il grande successo del Dracula di Tod Browning e del Frankenstein di James Whale, all’alba di quel decennio in cui queste figure si sarebbero cristallizzate nell’immaginario cinematografico popolare, insieme, ad esempio, all’Uomo Invisibile (1933), L’Uomo Lupo (1941) e successivamente Il Mostro della Laguna Nera (1954).

La Mummia di Karl Freund nasce sull’onda dell’entusiasmo per l’Egitto derivato dalla scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922: la Universal, dopo i due grandi colpi sopracitati, aveva ormai consolidato la formula del successo per un pubblico affamato di storie lontane e fantastiche, e ripropone quindi il team produttivo, continuando al contempo a pescare dal cinema espressionista europeo.

La Mummia di Karl Freund del 1932, qui un dettaglio del volto di Boris Karloff, che nel film interpreta proprio la mummia.

Ecco perciò che da Dracula e Frankenstein tornano Karl Freund alla regia (che era stato direttore della fotografia del primo, come per Metropolis), lo sceneggiatore John L. Balderston, il truccatore Jack Pierce – che lavorerà anche a L’Uomo Invisibile, La Moglie di Frankenstein, L’Uomo Lupo – e, dulcis in fundo, Boris Karloff, attore britannico già volto della Creatura nata dalla penna di Mary Shelley. Dai suoi predecessori, però, La Mummia si distingue per essere una storia originale, non tratta da un romanzo.

Boris Karloff, il volto del Mostro

Boris Karloff interpreta Imhotep, sacerdote dell’antico Egitto sepolto vivo per il suo rapporto proibito con la sacerdotessa Anck-es-en-Amon. Risvegliatosi millenni dopo, maledetto, a causa degli scavi di alcuni archeologi britannici, incontra Helen (Zita Johann), fidanzata di uno di loro, che scopre essere la reincarnazione della sua amata. L’Imhotep, nei panni mostruosi della Mummia vera e propria, appare solo all’inizio e alla fine del film: per gran parte della durata, infatti, egli si mimetizza ai giorni nostri sotto le sembianze dell’egiziano Ardath Bey.

Ciò non lo rende meno spaventoso: l’attore britannico domina ogni inquadratura grazie alla sua dominante presenza scenica, fatta di lunghi silenzi, voce calma e solenne, passi lenti, rigidi, misurati e degli inconfondibili primissimi piani sul suo sguardo funereo. A ciò si aggiunge il lavoro della troupe per renderlo ancora più imponente fisicamente del suo metro e ottanta: inquadrature dal basso, collocato spesso in primo piano e su rialzi. Il magnifico make-up di Jack Pierce fece il resto, dando vita ad una creatura tra le più famose del cinema.

Boris Karloff interpreta la mummia, Imhotep, nell'omonimo film di Karl Freund, del 1932. In questo frame

La Mummia non è però un mostro senza meta. Imhotep eredita l’umanità della Creatura di Frankenstein, da un lato, e l’amore maledetto di Dracula, dall’altro. La Mummia assume un’aura da mostro tragico molto moderna, una creatura dannata che si muove spinta da quello stesso amore immortale che lo rese ciò che è. Imhotep non commette omicidi diretti nel film: alcuni personaggi hanno malori o impazziscono alla sua vista, è in grado di ipnotizzare i suoi servi, ma l’unica che sta per uccidere è proprio Helen/Anck, al solo scopo di praticare il rito per donarle la vita eterna al suo fianco.

Il rapporto tra Helen/Anck e Imhotep è struggente e malinconico, riflesso negli occhi velati e nel volto scavato di Karloff. Helen percepisce di essere magneticamente attratta da questo misterioso egiziano, nonostante l’amore presente che la lega al suo fidanzato. Un sentimento ancestrale che si risveglia nella sua anima: è impossibile non pensare, a posteriori, a quanto questo aspetto sarebbe poi diventato centrale ad esempio nel Dracula di Francis Ford Coppola, esattamente sessant’anni più tardi.

Boris Karloff interpreta Imhotep, sacerdote dell'antico Egitto sepolto vivo per il suo rapporto proibito con la sacerdotessa Anck-es-en-Amon. Risvegliatosi millenni dopo, maledetto, a causa degli scavi di alcuni archeologi britannici, incontra Helen (Zita Johann), fidanzata di uno di loro, che scopre essere la reincarnazione della sua amata.

Il lungo lascito de La Mummia di Karl Freund

Boris Karloff si affermò così tra i volti per antonomasia dell’horror statunitense, insieme a giganti come Bela Lugosi, Vincent Price e Christopher Lee. Curiosamente, in termini moderni, il suo peregrinare tra creature mostruose sta venendo replicato oggi da Bill Skarsgard, che ad appena 35 anni può già vantare Pennywise, Nosferatu e Il Corvo (poco da vantare con quest’ultimo, in realtà).

Con un orrore non di immediatezza dello spavento, ma grazie al lavoro di Karl Freund, fatto di atmosfera, inquietudine, di lunghe ombre e antico terrore, La Mummia si è affermato così tra i pilastri fondanti del genere horror contemporaneo. Imhotep si fa simbolo di quell’Egitto che si ribella agli occidentali profanatori di tombe, combattendo la moderna razionalità della scienza con il mistero ed il misticismo che l’uomo moderno non può comprendere.

La Mummia, i personaggi del film guardano il sarcofago con dentro una persona mummificata.

La Mummia generò una scia lunga quasi un secolo. Dai reboot degli anni Quaranta – senza però Karloff – incentrati sulla mummia Kharis, come The Mummy’s Hand e The Mummy’s Tomb, inediti nei cinema italiani, si passò alla versione della Hammer Film Productions nel 1959 con Christopher Lee e Peter Cushing, e ai suoi seguiti. Nel 1999 arriva infine il primo remake diretto ufficiale, nonché il più pop e riferimento per il pubblico moderno: La Mummia di Stephen Sommers con Brendan Fraser e Rachel Weisz, che ebbe un successo clamoroso per il suo mix di avventura, ironia ed azione con venature dark.

Poi sì, ci sarebbe anche il tentativo di remake del 2017 con Tom Cruise, che avrebbe dovuto essere la spinta al cosiddetto Dark Universe, però…


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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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