Presentato fuori concorso all’82° Mostra del Cinema di Venezia, il 17 settembre 2025 è arrivato nelle sale La Valle dei Sorrisi, opera terza del classe 1993 Paolo Strippoli (A Classic Horror Story). Protagonisti Michele Riondino e il giovanissimo Giulio Feltri in una racconto folk-horror ambientato nell’Italia più rurale e di montagna, che ci dimostra come, dopo i fasti degli anni Ottanta, il genere dell’orrore nostrano non sia sepolto ma vivo e pulsante: proprio come il Male che si annida, dietro un sorriso, anche nei luoghi più impensabili ed immacolati.
La Valle dei Sorrisi, i segreti di Remis Peaks

Sergio (Michele Riondino), insegnante di educazione fisica con un grave lutto alle spalle, viene trasferito dal Sud Italia a Remis, sperduto paesino nelle Alpi friulane i cui abitanti vivono in una serenità innaturale. Sergio scoprirà presto che tutto ciò è legato ad un misterioso rituale che coinvolge Matteo (Giulio Feltri), suo studente adolescente al quale si affeziona, e che un orrore ben più oscuro si cela dietro gli apparenti sorrisi di Remis.
Girato nei paesaggi da cartolina dell’alto Friuli Venezia Giulia, La Valle dei Sorrisi riporta sulla cartina italiana un genere, l’horror, che nel nostro Paese ha visto un’impennata nel secolo scorso con gli eterni Dario Argento e Mario Bava, ma la cui produzione è andata progressivamente sfiorendo, ad esclusione del filone horror di provincia di Pupi Avati. È proprio ai lavori del regista bolognese che Paolo Strippoli si rifà maggiormente – nonostante alcuni echi di Ari Aster e del The Witch di Robert Eggers – trasportandoci nell’Italia più silenziosa e remota, nel classico paesino dove non succede mai niente di lynchana memoria – con tanto di citazione a Twin Peaks nel cartello della scena iniziale.
Laughter is the best medicine, dicono

La componente più puramente horror de La Valle dei Sorrisi, però, non è che la punta dell’iceberg (o della montagna, in questo caso). È infatti il mezzo con cui la sceneggiatura ispirata di Paolo Strippoli racconta delle dipendenze, del benessere immediato che rilasciano e del terribile prezzo che portano con sé. Dipendenze che non sono altro che un modo per soffocare il dolore e metterlo temporaneamente a tacere. L’elaborazione del lutto (mancata) è un tema centrale de La Valle dei Sorrisi: coinvolge lo spezzato Sergio (alcolista e di certo non un professore stile Attimo Fuggente), fino all’intera cittadina di Remis, segnata a vita da un tremendo trauma nel 2009.
La Valle dei Sorrisi tratta con tatto anche l’emarginazione tra gli adolescenti, vista da adulti distratti che non la riescono a comprendere e sofferta sulla pelle di Matteo, un ragazzo sensibile e oppresso da una responsabilità troppo grande impostagli dal padre Mauro (Paolo Pierobon, M – Il figlio del secolo) proprio mentre inizia a scoprire la propria sessualità.
Giulio Feltri, con la sua interpretazione perfettamente in bilico tra timidezza e repressione, è la rivelazione di un cast più che efficace in ogni ruolo e grande punto di forza del film, e che vede anche la bravissima Romana Maggiora Vergano (C’è ancora domani) nei panni di Michela, ragazza di Remis che entra presto nella vita di Sergio.
La Valle dei Sorrisi, volevo solo scomparire in un abbraccio

Paolo Strippoli dirige brillantemente le sequenze più horror, senza affidarsi quasi mai a facili jumpscare e lavorando molto di più sull’inquietudine dell’uncanny valley e del pericolo rappresentato dal fanatismo dei culti, religiosi o pagani che siano. È proprio infatti nella più radicata tradizione religiosa popolare che Strippoli scava, sfruttando però la più inusuale delle armi: gli abbracci, che diventano un pericoloso punto di contatto in antitesi ad una società invece sempre più impersonale e distaccata.
L’atmosfera immacolata e immobile di Remis, ma allo stesso tempo estremamente opprimente, contribuisce all’evocativo terrore folk de La Valle dei Sorrisi, richiamando evidenti echi dello Stephen King più puro, soprattutto nelle similitudini tra Matteo e Carrie White.
La Valle dei Sorrisi, un horror italiano fatto bene
Del cinema italiano si lamenta spesso la ripetitività delle produzioni e la mancanza di nuove idee. Ebbene, La Valle dei Sorrisi è solo l’ultimo di una serie di pellicole coraggiose che cercano di rompere questo stereotipo da ormai un decennio, da quel Lo Chiamavano Jeeg Robot che fece tanto scalpore nel 2015 e che ha aperto la strada a una nuova ondata di titoli anche in generi meno battuti nel nostro Paese.
Da allora possiamo citare nomi come Smetto Quando Voglio, Veloce come Il Vento, Il Primo Re, Freaks Out, La Città Proibita, lo stesso A Classic Horror Story, che hanno cercato – con alterna qualità, certo – di spezzare la tradizione e portare nuove idee e nuovi spunti nelle nostre sale rispetto ai generi più classici. Lo stesso vale per il piccolo schermo, dove possiamo ricordare, solo nell’ultimo anno, la sovracitata M – Il Figlio del Secolo, Hanno ucciso l’uomo ragno e Il Baracchino.
Le produzioni nuove e di qualità, in Italia, ci sono: sta a noi spettatori sostenerle e guardarle in modo che continuino a fiorire.
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