Frame tratto da I fratelli Skladanowsky

I Fratelli Skladanowsky, il Wim Wenders Ritrovato

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7 minuti di lettura

I Fratelli Skladanowsky, lungometraggio del 1995 diretto da Wim Wenders, è fra i titoli che hanno inaugurato il festival de Il Cinema Ritrovato durante il primo giorno di proiezioni. E per poterlo apprezzare appieno, non ci sarebbero potute essere condizioni diverse da quelle offerte da Il Cinema Ritrovato.

Infatti quest’anno come ogni anno, giugno ha portato con sé l’inizio di una nuova edizione de Il Cinema Ritrovato, festival nel quale la Cineteca di Bologna mette a disposizione del pubblico una lunga settimana di proiezioni, fra capolavori restaurati, indimenticabili proiezioni sullo schermo in Piazza Maggiore e film ripescati dagli archivi più dimenticati e reconditi di tutto il mondo.

Per iniziare a raccontare ciò che nei prossimi giorni vi sarà proposto qui su NPC Magazine de Il Cinema Ritrovato, era appropriato selezionare un film appartenente proprio a quest’ultima categoria, I Fratelli Skladanowsky: a voler essere precisi, non si tratta veramente di cosa riemersa da archivi polverosi, ma piuttosto di un’opera che definire secondaria sarebbe un eufemismo.

I Fratelli Skladanowsky visto al Modernissimo

Immagine de I Fratelli Skladanowsky

Il Cinema Modernissimo è la materializzazione fisica di un mondo altro. Topos letterario è quello dei buchi in terra, delle caverne e del sottosuolo come passaggi magici attraverso i quali accedere ad una realtà parallela alla nostra; è quindi poetico che il Cinema Modernissimo sia situato sotto Piazza Maggiore, raggiungibile soltanto tramite rampe di scale che a poco a poco rivelano l’immenso, insospettabilmente mastodontico cinema in stile liberty sul quale cova il centro di Bologna. Restaurato dopo decenni di inutilizzo e riaperto giusto un anno fa, entrarvi toglie il fiato ogni volta.

Ma dentro al Modernissimo, questa volta, non c’erano solo il pubblico e lo schermo con la loro intimità condivisa: in prima fila sedevano anche Wim Wenders e Laurent Petitgand, compositore della colonna sonora de I Fratelli Skladanowsky. Il primo si diletta raccontando aneddoti sul film e la sua lunga e travagliata produzione -ben cinque anni di collaborazione fra il regista ed un gruppo di studenti della HFF Munich – interagendo col pubblico con la semplicità di cui solo i veri geni sono capaci, mentre il secondo si prepara a suonare dal vivo le musiche del film.

L’esperienza di assistere ad una proiezione con in sala il regista e la complessa, malinconica musica eseguita live non poteva essere non citata in questa sede; ciò che però rende I Fratelli Skladanowsky il film perfetto per inaugurare la nostra settimana di Cinema Ritrovato è la storia che racconta.

Un’ode al cinema tra realtà e finzione

Immagine tratta da I Fratelli Skladanowsky

I fratelli Skladanowsky altri non furono che gli inventori del cinema tedesco, battuti sul tempo e sulla qualità dai più celebri Lumiere: Wenders mescola la finzione e il documentario per raccontare la loro storia in tre corti, poi riuniti come lungometraggio.

La prima parte è dedicata alla finzione: girata con un’autentica macchina da presa degli anni venti, ricrea in tutto e per tutto lo stile di quegli anni. La questione non è solo tecnica: Wenders è stato capace come pochi altri di individuare alla perfezione i tempismi, le modalità recitative, i posizionamenti di camera propri degli albori del cinema muto. Con mille rimandi all’opera di Melies, di Keaton e di Chaplin, Wenders trasporta lo spettatore in un’epoca lontana e lo inebria della stessa magia primordiale di cui sono tutt’ora intrisi i film delle origini.

La seconda parte è invece dedicata alla realtà: il regista e la troupe intervistano la figlia di uno dei tre fratelli, ormai anzianissima. Affidandosi alle sue parole e al linguaggio del documentario classico, fatto di documenti fisici, di fotografie, di narrazione orale ed inquadrature semplici asservite ad essa, il film torna al presente degli anni 90′, quando fu girato. La fotografia nitida, le immagini di una Berlino ancora sfregiata da cantieri e divisioni architettoniche intervallano il racconto della donna.

Con la terza parte, avviene il miracolo: i due mondi collassano l’uno sull’altro. La finzione inonda il reale ed il reale corregge la finzione. I fratelli Skladanowsky saltano fuori dal film di Wenders e si trovano a girare per la moderna Berlino, ripresa a colori e nitidamente, in contrasto a loro, ancora in bianco e nero. I padri del cinema tedesco non osservano la città, ma le immagini di essa: rimangono ammaliati non dal futuro, ma nel vedere il loro infante cinema catturare la realtà così fedelmente ed estrapolarne l’intrinseca natura fotogenica.

Tutto è bello attraverso l’obiettivo di una macchina da presa, e quindi Wenders commuove riprendendo parcheggi e metalliche foreste di gru a riposo, immagini impensabili per i fratelli Skladanowsky, e che noi oggi giorno diamo sempre troppo per scontate. Ed è quindi con un’ode al cinema vista in uno dei contesti cinematografici più belli al mondo che si apre questa rassegna di articoli che ci accompagnerà fino al trenta luglio.

I Fratelli Skladanowsky incarna entrambe le cose che maggiormente contraddistinguono il Cinema Ritrovato: un profondo amore per i film e la possibilità di vederli in condizioni uniche ed irripetibili.

Il resto degli articoli di NPC dedicati al Festival del Cinema Ritrovato 2024:


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Appassionato e studioso di cinema fin dalla tenera età, combatto ogni giorno cercando di fare divulgazione cinematografica scrivendo, postando e parlando di film ad ogni occasione. Andare al cinema è un'esperienza religiosa: non solo perché credere che suoni e colori in rapida successione possano cambiare il mondo è un atto di pura fede, ma anche perché di fronte ai film siamo tutti uguali. Nel buio di una stanza di proiezione siamo solo silhouette che ridono e piangono all'unisono. E credo che questo sia bellissimo.

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